toggle menu
QS Edizioni - lunedì 28 settembre 2020

Lavoro e Professioni

“Per la medicina generale è il momento dell’adesso o mai più. E ai colleghi dico: basta visioni vintage, dobbiamo evolverci altrimenti chi vuole distruggerci avrà vita facile”. Parla il leader Fimmg, Silvestro Scotti

immagine 11 settembre - Il segretario del sindacato dei medici di famiglia risponde alle critiche: “Siamo oggettivamente un obiettivo facile da colpire in modo da mettere sotto il tappeto le altre cose che non funzionano”. E rilancia: “Ora un atto d’indirizzo che disciplini il nostro ruolo in situazione di emergenza”. Scettico sulle Case di comunità: “Non possono essere l’unico modello”. Bocciato l’infermiere di famiglia: “Senza legame fiduciario non possono dirsi tali”.
“Il Covid ha messo sotto stress tutto il Ssn e noi siamo oggettivamente un obiettivo facile da colpire in modo da mettere sotto il tappeto le altre cose che non funzionano”. Non ci sta il segretario della Fimmg, Silvestro Scotti che in quest’intervista risponde alle critiche e denuncia come la categoria si sia trovata “troppe volte in questi mesi ad affrontare la tempesta in completa solitudine”.
 
Ma Scotti va oltre e lancia anche un messaggio ai suoi colleghi: “Nella categoria c’è chi ha ancora una visione ‘vintage’ del nostro ruolo e pensa a galleggiare ma io non ci sto. Per la medicina generale, anche in vista delle risorse europee in arrivo, è chiaramente il momento dell’adesso o mai più”. E per questo magari sarebbe utile ringiovanirla anche con prepensionamenti.
 
Dottor Scotti nell’ultimo consiglio nazionale avete denunciato che la medicina generale è sotto attacco, tra test sierologici, dipendenza, infermiere di famiglia, vaccini in farmacia pensate che vogliano cancellarvi?
Certamente il Covid ha messo sotto stress tutto il Ssn e noi siamo oggettivamente un obiettivo facile da colpire in modo da mettere sotto il tappeto le altre cose che non funzionano. Oggi per esempio si discute dei test sierologici non fatti ma non del fatto che le visite specialistiche non sono ripartite. Nessuno pone luce sul fatto che a livello normativo-contrattuale non ci sia un modello per rimodulare le nostre attività in situazioni di emergenza. Insomma, ci siamo trovati troppe volte in questi mesi ad affrontare la tempesta in completa solitudine. Si ricorda per esempio per quanto tempo ci hanno lasciato senza dispositivi di protezione? E si ricorda che se non fosse stato per Fimmg che ha spiegato che in piena emergenza non si poteva chiamare 118 avremo ancora migliaia di persone in ospedale?
 
 
Insomma, mi sta dicendo che è facile puntare il dito contro di voi?
Dico semplicemente che non esiste nel nostro contratto una parte che rimodula la nostra azione durante le emergenze e questo ci ha esposto e ci espone.
 
 
E cosa pensate di fare?
Noi proponiamo un atto d’indirizzo che disciplini il nostro ruolo in situazione di emergenza e che esso sia calato nella convenzione che dobbiamo chiudere. Le faccio un esempio: ci hanno criticato per i pochi test sierologici ma nessuno dice che non ci hanno fornito i Dpi in modo adeguato. E per questo non mi sorprende che alcuni di noi non abbiano voluto effettuarli. Ebbene, ora mettiamo nero su bianco tutto: tutele, fondi, sanzioni per chi non fornisce in tempo gli strumenti per mettere in piedi i servizi. Ripeto, il medico di famiglia deve avere gli strumenti per potersi evolvere. Se devo vaccinare in sicurezza devo avere più personale e più dispositivi. E se lo stato non è in grado di fornirceli ci diano le risorse che lo facciamo da soli. Ma tutto dev’essere messo nella convenzione.
 
Senta, con l’ultima legge di Bilancio sembrava che con l’investimento deciso dal Governo per la diagnostica nei vostri studi si andasse verso il modello da voi caldeggiato di una medicina generale convenzionata 2.0. Ma mi pare che tra voi è il governo con il Covid si sia rotto qualcosa. E si è tornati a parlare di dipendenza per esempio. Che ne pensa?
Guardi con il Ministro Speranza il rapporto è ottimo e lui ha certamente intravisto la bontà delle nostre idee, e l’investimento in Legge di Bilancio sulla diagnostica ne è la riprova. Il punto però è che i modelli di pensiero che ruotano attorno al Ministro non sono cambiati. Cercavano di cancellarci allora e cercano di farlo anche oggi e mi perdoni in questa situazione emergenziale c’è anche qualcuno che se ne sta approfittando per metterci in cattiva luce. Per anni la Medicina generale ha passato il suo tempo a difendersi senza evolversi perché le proposte che arrivavano erano solo per distruggerla. Ma oggi siamo stufi e vogliamo andare oltre.
 
Ecco, a proposito di futuro, che ne pensa delle Case di comunità, una delle proposte cui sta lavorando il Ministero per avere accesso ai fondi europei?
Il Ministro ci ha detto che le bozze che sono circolate non sono il suo progetto. Si pensa a modelli più elastici anche perché il modello delle Case di comunità non può andar bene in tutto il Paese. Magari potrà funzionare nelle aree urbane ad alta densità di popolazione, ma nell’Italia dei paesi, delle aree interne, dei centri storici svuotati per esempio il modello che funziona è quello del microteam che proponiamo da anni.
 
Però gli infermieri di famiglia saranno dipendenti e non convenzionati come proponevate voi…
Su questo non cambio idea, richiamo di creare dei silos, per me il vero infermiere di famiglia esisterà solo quando sarà convenzionato, si assumerà il rischio d’impresa e soprattutto sarà scelto dal paziente. Con il modello dipendenza messo in atto il cittadino ha un ruolo subordinato.
 
Senta, ma non è che forse avete detto troppi no in questo periodo? Non si sente di fare un po’ di autocritica?
Mi perdoni, ma la domanda la fa alla persona sbagliata, ai test sierologici per esempio sono gli altri sindacati, lo Smi e lo Snami che hanno detto no. Non glielo nego, nella categoria c’è chi ha ancora una visione ‘vintage’ del nostro ruolo e pensa a galleggiare ma io non ci sto. Per la medicina generale, anche in vista delle risorse europee in arrivo, è chiaramente il momento dell’adesso o mai più. Dobbiamo aumentare le nostre competenze, non possiamo per esempio fermarci al solo sospetto diagnostico ma dobbiamo essere in grado anche di fornire prestazioni di secondo livello. E questo vale per covid ma non solo. Noi vogliamo alzare l’asticella. E magari, se lo Stato ha voglia, potremo anche pensare che chi è troppo vecchio possa essere prepensionato in modo da ringiovanire il sistema e poterci giocare la sfida con una nuova generazione di medici che, forse, ha meno paura di cavalcare il domani.
 
Luciano Fassari
11 settembre 2020
© QS Edizioni - Riproduzione riservata