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QS Edizioni - mercoledì 18 luglio 2018

Regioni e Asl - Lazio

Nursing Up: “No a turni singoli. Un infermiere che lavora solo, non lavora in sicurezza”

immagine 11 luglio - La presenza di due unità infermieristiche, oltre che quelle di supporto sono fondamentali per ridurre anche il numero delle infezioni ospedaliere. Ma sono diverse le strutture sanitarie dove gli infermieri sono tenuti a lavorare da soli. Nel Lazio è consuetudine trasformare gli ausiliari in Oss, che approviamo, ma si lascia sguarnito il ruolo precedentemente ricoperto dagli ausiliari.
“La presunta carenza di personale è sempre più frequente, una delle conseguenze sarebbe far lavorare, gli infermieri, soli, in turno.  Gli infermieri non possono essere sostituiti da altre figure professionali. Il chirurgo, ad esempio, al tavolo operatorio, deve essere affiancato da altro chirurgo, gli infermieri possono e debbono lavorare soli? Nursing Up dice “No” agli infermieri in turno soli, nell’interesse degli infermieri stessi e dei pazienti”.
 
È quanto ha dichiarato Laura Rita Santoro del Coordinamento Regione Nursing Up Lazio.
 
“Siamo stati formati, con il percorso regionale prima, e quello universitario poi, per lavorare a due unità infermieristiche. Nei casi più felici, gli infermieri vengono affiancati da figure di supporto, diversamente si trovano a lavorare completamente soli – ha detto –  le figure di supporto, nel contempo hanno numerosi incarichi. Nel Lazio vi è consuetudine trasformare gli ausiliari in Oss, a seconda del titolo conseguito, che approviamo, ma si lascia sguarnito il ruolo precedentemente ricoperto dagli ausiliari. Quindi benché Oss o Ota, il personale potrebbe dover fare l’ausiliario, ma anche l’aiuto infermiere. La coperta è corta”.
 
L’infermiere è un essere umano, può avere anche un problema di dissenteria, chi lo sostituisce, se dovesse stare poco bene durante l’orario di servizio? Non voglio pensare ad altre patologie ben più gravi, che potrebbero paventarsi considerato l’aumento dell’età media del personale. 
I cateteri vescicali, ad esempio, sono una delle azioni che debbono essere compiute in modo sterile; per garantire le azioni adeguate, si deve fare a due unità, una indossa i guanti sterili, l’altra figura porge il materiale in modo adeguato.
 
La presenza di due unità infermieristiche, oltre che quelle di supporto sono fondamentali per ridurre il numero delle infezioni ospedaliere, ha aggiunto, ma “sono diverse le strutture sanitarie dove gli infermieri sono tenuti a lavorare da soli. Quando si lavora da soli non solo aumentano le probabilità di commettere un errore, ma si rischia di non ricevere un aiuto tempestivo, in caso di infortunio o di fronte a un’emergenza. Esistono anche casi in cui, le aziende sostengono che l’infermiere non lavora in turno da solo, dal momento che nel reparto a fianco, unito sulla carta per questioni burocratiche, c’è un altro infermiere. Il Suva, Istituto svizzero per l’assicurazione e la prevenzione degli infortuni, valuta negativamente e come un alto rischio, l’assenza di un contatto visivo con un altro incaricato su un posto di lavoro”.
 
“Questa solitudine può a sua volta essere causare di stress psichico – continua – con possibile sensazione di isolamento, paura. Di fronte a eventi eccezionali le persone che lavorano da sole possono sentirsi sotto pressione a livello fisico, intellettuale o psichico (mancanza di assistenza, confusione mentale). La mancanza di aiuto, in caso d’infortunio o di situazione critica: in tutti i lavori che comportano pericoli per la salute e sicurezza “presuppone, tacitamente, la possibilità di ricevere soccorsi immediati, in caso di infortunio o di fronte a una situazione critica”, per chi lavora da solo “questo aiuto tempestivo non è garantito”. E in mancanza di un aiuto tempestivo, “le conseguenze di un infortunio o di una situazione critica possono peggiorare notevolmente.
Doveroso da parte di Nursing Up sensibilizzare l’opinione pubblica e la Politica”.
11 luglio 2018
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