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QS Edizioni - sabato 20 ottobre 2018

Lettere al Direttore

I rischi nascosti dietro la laurea “pseudo” abilitante

immagine 14 maggio - Gentile direttore,
in questi giorni l'argomento della laurea abilitante (o meglio “pseudo” abilitante) è argomento di dibattito fra gli studenti universitari. Devo confessarle che la novità è stata accolta con generalizzata, e a mio avviso giustificata, perplessità. Le nuove norme sull'abilitazione alla professione da medico chirurgo prevedono due novità fondamentali:a)possibilità di effettuare il tirocinio post laurea di tre mesi durante il 5 e 6 anno e b)nuova modalità dell'esame di stato.
 
In linea teorica queste novità portano ad un risparmio di un anno agli studenti che possono effettuare l'esame di stato subito dopo la laurea e questo va sicuramente in linea con un generale processo di cambiamento della formazione medica.
 
L'applicazione pratica potrebbe però portare ad un risultato diverso e forse anche controproducente.
a) Tirocinio post laurea effettuato durante il 5 e 6 anno:
Chi conosce l'organizzazione dei tirocini sa che inserire i tre mesi all'interno del percorso universitario è complesso da un punto di vista organizzativo e pratico e potrebbe portare ad un surplus di attività all'interno di un percorso che è già di per se estremamente impegnativo (a volte al limite della effettiva sostenibilità) per gli studenti.
 
Dobbiamo inoltre considerare le contraddizioni tipiche delle burocrazie universitarie.
 
Ad esempio un eventuale tirocinio in medicina interna potrebbe essere fatto a titolo di tirocinio pre esame, a titolo di tirocinio per l'abilitazione oppure come attività di frequenza di un reparto a titolo personale.
 
Dal punto di vista pratico le tre attività sono identiche ovvero uno studente frequenta lo stesso reparto con gli stessi medici e la stessa tipologia di pazienti ma dal punto di vista burocratico sono tre attività diverse che devono essere svolte in tre momenti diversi.
 
Come è noto la giornata è fatta di 24 h e fra lezioni, tirocini (a vario titolo), tesi e studio personale spesso non si riesce a far quadrare i conti e gli studenti cercano di arrangiarsi come possono sfruttando le pieghe della burocrazia universitaria.
 
Non è un caso se 1 studente di medicina su 4 riferisce sintomi riconducibili alla “Sindrome da Burnout” ma questo tema è spesso assente nei vari tavoli tecnici/cabine di regia/commissioni ministeriali/gruppi di lavoro.
 
Il tirocinio anticipato al 5 e 6 anno può essere una opportunità ma bisognerà vedere se le università riusciranno ad inserire con intelligenza i tre mesi all'interno del percorso didattico badando più alla sostanza delle cose e meno ai burocratici calcoli di cfu/ore obbligatorie che sono lontani anni luce dalla vita dello studente.
 
b) Nuova modalità dell'esame di stato
La nuova modalità prevede l'esame di stato svolto pochi giorni dopo la laurea e con una modalità nuova sulla base del cosiddetto “progress test” che attualmente viene somministrato ogni anno agli studenti di medicina per fini esclusivamente statistici.
 
Il progress test è il vero punto dolente.
 
Il test in vigore attualmente per l'esame di stato prevede la somministrazione di una serie di domande che sono consultabili da una banca dati del Miur. Questo vuol dire che gli studenti, dopo la laurea, si stampano i loro bravi mattonazzi contenenti le domande e le studiano per il test. Parliamo di diverse migliaia di domande, non esattamente una passeggiata.
 
Il risultato è che attualmente più del 95% dei laureati supera il test e può abilitarsi.
 
La logica di questa modalità consiste nel fatto che se uno studente ha studiato per 6 anni, superato 38 esami (nessun corso di laurea è così impegnativo) e superato l'esame di laurea vuol dire che possiede le competenze nozionistiche per poter svolgere un esame di stato “soft” ed abilitarsi senza particolari problemi.
 
Una logica che, all'interno di una organizzazione complessiva che valuta quasi esclusivamente l'aspetto nozionistico e non le qualità tecniche, relazionali o motivazionali, mi sento di condividere.
 
Il progress test, a differenza del sistema attualmente in vigore, non prevede il sistema delle banche dati e ha una percentuale media di non superamento di circa il 25% perchè le domande non sono note. Questo vuol dire che con la nuova modalità c'è il rischio che 1 neo laureato su 4 non possa abilitarsi e quindi iscriversi all'ordine dei medici con ulteriore perdita di tempo.
 
Sarebbe, in poche parole, l'ennesimo test scritto lasciato alla discrezionalità del Miur che in quanto ad efficienza non è esattamente ai primi posti nel mondo.
 
Eventuali eccezioni del tipo: “è giusto alzare gli standard qualitativi richiesti e quindi l'impegno” dimostrano una scarsa conoscenza della vita dello studente di medicina medio che non riesce, a poche settimane dalla laurea, a studiare contemporaneamente per gli ultimi esami, scrivere la tesi e studiare per l'esame di stato per poi fare dopo pochi mesi il test per l'ammissione alle scuole di specializzazione.
 
Ricordo nuovamente che la giornata è di 24 h e che non si può chiedere ad un contenitore da 2 litri di accogliere 5 litri di acqua perchè il risultato è che il contenitore si rompe e l'acqua straborda.
 
Le confesso che sono scettico su tutte le novità proposte dal ministero dell'istruzione perchè fra test di ammissione sbagliati, bandi di specializzazione usciti in grave ritardo e cronica mancanza di borse per le scuole di specialità gli studenti hanno imparato a riporre poca fiducia nel lavoro del ministero.
 
Non vorrei, e spero sinceramente di sbagliarmi, che il progress test fosse un tentativo del Miur di abbassare il numero di abilitati in medicina all'anno(più del 95% attuale contro il 75% del progress test) per poter giustificare la cronica carenza di borse per le specializzazioni mediche.
 
Il ragionamento perverso sarebbe: visto che x non coincide con y e non vogliamo alzare y per non spendere soldi allora facciamo in modo che x sia più basso rendendo più difficile l'abilitazione e inserendo un nuovo ostacolo formativo.
 
Inutile dire che tale meccanismo porterebbe a danni sia per i giovani medici, che si ritroverebbero nell'ennesimo imbuto formativo, che per il SSN ormai sempre più a corto di medici.
 
Inutile dire che nella complessa medicina moderna fatta di equipe multidisciplinari, di valutazioni multidimensionali e cooperazione fra discipline specialistiche una siffatta valutazione delle competenze basata esclusivamente sul nozionismo spinto sarebbe antitetica e anacronistica.
 
Inutile dire che sarebbe un altro ostacolo nella lunga, lunghissima strada verso una professione che dimostra sempre più incertezze.
 
Per questi motivi, gentile direttore, spero vivamente di sbagliarmi.

Roberto Bellacicco
Studente universitario di medicina e chirurgia 
14 maggio 2018
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