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QS Edizioni - domenica 22 settembre 2019

Lettere al Direttore

Carenza medici. Al Ministero facciano bene i conti prima che sia troppo tardi

immagine 8 luglio - Gentile direttore,
in questi giorni tutte le caselle mail dei deputati sono state invase da decine e decine di messaggi uguali. “Buongiorno, mi chiamo .........e sono un medico. Io e i miei colleghi La contattiamo, assieme a tutto il governo, per sottoporVi la nostra preoccupazione e la nostra frustrazione su una questione di estrema importanza: la carenza dei medici specialisti negli ospedali e la formazione dei giovani medici, i futuri specialisti della sanità che un giorno si prenderanno cura di voi e della cittadinanza tutta. È un problema nostro, è un problema vostro ed è un problema di tutta la popolazione”.
 
Così iniziano tutte le mail e richiamano un problema vero, molto serio, che, come giustamente scrivono i giovani colleghi, riguarda tutta la popolazione e non solo i medici.
La situazione è a noi ben nota e la riassumiamo qui rapidamente.
 
Nel 2013 le borse per specializzandi erano 3500. Nel 2018 circa 6000, più quelle per MMG, per cui si arrivava a circa 7000. Fu fatto uno sforzo importante, ma non ancora sufficiente.
 
Tra pensionamenti ordinari, gli effetti della legge Fornero per i pensionamenti dei lavoratori del '52- '54 e  quello aggravante di Quota 100 hanno creato oggi il cosiddetto imbuto informativo, come dichiarano anche i giovani medici.
 
La legge di bilancio 2019 ha previsto 900 borse in più per specializzandi e 900 per MMG per un totale di 1800 borse. Un aumento che tuttavia rischia di essere irrilevante, considerando che è l’unico contingente aggiuntivo previsto per prossimi tre anni a fronte degli effetti del combinato disposto dei pensionamenti ordinari, aggravati ulteriormente da Quota 100 introdotta da questo governo.
 
Lo stesso sforzo di anticipare l’ingresso degli specializzandi nel mondo del lavoro contenuto nel Decreto Calabria non sortisce effetti sul numero totale delle borse di specializzazione. Finché non si aumenteranno le borse infatti, la criticità permane.
 
Ad oggi, scrivono i giovani medici dopo ben 7 anni di studi (6 + 1 anno per l'esame di Stato), solo un medico su tre ha la possibilità di continuare la carriera post-laurea. In particolare, quest'anno ci sono 8000 borse di specializzazione per più di 20.000 candidati. In questo modo, oltre 12.000 medici non hanno la possibilità di proseguire nel proprio percorso. Di questi, 1.500 ogni anno emigrano, ad un costo per il nostro Paese di oltre 225 milioni di euro (fonte FNOMCeO).
Per cui si arriva all’assurdo che l’Italia spende circa 150.000 euro per formare uno studente e poi lo si lascia, o meglio lo si costringe a lavorare all’estero.
 
Siamo ben consapevoli che ci sono studenti che provano da molti anni a entrare nelle scuole di specialità senza riuscirvi, mentre il sistema è al  limite del collasso.
 
Per cui è del tutto evidente che, più che aumentare il numero di iscritti a Medicina, che attualmente sono 11.800, quello su cui dobbiamo concentrarci è di garantire un futuro nel nostro servizio nazionale ai tanti laureati in medicina, piuttosto che continuare a penalizzarli e mortificarli.
Le varie società scientifiche hanno calcolato che nel periodo 2014-2023 andranno in pensione 5.189 pediatri, si faranno contratti di formazione per 2.900 specialisti e dunque ne mancheranno all’appello circa 2.289.
 
Mancheranno 1135 cardiologi, 1344 chirurghi, 1514 ginecologi, 662 psichiatri, 182 ortopedici, 143 urologi, 142 geriatri.
 
C’è la soluzione? Sì, ed è anche urgente assumerla: aumentare il numero di borse di specializzazione in modo di assorbire totalmente il numero dei laureati in medicina, come abbiamo più volte chiesto al governo. E inoltre andrebbero individuati al più presto dei meccanismi utili al recupero delle borse perse, che sono ben 510 per l’anno accademico 2016/17, con un risparmio di 12.750.000 euro, i quali dovrebbero essere rimessi a disposizione dei giovani medici.
 
Servono quindi più risorse di quelle investite quest'anno. Non è possibile che il governo che investe 33 miliardi in 3 anni tra Reddito di cittadinanza e Quota 100 - risorse che peraltro sembrano essere eccedenti - non trovi i fondi per garantire il corretto funzionamento al nostro servizio sanitario, riconosciuto come tra i migliori al mondo.
 
Se vogliamo salvaguardare la salute dei cittadini e il nostro SSN, bisognerà che al Ministero facciano un po’ di conti prima che sia troppo tardi.
 
Ecco, noi raccogliamo con forza l’appello dei giovani colleghi e lo inoltriamo al governo.
 
Paolo Siani
Deputato Pd
 
Elena Carnevali
Deputato Pd
8 luglio 2019
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