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QS Edizioni - domenica 20 settembre 2020

Lettere al Direttore

Lo specializzando è “già” un medico e come tale va considerato

immagine 1 giugno - Gentile Direttore,
la manifestazione del 27 maggio scorso, che ha visto per la prima volta ben 11 associazioni nazionali di studenti e medici affollare piazza Montecitorio, nel rispetto delle regole, ha iniziato a produrre i primi effetti. Ben 39 parlamentari che sono scesi in piazza per dimostrare solidarietà e voglia di risolvere l'annoso problema che affligge la nostra sanità, la formazione medica post- laurea.
 
Tali criticità partono da un numero esiguo di borse di specializzazione rispetto ai laureati in medicina che negli anni, a causa di una totale assenza di programmazione, hanno prodotto una pletora di giovani medici, 9000 al momento, ingabbiati in un limbo post- laurea denigrante professionalmente e personalmente.
 
Ad aggravare il panorama le decisioni del Ministro dell'Università e Ricerca di aumentare i posti nella facoltà di medicina, nonostante a gran voce e per tempo e da più parti arrivassero grida di preoccupazione per la carenza di specialisti e non di medici.
 
Insomma è come se di fronte ad un virus invece di somministrare un antivirale si somministrasse un altro virus. Ma i problemi della nostra formazione medica non si limitano ad una assente programmazione, purtroppo interessano anche la qualità formativa.
 
Secondo l'ultima indagine del MUR oggi, in Italia, in 386 Scuole di specializzazione i docenti che insegnano non sono in numero sufficiente a garantire un'adeguata formazione, oppure non hanno i requisiti minimi di qualità scientifica richiesti dalla legge in termini di pubblicazioni.
 
È il motivo per cui su un totale di 1.358 Scuole di specializzazione, sarebbero da chiuderne almeno il 25%. Peraltro più del 50% degli Atenei non hanno dimostrato avere i requisiti per ospitare scuole di specializzazione.
 
La risposta a tali informazioni è stata quella di non insediare l'unico organismo ad oggi in grado di decidere ovvero l'Osservatorio nazionale, il cui rinnovo annunciato a mesi ancora non è avvenuto.
Alla luce di questo quadro disarmante occorre riorganizzare in un nuovo paradigma la formazione medica italiana.
Partendo magari da ciò che avviene di positivo in Europa.
 
L'introduzione del Learning Hospital, il cambio di status giuridico del medico in formazione appaiono ormai non più opzioni ma esigenze. Ma come il cartello associativo ha chiesto con forza, dalle parole occorre passare ai fatti ed anche in fretta.
 
Già nel Dl Rilancio infatti è obbligatorio, oltre che possibile, inserire emendamenti atti ad aumentare il numero di contratti di specializzazione anche alla luce del test che, per ragioni legate alla pandemia Covid è slittato di ben due mesi e che vedrà inevitabilmente aumentare il numero dei concorrenti.
 
Al prossimo concorso parteciperanno infatti almeno 22.000/23.000 candidati a fronte di circa 14.500 contratti di formazione.
 
Considerando i colleghi che sceglieranno la medicina generale, e quelli che pur in scuola di specialità comunque proveranno il test, resteranno fuori da ogni canale formativo almeno 6000/7000 giovani colleghi.
 
La situazione, già grave avrà il suo big bang però nel prossimo anno non essendo ad oggi previsto l’aumento di contratti di specializzazione strutturali. E anche se la sensibilità del governo dovesse raggiungere livelli ad oggi non immaginabili, gli specializzandi inserirti nel contesto formativo non avrebbero la possibilità di formarsi in quanto le università anche se fossero in regola, non sarebbero comunque in grado di assicurare una formazione a più di 11.500 specializzandi.
 
Insomma la situazione è grave ed occorre correre ai ripari subito. Occorre coinvolgere in maniera attiva e premiante gli ospedali e il territorio, staccando il cordone ombelicale che lega oggi lo specializzando alle università.
 
Occorre soprattutto superare il paradigma della proprietà formativa dello specializzando, in quanto lo stesso è un medico e come tale ha il diritto di essere considerato.
 
Il contratto di formazione, incanalato nell'area della dirigenza medica, pur assicurando tutte le tutele formative permetterebbe allo specializzando di godere di diritti che oggi sono inesistenti quali ferie, malattia, gravidanza e rispetto degli orari di lavoro e di formazione. L'introduzione del Learning Hospital permetterebbe di allargare le maglie formative con conseguente aumento della capacità ricettiva, trasformando una formazione post-laurea oggi autoreferenziale in formazione reale, programmata ed efficiente.
 
Solo così potremo nutrire una flebile speranza che il nostro sistema sanitario nazionale possa continuare ad assicurare le cure per come previsto dall'art. 32 della nostra carta costituzionale.
Abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere a tutte le forze politiche coesione almeno in questo frangente.
 
Non è il momento di personalismi e di strumentalizzazioni politiche, è il momento di lavorare insieme per un obiettivo comune, che non riconosce colori, cosi come non riconoscono colori politici le associazioni che si sono unite.
 
Abbiamo iniziato i lavori spostando il confronto dalle piazze al Parlamento, ma torneremo a riempire le piazze se non si avranno risposte.
 
Il tempo è poco, non ci fermeremo fino a quando non avremo raggiunto il nostro obiettivo. Noi saremo vicini a tutte le forze che vorranno farlo, ma non accetteremo altri tentennamenti,
è finito il tempo delle promesse e delle parole, è arrivato il momento di agire.
 
Pietro Capocasale, “Dipartimento Medico”
 
Riccardo Paolini, “Vento di Cambiamento”
 
Marco Evangelista, “Anaao Giovani”
 
1 giugno 2020
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