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QS Edizioni - venerdì 14 agosto 2020

Lettere al Direttore

Vaccinazione antinfluenzale. Prima di renderla obbligatoria serve un ampio confronto

immagine 6 luglio - Gentile Direttore,
lentamente la pandemia dovuta al Covid19 si sta estinguendo (almeno lo speriamo tutti) e la vita riprende il suo corso. Non si può escludere, però, che con l’arrivo della stagione fredda ci possa essere una ripresa dei contagi che andrebbe a sovrapporsi con l’usuale epidemia invernale di influenza e sindromi parainfluenzali.
 
Tra le misure di prevenzione che Governo e Regioni si preparano a mettere in atto per controllare l’epidemia si prevede di estendere la vaccinazione contro l’influenza ai bambini oltre i 6 mesi di vita, alle gravide e agli anziani, fino a renderla obbligatoria ai soggetti d’età superiore ai 65 anni e ad alcune categorie di lavoratori, come insegnanti e sanitari. In tal senso si sono già pronunciate le Regioni: Lazio, Puglia, Calabria e Lombardia.
 
Con l’estensione della vaccinazione antinfluenzale si prevede non solo di ridurre i casi di influenza ma anche di distinguere più facilmente i casi d’infezione da coronavirus. Infatti, dato che i sintomi per Covid19 e influenza sono molto simili (febbre, malessere, mal di testa, dolori muscolari, tosse, mal di gola), nel caso tutte le persone fossero vaccinate, l’eventuale insorgenza di sintomi deporrebbe per un’infezione da Covid19, rendendo così più facile l’isolamento e il trattamento dei casi sospetti.
 
Ma questi obiettivi sono suffragati dalle conoscenze scientifiche di cui oggi disponiamo? Siamo sicuri che nelle persone vaccinate contro l’influenza tutte le manifestazioni cliniche simil-influenzali siano da attribuire al Covid19? Ed inoltre, su quali fondamenti scientifici e giuridici si basa l’imposizione di un trattamento sanitario obbligatorio ad una parte consistente della popolazione?
 
Durante la pandemia abbiamo visto che la scienza, soprattutto in campo biologico, non è il regno della verità ma il luogo della ricerca, del confronto e del dialogo, dove si valutano i dati disponibili senza pregiudizi e senza conflitti d’interesse, per poi adottare le decisioni più confacenti all’interesse dell’individuo e della collettività.
 
In tema di vaccinazione antinfluenzale le conoscenze scientifiche non sono univoche e i risultati degli studi pubblicati sulle più autorevoli riviste scientifiche sono spesso controversi. Per questo motivo i decisori politici hanno il dovere di vagliare con molta attenzione la letteratura scientifica disponibile, tenuto conto peraltro che oltre alla salute ci sono in gioco ingenti interessi economici che, sia pure indirettamente, possono influenzare le decisioni.
 
A questo riguardo, recentemente è stato pubblicato un libro molto interessante, dal titolo Vaccinazione antinfluenzale: che cosa dicono le prove scientifiche. Gli autori (tra i quali Giorgio Duca, professore ordinario di Statistica medica e Biometria dell’università degli Sudi di Milano) sulla base delle migliori prove scientifiche oggi disponibili rispondono in modo chiaro ed esauriente a 14 importanti domande sulla vaccinazione contro l’influenza, sollevando alcune serie perplessità sull’opportunità di renderla obbligatoria. Sono le domande che ogni cittadino si pone nel momento in cui si trova nelle condizioni di scegliere cosa fare per preservare la propria salute e alle quali dovrebbe rispondere in primo luogo chi detiene la responsabilità di decidere per l’intera collettività, soprattutto nel caso si decida di rendere la vaccinazione obbligatoria.
 
Con questo non vogliamo di certo mettere in discussione il valore dei vaccini, sulla cui importanza come mezzo di sanità pubblica non abbiamo dubbi, vogliamo solo essere sicuri del rigore scientifico e della conseguente plausibilità dei provvedimenti che si vanno delineando, in particolare rispetto all’imposizione dell’obbligo alla vaccinazione contro l’influenza.
 
Slow Medicine ritiene, quindi, che la vaccinazione antinfluenzale continui ad essere offerta gratuitamente alle categorie a rischio e a coloro che ne fanno richiesta, ma nello stesso tempo auspica che su questo argomento si apra - nelle sedi istituzionali nazionali e regionali competenti - un ampio dibattito scientifico che coinvolga i decisori politici, i professionisti della salute e i giornalisti scientifici, in modo che i cittadini siano correttamente informati sui benefici e sui possibili danni della vaccinazione e siano messi nelle condizioni di decidere liberamente ciò che è meglio per la loro salute.
 
Slow Medicine
6 luglio 2020
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