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QS Edizioni - lunedì 18 novembre 2019

Regioni e Asl - Provincia Autonoma di Bolzano

Truffa circoncisioni rituali a Bolzano. Casi già nel 2015, qualcuno sapeva e non denunciò. L’inchiesta va avanti

immagine 22 maggio - Proseguono le indagini sulle circoncisioni rituali effettuate in ospedale con falsa attestazione di fimosi, ponendo a carico della sanità pubblica l’intervento mentre per sé chiedeva alle famiglia cifre tra i 300 e i 400 euro a paziente. Si cerca infatti di capire se, oltre al dirigente medico ai domiciliare, possa essere qualcun altro coinvolto nella truffa o, se non altro, che conosceva quanto accadeva ma non lo ha mai denunciato.
Si continua ad indagare all’ospedale di Bolzano sulla truffa messa in atto da un medico che si faceva pagare per eseguire circoncisioni rituali in ospedale facendole passare per “fimosi serrata” o “prepuzio esuberante e fimosi”. In questo modo il medico poteva utilizzare le sale e le attrezzature ospedaliere, ponendo a carico del servizio pubblico un intervento che altrimenti, in quanto rituale e non legato a una “patologia”, non sarebbe rientrato tra quelli previsti nella struttura. Per ogni intervento, poi, il medico intascava sottobanco una cifra tra i 300 e i 400 euro.

Secondo quanto riferito dal quotidiano Alto Adige, infatti, gli inquirenti starebbero ora cercando di capire se ci possano essere altre persone a cui vanno imputate responsabilità, anche solo per avere saputo e taciuto. Dal momento che i prima casi risalirebbero al 2015 (per ora 14 gli interventi accertati), per gli inquirenti gli altri medici e infermieri del reparto hanno avuto tutto il tempo di rendersi conto delle irregolarità ed è improbabile che nessuno si sia mai accordo di niente.
 
“Gli inquirenti – riferisce l’Alto Adige – vogliono capire se la situazione irregolare fosse stata segnalata a qualche dirigente interno e perché qualcuno avrebbe deciso di soprassedere facendo finta di nulla. Solo il dottor Marco Cappello (dopo una segnalazione giunta dalla direzione medica del nosocomio) decide di segnalare il tutto in pochi giorni alla Procura della Repubblica”, riferisce il quotidiano.
22 maggio 2019
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