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QS Edizioni - domenica 17 novembre 2019

La sessione pomeridiana

immagine 19 settembre - Si è conclusa la seconda giornata di lavori nel Forum Mediterraneo in Sanità 2019. Nel pomeriggio il denso calendario degli appuntamenti è iniziato con il primo incontro dei direttori generali delle Asl delle sei province pugliesi per tracciare un bilancio sugli ultimi cinque anni di servizio e descrivere gli obiettivi per il futuro. Nelle altre sale del Centro Congressi della Fiera del Levante si sono svolti il convegno sulla sicurezza in sanità, sulla la medicina di precisione e le biobanche, sul registro dei tumori in Puglia e sul progetto di ottimizzazione della gestione dell’obesità.
 
La sanità in Puglia, cinque anni di cambiamento al servizio dei cittadini. Nuovi obiettivi e prospettivi.
“Ho accetto questa scommessa nel dirigere il Dipartimento Promozione Salute, Benessere Sociale, Sport della Regione Puglia pur sapendo della complessità del compito e delle difficoltà. Ma io scommetto solo se so di vincere”. Così il direttore generale Vito Montanaro. “E il momento di rivedere i regolamenti del tessuto sanitario. Un lavoro complesso che va fatto affrontando importanti punti: dal governo della spesa, tema sempre attuale, che servirà per una revisione dei contratti e quindi un miglior modo di acquistare, all’immediatezza delle informazioni da condividere fra i centri sanitari, alla gestione del capitale umano, al riordino ospedaliero e territoriale che permetterà di evitare ricoveri inutili, per non dimenticare il problema delle liste di attesa questione non solo pugliese e meridionale”.
 
L’analisi sulla sanità pugliese è poi partita da Foggia. Il direttore generale AO Ospedali Riuniti di Foggia, Vitangelo Dattoli ha spiegato le opere di riqualificazioni iniziate. “Dall’urbanistica agli immobili, all’organizzazione gestionale e alla informatizzazione stiamo portando avanti un restyling della struttura per renderla più efficiente e fruibile. Uno sforzo economico di 180 milioni, non pochi. Inoltre, abbiamo sviluppato un piano per le scuole di specializzazione che altrimenti sarebbero state chiuse. Tutto considerato, possiamo essere contenti di quanto sviluppato e del fatto che nonostante i minori finanziamenti, abbiamo chiuso i bilanci nel 2018 con un utile”.
 
Da Foggia a Bari. “Stiamo attuando una serie di cambiamenti al servizio dei cittadini e degli studenti – ha spiegato il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Policlinico di Bari Giovanni Migliore – non dimentichiamoci che oltre i malati non formiamo i medici di oggi e domani a cui affidiamo la nostra salute. Ci stiamo rimboccando le mani considerando che abbiamo in campo 545 interventi. Siamo impegnati a riaccendere la luce sull’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII. Qui sono stati attuati una serie di progetti infrastrutturali e organizzativi che rendano più agevole il percorso del bambino malato e della sua famiglia. Un paradigma che poi vogliamo portarlo al Policlinico di Bari, con la stessa filosofia nell’ottica della cura del paziente e della performance. Non si possono tollerare più file e attese nella sale del Pronto Soccorso. Abbiamo l’obbligo di dare delle risposte concrete al cittadino. A breve, il Policlinico avrà 250 posti letto in più con Asclepsios 3, una metropolitana elettrica di superficie e una serie di accorgimenti tecnologici per rendere i padiglioni del Policlinico uniti da un tessuto connettivo”.
 
Numeri importanti con un trend positivo di crescita quelli descritti dal Direttore Generale dell’Asl Bari Antonio Sanguedolce che ha evidenziato come l’Asl territoriale abbia avviato un potenziamento del personale impiegato medico, infermieristico e amministrativo senza precedenti. “Passato e futuro sono lontanissimi – ha detto – abbiamo fatto un salto sorprendente. Attraverso bandi e concorsi nel biennio 2019-2020, l’Asl Bari ha potenziato le figure professionali con contratti a tempo indeterminato: oltre 400 medici, 120 dirigenti amministrativi, quasi 2500 del comparto infermieristico. Bene anche nelle gestioni di due importanti vertenze che sono state risolte con la salvaguardia di oltre 150 posti di lavoro, lavoratori assorbiti dalle nostre strutture”.
 
Attenzione rivolta anche alla messa a norma delle strutture provinciali dove sono stati spesi complessivamente quasi 25 milioni di euro. “Le prospettive per il futuro – conclude – sono terminare una piattaforma di banca dati biomedica dove essere costantemente aggiornati, il potenziamento della rete dei consultori, della rete aziendale dei centri di endoscopia e mammografia e rivedere l’assistenza penitenziaria. Presto, vorrei aggiungere, dopo un accordo con il Comune di Bari istituiremo un Distretto Unico poliambulatoriale nell’ex Centrale del Latte”.
 
I cambiamenti strutturali e logistici hanno interessato anche le strutture della BAT. A descrivere i progetti  Alessandro Delle Donne, Direttore Generale Asl BAT. “Ad Andria stiamo iniziando la costruzione di un nuovo ospedale. Lavori che si concluderanno entro cinque anni. Quello attuale non andrà perduto ma, anzi, ristrutturato per ospitare attività prima mancanti per carenza di infrastrutture. Interventi saranno fatti a Barletta, Bisceglie, Trani, Canosa. Ma quello che voglio sottolineare è la velocità di realizzazione dei lavori che vengono seguiti giornalmente per non creare ritardi ed ulteriori disagi alla popolazione.
 
“Abbiamo una grande responsabilità per quello che dobbiamo gestire – aggiunge il direttore generale dell’Asl Brindisi Giuseppe Pasqualone – guardando i numeri non è cosa di poco conto. Siamo cresciuti tra tante difficoltà. Diciamo che ci siamo difesi bene. Tra il 2015 e il 2019 abbiamo investito 150 mln di euro tra investimenti strutturali e tecnologici, abbiamo aumentato i dipendenti del 10% fino a 4.011, abbiamo contenuto la spesa farmaceutica territoriale diminuendola dal 2013 al 2018 del 3%, purtroppo non spesa farmaceutica ospedaliera che si è incrementata del 8%. I risultati positivi non hanno intaccato il bilancio, dal 2013 manteniamo l’equilibrio”.
 
“La mia azienda è più sociosanitaria che sanitaria e vorrebbe traguardare gli obiettivi etici non dimenticando gli importanti contenuti economici”. Cosi Vito Piazzolla, direttore Asl Foggia. “Sono direttore dell’Asl Foggia da quattro anni ed ho ereditato una situazione particolarmente grave per gli aspetti organizzativi e, soprattutto, per quelli amministrativo-contabili. Siamo riusciti ad orientare tutti gli sforzi per risolvere i problemi attraverso un programma sanitario condiviso con tutti i dirigenti territoriali. Ora pensiamo a sviluppare comportamenti, strategie e creare la Centrale Operativa Territoriale. Per questo sono stati previsti oltre 70mln di euro di investimenti”.
 
“La ripartenza si attua con il piano di riordino e la suddivisioni delle missioni fra le diverse strutture – interviene Rodolfo Rollo, direttore generale Asl Lecce – stiamo gestendo il problema della mancanza di personale dovuta dell’accorpamento dei presidi che e al pensionamento del personale assunto intorno agli anni ottanta. Abbiamo ripreso nell’assunzione dei medici e personale non medico. Ora stiamo focalizzando l’attenzione ad un sistema di reti cliniche e territoriali per ottimizzare e migliorare i servizi”.
 
“Taranto è una delle Asl più complesse per le note compromissioni epidemiologiche ambientali – dice Stefano Rossi, direttore generale Asl Taranto – ma questo non ha impedito di avere un trend di crescita. Oltre al personale che stiamo incrementando, abbiamo da gennaio di quest’anno, creato il C.O.R.O. (Centro Orientamento Regionale Oncologico) dove si sono annullate le liste di attesa. Con i Comuni abbiamo siglato protocolli per dare al territorio nuovi poliambulatori. Siamo lieti anche di aver avuto il consenso dal Miur per l’apertura di un corso di laurea di Medicina aperto a 60 studenti”.
 
A chiudere l’incontro, i due interventi dei direttori degli IRCCS di Bari e Castellana Grotte. “All’Istituto Giovanni Paolo II di Bari abbiamo diminuito i disavanzi dal 2015 ad oggi – chiarisce il direttore generale Antonio Delvino – stiamo ottenendo importanti accreditamenti e aperto l’istituto alle famiglie, oltre che incrementando l’offerta assistenziale ai pazienti”.
 
“Abbiamo raddoppiato i ricavi di esercizio nel triennio 2016-18 – ha concluso Gianluigi Giannelli, direttore scientifico dell’IRCCS De Bellis di Castellana Grotte – il nostro istituto si è comportato discretamente bene nelle pubblicazioni scientifiche rispetto al 2017. Importante è la collaborazione con Paesi esteri con cui ci scambiamo sinergie importanti”.
 
Giornata nazionale sicurezza paziente - Impatto della Legge 24/2017: realtà, attese, prospettive
La sessione di discussione sul rischio clinico si è sviluppata a partire dai principi generali attraverso il confronto nazionale, con il contributo di Riccardo Tartaglia, presidente di Italian Network, considerato il padre del rischio clinico in Italia. Da una prospettiva sistemica generale si è scesi ad argomenti specifici che sono quelli che impattano quotidianamente sull'attività delle aziende sanitarie.
 
La media dei sinistri a livello nazionale è di 18 denunce su 10mila dimessi. "Il che vuol dire banalmente che almeno 9.982 casi sono andati bene - spiega Alessandro Dell'Erba, coordinatore Rischio clinico Regione Puglia - ci sono molte regioni del Nord molto al di sopra della media, la Puglia conta 23 sinistri su 10mila dimessi, con molte differenze tra province e aziende. Le cause principali sono quelle che rinvengono dalla letteratura internazionale, prima di tutto gli imprevisti, in ortopedia, ginecologia, pronto soccorso e chirurgia. Siamo messi bene, certo, lo sforzo deve essere quello di migliorare a cominciare dai volumi. Abbiamo un sistema ancora troppo parcellizzato, dobbiamo riuscire ad avere centri di ostetricia e ginecologia molto grossi, nel centro di chirurgia del colon si deve fare solo chirurgia del colon: se facciamo questi volumi riduciamo i profili di rischio non solo per ragioni di expertise, ma anche di destinazione di risorse e di processi di cura che possono intraprendere un percorso virtuoso e di continuo miglioramento".
 
La medicina di precisione: dal campione biologico al networking - Il Tecnopolo pugliese per la medicina di precisione
Portare i risultati della ricerca sul letto del paziente. E' l'obiettivo del Tecnopolo pugliese per la medicina di precisione. Il progetto, avviato a luglio 2019, può contare sulla sinergia di Regione Puglia, Miur e Cnr che insieme hanno messo a disposizione oltre 35 milioni di euro per realizzare una piattaforma di medicina di precisione e di ricerca transnazionale. "Nei primi sei mesi contiamo di avviare le prime attività di rilievo - ha spiegato Giuseppe Gigli, direttore Cnr Nanotec Lecce - sono quattro i centri importanti da realizzare. Due centri di diagnostica avanzata all'ospedale Panico di Tricase dove c'è il distaccamento dell'Università di Bari: un centro di screening genetico per fare una mappatura delle popolazioni pugliesi in termini di patologie degenerative che darebbe informazioni importantissime per intervenire sulla cura; un secondo centro per le malattie neuromuscolari. La sfida in area oncologica è ancora più ambiziosa: si vuole portare presso l'istituto oncologico di Bari l'immunoterapia".
 
Significa portare lo stato dell'arte delle terapie in Puglia per permettere alla popolazione pugliese di curarsi in loco e di non andare altrove. "Vogliamo evitare la fuga di pazienti e realizzare protocolli più economici - ha detto Gigli - è fondamentale abbattere i costi di queste terapie che sono molto efficaci ma hanno un costo per singolo trattamento di 300-400mila euro a procedura. Non sempre, tuttavia, si ottiene il risultato con una sola procedura, ce ne vogliono 2 o 3 e questo significa un costo di 1 milione di euro per paziente, ne consegue che si tratta di cure quasi inapplicabili. L'obiettivo ora è implementare le nuove tecnologie per abbassare drasticamente i costi della terapia ed estendere il range ad altre patologie tumorali". A Nardò, invece, il Tecnopolo punta a realizzare un centro di diagnostica avanzata tecnologica con le migliori tecniche di screening.
 
Da un lato il tecnopolo, dall'altro le biobanche. Da implementare. "Il nostro sogno è fare una delle prime banche del cervello allargando la biobanca già presente nell'istituto oncologico di Bari" ha concluso Gigli. E sulle biobanche, "tema molto ben presidiato dai privati e su cui il pubblico fa per ora solo tanta teoria", il direttore dell'Aress Giovanni Gorgoni ha sollecitato l'intervento della sanità e della ricerca pubbliche.
 
"Abbiamo una biobanca molto potente, diretta da un rigoroso scienziato, ma riusciamo a utilizzarla al 5 per cento delle potenzialità - ha commentato Antonio Delvino, direttore generale dell'Istituto Tumori Giovanni Paolo II - La tecnologia cresce a un ritmo più rapido delle capacità nostre di apprendimento e di cambiamento: rivolgo a tutti un appello 'aiutateci a ridurre i tempi di latenza".
 
Registro Tumori Puglia – la rete regionale e il primo rapporto di attività dell’ASL Bari
I Registri Tumori (RT) sono strutture che raccolgono e registrano tutti i tumori incidenti in un determinato territorio. L'obiettivo di ogni Regione è costituire e gestire nel tempo un archivio di tutti i nuovi casi di tumore diagnosticati ed assicurare che la registrazione dei dati avvenga in modo rigoroso e con carattere continuativo e sistematico. In Puglia, il registro tumori raccoglie sei registri provinciali tutti accreditati presso l’associazione italiana registro tumori e restituisce lo stato di salute della nostra popolazione. Il senso è mostrare il contributo che i dati di questo documento possono fornire a tutte le fasi della programmazione sanitaria: dalla prevenzione primaria con gli studi sull'integrazione ambientale e salute, alla prevenzione secondaria con la valutazione d’impatto dei programmi di screening oncologici, fino alla definizione della rete di offerta sanitaria contribuendo alla rete oncologica pugliese e anche alla definizione delle strategie per una migliore sopravvivenza attraverso l’aderenza alle terapie.
 
“L’obiettivo della giornata – spiega Lucia Bisceglia, direttrice Area Epidemiologia e Care Intelligence Aress Puglia - è restituire il senso di un processo che è cominciato quasi 19 anni fa in Puglia e che oggi vanta un risultato di innovazione in questo settore. A breve saranno presentati dati preliminari di una attività che stiamo svolgendo come centro di coordinamento con il supporto di tutti i registri provinciali e che riguarda i tumori infantili: abbiamo raccolto dati dal 2006 al 2017 partendo dalle criticità individuate nel precedente studio del 2006-2008 cioè quello di un eccesso di incidenza di tumori in provincia di Taranto. Fortunatamente quello che registriamo è un trend in diminuzione. Rileviamo una situazione eterogenea a livello provinciale ma sostanzialmente non si riscontrano più quei picchi che avevamo evidenziato precedentemente”.
 
E’ intervenuto all'incontro anche Massimo Rugge, presidente Airtum (associazione italiana registri tumori), un’associazione scientifica che ha iniziato le attività di raccolta dati dal 1986 sull'incidenza dei tumori in maniera rigorosa. Negli anni altri due obiettivi hanno caratterizzato l’operato dell’Airtum: ampliare l’estensione nelle aree non coperte da registrazione e stimolare la produzione di dati sempre più recenti.
 
“Martedì saranno presentati al Ministero della Salute i dati ultimi sulla situazione in italia – illustra – ma posso anticipare che è evidente una disparità di incidenza dei tumori tra Nord e Sud, di come alcuni tumori risparmino il Mezzogiorno rispetto al Nord, per esempio il carcinoma alla mammella che dunque ci indica come si debba assolutamente rafforzare la prevenzione e investire in percorsi sanitari mirati per ogni patologia”.
 
Durante l’incontro si è fatto il punto sui rischi per luogo, per tempo e per persona con la valutazione per performance del sistema sanitario per contrastare i tumori e una valutazione del carico assistenziale connesso alle patologie neoplastiche. Vincenzo Coviello, direttore UOSE ASL BT e responsabile registro tumori BAT, ha posto l’attenzione sulla capacità di contrasto del sistema sanitario messo in campo in questi anni.
 
“Registriamo segnali positivi poiché c’è un andamento in decrescita dell’andamento dei tumori e della mortalità in generale ma rimane alta l'aggressività del tumore al colon-retto che porta anche una elevata mortalità. Un dato che mi sento di estendere anche alla Puglia perché è connesso al progressivo abbandono della dieta mediterranea, quindi ad un comportamento direi generalizzato. A cinque anni dalla contrazione del tumore si stima una sopravvivenza di poco superiore al 50% dei casi , per cui puntare sulla prevenzione significa guadagnare circa il 10-15% di vite: un numero elevatissimo”.
 
Sante Minerba, direttore UOSE ASL Taranto e responsabile registro Tumori Taranto, ha indicato nella sua relazione come i tumori al polmone e alla pleura sono le neoplasie che più incidono nell'area tarantina per l’esposizione all'inquinamento ambientale: parliamo di una incidenza del 20%-30% in più rispetto alle aree limitrofe al capoluogo di provincia.
 
Infine è stato presentato il primo report del registro tumori di Bari: la casistica relativa agli anni 2014-2015 indica che sono stati diagnosticati nell'intera provincia di Bari 13.338 nuovi tumori (6.700 nuovi ogni anno), dei quali il 55% nei maschi (7.339) e il 45% nelle femmine (6.049). Il tasso grezzo per i maschi è pari a 596 casi su 100mila abitanti, per le donne è pari a 466 casi su 100mila abitanti. Il tumore più frequente diagnosticato per gli uomini è quello alla prostata (18%), colon-retto (13%) e polmone (13%); nelle donne alla mammella (29%), colon-retto (13%) e tiroide (7%).
 
Obesità: pari opportunità e tutela dell’equità di accesso per laparoscopia e chirurgia bariatrica
L’obesità è e diventerà sempre più una emergenza sanitaria, sociale ed economica: la percentuale di incidenza è in aumento, con gravissime ripercussioni sulla qualità di vita delle persone in termini di rischi patologici, malattie metaboliche e disabilità. Nei casi più gravi, quando le tecniche di prevenzione per questa patologia falliscono o non sono efficaci, è necessario ricorrere alla chirurgia bariatrica (branca della chirurgia che si occupa del trattamento chirurgico dei pazienti affetti da obesità) che in Puglia si sta espandendo con ottimi risultati e soddisfazione dei pazienti che si sottopongono agli interventi.
 
"In Puglia abbiamo istituito un tavolo di lavoro multidisciplinare e multiprofessionale – dice Ettore Attolini, direttore area programmazione sanitaria Aress Puglia – per studiare un percorso virtuoso e veramente funzionale per curare e prevenire questa patologia. Riguardo all'incidenza di questa patologia non siamo messi benissimo: ci sono circa due milioni di persone obese, in particolare tra bambini e adolescenti, e nei prossimi anni potremmo sfiorare il 10% di persone con problemi di obesità ecco perché è essenziale lavorare sulla prevenzione dal momento che ci sono ancora pochi centri che raggiungono l’eccellenza in chirurgia. Ma su questo ci stiamo lavorando".
 
Su 8.000 interventi effettuati nel 2017 in Italia possiamo ipotizzare un risparmio di circa 76milioni di euro per il SSN anche se inizialmente bisognerebbe investire in questo tipo di tecnologie avanzate e verificare l'accesso equo alle cure, che tanto equo in realtà non è tra Nord e Sud.
 
"Valutiamo se dal punto di vista economico c’è un ritorno in termini di spesa riguardo la chirurgia bariatrica – spiega Paolo Angelo Cortesi del Centro di Studio e Ricerca sulla Sanità Pubblica – Università Milano Bicocca -  il ritorno c’è ed è calcolato sui tipi di interventi effettuati, sulla numerosità degli interventi fatti, sulla mortalità, gli effetti nei primi 30 giorni e a medio e lungo termine a 2, 5 e 10 anni, sul mantenimento del peso e la riduzione di tutti quegli eventi sanitari che possono portare dei costi ed è risultato che effettuare un intervento di chirurgia bariatrica ammortizza i costi che il SSN dovrebbe sostenere per le cure di cura e/o mantenimento di una persona che soffre di obesità.
 
Al convegno è intervento anche Gialuigi Giannelli, direttore scientifico IRCCS De Bellis di Castellana Grotte, che ha illustrato come la sua struttura abbia un punto di forza nella combinazione tra una forte attività di ricerca con quella assistenziale, orientata alla promozione della giusta nutrizione e al movimento, attualmente l’unica terapia efficace oltre ovviamente alla prevenzione.
19 settembre 2019
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