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QS Edizioni - martedì 12 novembre 2019

Regioni e Asl

Campania. Joseph Polimeni nuovo commissario, D’Amario vice. Via libera in Consiglio dei ministri

immagine 11 dicembre - Era direttore generale dell'Asl di Lucca. Per il ruolo di sub commissario è stato scelto Claudio D'Amario. Tra i principali nodi da sciogliere Piano ospedaliero, atti aziendali di Asl e ospedali, assetto dei dipartimenti, primari e dirigenti da assegnare a una o l’altra unità operativa, sblocco del turn-over, stabilizzazione dei precari e riordino dei servizi per i nuovi turni di lavoro.
E’ un toscano, come il presidente Renzi, ma con doppia cittadinanza - italiana e americana - il nuovo commissario ad acta per la Sanità in Campania. La nomina di Joseph Polimeni, attuale direttore generale dell'Asl di Lucca è ufficializzata oggi in Consiglio dei ministri. A distanza di 6 mesi e mezzo dalle elezioni regionali e di 162 giorni dall’insediamento a governatore di Vincenzo De Luca i ministeri vigilanti finalmente trovano la quadra su un nome che, come chiesto da De Luca, rappresenta la discontinuità con il passato.
 
Natali a New York nel 1969, una vita trascorsa in Toscana, nessun rapporto con la Campania, Polimeni avrà come sub commissario Claudio D'Amario attuale direttore della Asl di Pescara considerato politicamente vicino al ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Resta al palo dunque Ettore Cinque, docente di economia delle imprese alla Seconda università di Napoli, unico sub commissario rimasto in carica dalla passata consiliatura dopo le dimissioni di Mario Morlacco, da ieri ufficialmente fuori gioco. Proprio il passo indietro di quest’ultimo e le forti pressioni dei sindacati di categoria potrebbero aver accelerato una nomina reclamata da tutti finita in un’impasse politica senza precedenti.
 
La ratifica dell’esecutivo di Roma completa un iter politicamente complesso. Un confronto, tra i livelli di governo centrale e locale, a tratti aspro e che, in alcuni momenti, ha dato l’impressione di configurare un vero e proprio braccio di ferro in ragione del fatto che il ministro Lorenzin è esponente di spicco di Ncd, una forza politica che governa il Paese a Roma in alleanza con il Pd ma che in Campania è passato all’opposizione dopo l’esperienza di governo al fianco di Caldoro, uscito sconfitto dalle ultime elezioni regionali ma che conserva in Campania alcune leadership ancora molto forti. De Luca invece ha provato in tutti i modi ad evitare che un asse tra presidenza del Consiglio e ministero della Salute scavalcasse di fatto le sue prerogative politiche di guida della Sanità regionale ancorché commissariata.  
 
I nodi da sciogliere nell’agenda del nuovo commissario
Piano ospedaliero, atti aziendali di Asl e ospedali, assetto dei dipartimenti, primari e dirigenti da assegnare a una o l’altra unità operativa, sblocco del turn-over, stabilizzazione dei precari e riordino dei servizi per i nuovi turni di lavoro, passando per la riforma del 118 e la realizzazione delle reti dell’emergenza, fino all’attuazione delle Unità complesse di cure primarie sul territorio. E ancora la riprogrammazione delle attività in accreditamento, le liste di attesa e il budget per i convenzionati: sono tutte questioni aperte, nodi da sciogliere di cui si dovrà occupare la nuova struttura commissariale.
 
La Sanità in Campania è commissariata per il piano di rientro dal deficit dal 20 marzo del 2007 e in 8 anni e passa ha consentito di risalire la china di uno sbilancio nei conti di Asl e ospedali che aveva raggiunto la cifra record di oltre 8 miliardi di euro. Situazione che ha prodotto tra le altre cose il blocco totale del turn over del personale, tagli alla spesa farmaceutica, ticket sui farmaci e elevazione ai livelli massimi della tassazione locale su Irap e Irpef con una complessa serie di adempimenti disposti dai ministeri affiancanti (Salute ed Economia). Un commissariamento che perdura tutt’ora ma che, dopo la stagione dei tagli, condotta in porto dall’ex presidente Caldoro, vede in primo piano l’azione riformatrice di De Luca e soprattutto l’esigenza del rilancio dell’assistenza finita ai livelli minimi nella comparazione degli standard nazionali del piano esiti e della verifica dei Lea.
 
I sindacati: Fate presto
“Finalmente, era ora – avverte Antonio De Falco, segretario regionale della Cimo, il primo a commentare a caldo la notizia della nomina del nuovo commissario – ora bisogna fare presto per recuperare il tempo perso e lavorare all’insegna della collaborazione e del dialogo. Le urgenze sono tante e gravi e le abbiamo, come intersindacale medica, abbondantemente rappresentate sia in sede istituzionale, nel confronto con De Luca, sia sui mezzi di comunicazione. A partire dalla omogeneizzazione delle procedure di stabilizzazione dei precari, su cui ha impresso una accelerazione la presidenza De Luca ma facendo ricorso solo a circolari. Ora potranno essere approvati decreti commissariali e linee guida”. “Sul punto – aggiunge Peppe Galano, segretario regionale dell’Aaroi e responsabile regionale della centrale operativa del 118 – abbiamo chiesto almeno la stabilizzazione dei medici che operano presso i servizi di emergenza e urgenza, ancorché non in possesso del diploma di specializzazione in medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza”. “Non solo – aggiunge De Falco – è urgente la ricognizione precisa del numero e delle varie tipologie di precari alla data di oggi e la proroga fino al 31 dicembre del 2018 per tutte le tipologie di precariato che non rientrano nell’immediata stabilizzazione ma fondamentali per assicurare i Lea.
 
“Finalmente abbiamo la nomina di un commissario per la Sanità. Ora ci aspettiamo che prenda decisioni oculate e precise, ma allo stesso tempo che sia determinato nel portare avanti il lavoro che lo attende – aggiunge Bruno Zuccarelli, segretario regionale dell’Anaao - questo impasse di sei mesi al quale la Campania è stata costretta ha rischiato di frenare l’attività e l’assistenza in un momento che, per usare un eufemismo, è molto delicato. Gli operatori della Sanità e i cittadini attendono dal commissario, anzi da tutta la struttura commissariale, e dal governatore De Luca risposte su un’assistenza equa e solidale. Ci si aspetta che si ponga fine ai cosiddetti viaggi della speranza, che sono più viaggi di disperazione, e anche che si arrivi allo sblocco del turnover per ridare ossigeno agli organici ormai ridotti all’osso”.
“Finalmente, dopo mesi di impasse, la Campania ha il commissario alla Sanità. Una nomina importante, perché importanti sono le decisioni da prendere – commenta Silvestro Scotti, presidente dell’Ordine dei medici di Napoli e provincia - naturalmente l’ente che rappresento si dice sin d’ora pronto a sostenere la struttura commissariale e il commissario affinché si possa realizzare quella partecipazione anche in fase di programmazione che su temi di questa importanza non può mancare. Come ente ausiliare dello Stato speriamo di essere convocati quanto prima per discutere del prossimo futuro e naturalmente fare la nostra parte”.-
 
Atti aziendali al palo
Nell’agenda del commissario ci sarà senza dubbio anche il nodo degli atti aziendali in attuazione del Piano ospedaliero (Decreto n. 49 del 2010) congelati dalla giunta Caldoro prima delle elezioni e rimasti nei cassetti anche durante questi primi sei mesi di consiliatura De Luca, ma necessari come il pane per procedere alla riorganizzazione dei servizi in base agli standard ospedalieri della Legge Balduzzi e la cui inadempienza è già finita nel mirino della Corte dei conti con l’ipotesi di danno erariale per 10 milioni di euro. Il fai da te dei manager è considerato pericoloso dai sindacati in assenza di una regia e di linee guida basate sulla programmazione del piano ospedaliero peraltro aggravato dall’entrata in vigore, il 25 novembre, dal recepimento delle nuove norme sui turni di lavoro.
 
Il nodo dei turni di lavoro
Proprio il nodo dei nuovi turni di lavoro è stata la difficoltà maggiore nelle ultime settimane:  “Le sedute operatorie sono state decimate in tutti gli ospedali – aggiunge Zuccarelli (Anaao) - in particolare registriamo 500 interventi al mese in meno al Cardarelli, 6 mila in tutta la Campania”. Intanto il 118 deve fare i conti con tre postazioni in meno su 19 a Napoli (Corso Europa, Piazza del Gesù e Incurabili), e altrettanti Psaut cancellati (Pianura, San Gennaro e Ascalesi).  Sul punto la Fimmg, per voce del segretario provinciale di Napoli Luigi Sparano e del tesoriere Corrado Calamaro – punta il dito sulla interpretazione della norma da parte dei direttori dei distretti, che coinvolgerebbe nei nuovi turni anche i medici di Continuità assistenziale considerata una “scelta miope e illegittima”.
 
Sul nodo orari di lavoro la posizione di denuncia di Vittorio Russo, segretario regionale dell’Anpo, il sindacato dei primari ospedalieri è netta: “Si è creato uno stato di grave caos e disagio in tutti gli ospedali della Campania e anche nei servizi territoriali.  Chiediamo l’emanazione di direttive interpretative del D.L. n.66/2003 omogenee che responsabilizzino la parte pubblica evitando scaricabarile periferici (su direttori sanitari e primari) e l’avvio della discussione sui modelli organizzativi omogenei e relativo fabbisogno di personale per le attività di emergenza-urgenza oltre a misure straordinarie per adeguare organici e copertura di posti temporaneamente vacanti e di coperture temporanee in base all’ex articolo art.18 del CCNL 1998/2001 oltre alla messa a concorso subito dei posti vacanti di direzione di Unità operative complesse e di responsabilità di unità semplici dipartimentali. Basti pensare che oltre il 50 per cento dei pronti da primario sono retti da facenti funzione in Campania”.
 
Le liste di attesa
C’è poi la questione delle liste di attesa, cresciute a dismisura con i nuovi turni light e monitorate direttamente dalla giunta regionale. A puntare il dito è Roberto D’Angelo, segretario provinciale di Napoli della Cisl medici:  “Il problema liste di attesa – avverte l’esponente sindacale - ogni anno si fa particolarmente critico nelle regioni sottoposte a Piano di rientro dal deficit negli ultimi mesi dell'anno allorché, l'esaurirsi dei fondi destinati alle strutture convenzionate esterne, azzoppa questa "gamba" irrinunciabile dell'assistenza pubblica”. D’angelo entra poi nello specifico quando segnala “centocinquanta malati circa che sono stati costretti ad andare nel Lazio per effettuare una radioembolizzazione epatica negli ultimi due anni, a causa della rottura e lunghissimo iter di sostituzione dell’angiografo digitale acquistato più di tre anni  fa e a tutt'oggi non ancora installato. Ma l’elenco dei disservizi potrebbe essere lungo passando ad esempio per la rete dei punti-nascita e delle Terapie intensive neonatali che fa acqua da tutte le parti anche per scelte sbagliate del management “a cui speriamo che De Luca e i nuovi commissari diano risposte”.   
 
La nuova legge regionale
Proprio su controlli e criteri di scelta dei direttori generali De Luca nelle ultime settimane è stato protagonista di una svolta con l’approvazione a tempi da record della nuova legge regionale di riforma sanitaria licenziata nei giorni scorsi dal Consiglio regionale della Campania. Una norma che dà il via libera a un Servizio ispettivo centrale sanitario e socio-sanitario, alla semplificazione dell’iter di nomina dei manager di Asl e ospedali e che liquida l’Arsan, organo tecnico dell’assessorato ritenuto inutile e dispendioso, da molti considerato un centro di potere autonomo sulla Sanità che invece De Luca intende governare con polso fermo e in una filiera molto più centralizzata sugli organi tecnici della Giunta. Secondo le intenzioni comunicate ai sindacati la Regione procederà, a stretto giro, al commissariamento di tutte le aziende sanitarie per dare attuazione a una vera e propria rivoluzione nell’assetto dei servizi sanitari regionali. In forza delle disposizioni della nuova legge regionale di riordino della Sanità gli incarichi commissariali, ai vertici di Asl e ospedali, potranno durare fino a sei mesi in attesa della nomina dei direttori generali. Su quest’ultimo punto, com’è noto, De Luca ha riaperto i termini per la selezione dei candidati con un bando che sarà aggiornato trimestralmente.  Proprio la nuova legge, inoltre, semplifica le selezioni dei candidati con l’istituzione di un’unica commissione esaminatrice.
 
Il cahier de doléance dei Confederali
Infine ci sono i confederali a dire la loro che proprio due giorni fa hanno fatto scattare lo stato di agitazione. Cgil medici, la Cisl di categoria e la Uil funzione pubblica in un documento congiunto firmato da Giosué di Maro per la Cgil, Attilio Maurano per la Cisl medici regionale e Raffaele Tortoriello per la Uil-Fp, hanno a più riprese sintetizzano i principali nodi da sciogliere della sanità regionale e le attese degli operatori medici di fronte alla svolta annunciata dal governatore De Luca. La richiesta è di confrontarsi nel merito iniziando da quattro questioni che ritengono propedeutiche al rilancio del Sistema Salute regionale: dotazioni organiche, stabilizzazione precariato e sblocco del turn over, condizioni di lavoro e applicazione delle direttive comunitarie, riorganizzazione del sistema integrato di emergenza sanitaria (118), liste di attesa e prevenzione oncologica, riorganizzazione degli ospedali e nuovi atti aziendali.
 
Ettore Mautone
11 dicembre 2015
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