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QS Edizioni - sabato 16 novembre 2019

Regioni e Asl

Pma. La Toscana abbassa da 46 a 43 anni l’età limite per la donna in caso di omologa ed eterologa maschile

immagine 8 ottobre - La decisione deriva dall'osservazione sulle possibilità di successo (“estremamente rare”) nelle donne sopra i 43 anni di età. Resta invece invariato a 46 anni il limite per la fecondazione eterologa femminile. Nella delibera definito anche il tempo massimo di attesa (90 giorni) per la prima visita tra la popolazion residente. Oltre quella data, l’Azienda dovrà attivare i "percorsi di tutela” per trovare altre strutture in cui effettuarla.
La Toscana modifica alcuni requisiti per l'accesso alla PMA (procreazione medicalmente assistita). In particolare, sposta da 46 a 43 anni per la donna il limite di età per la fecondazione assistita omologa ed eterologa maschile, lasciando invece invariato a 46 anni il limite per la fecondazione eterologa femminile. Lo fa con una delibera, presentata in giunta dall'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, e approvata in una delle ultime sedute, che modifica il Nomenclatore regionale. Tra le Regioni, la Toscana è l'unica ad aver apportato questa modifica.

“I professionisti del Comitato strategico regionale per la rete sulla prevenzione e cura dell'infertilità - spiega la Regione motivando in una nota la decisione - hanno riportato che le possibilità di successo della PMA omologa delle donne di oltre 43 anni sono estremamente rare, sottolineando le conseguenze negative, sul piano sia psicologico che fisico, a fronte di un'aspettativa non soddisfatta e della necessità di sottoporsi a trattamenti farmacologici impegnativi. In sintesi, usare i propri ovuli dopo i 43 anni ha probabilità molto scarse che la PMA vada a buon fine. Quindi, sulla base di questo autorevole parere, e a garanzia dell'appropriatezza dell'offerta, la Toscana ha preferito porre il limite dei 43 anni. Mentre per la fecondazione eterologa femminile viene mantenuto il limite di 46 anni”.

Nella delibera viene inoltre definito a livello regionale un tempo di attesa massimo di 90 giorni per i residenti (inteso come il tempo prospettato all'utente al momento della prenotazione) per effettuare la prima visita per la procreazione medicalmente assistita (codice 1025). Nel caso in cui da parte del Centro di PMA al quale si è rivolto l'utente non sia possibile assicurare la visita entro questo tempo massimo, l'Azienda dovrà attivare i "percorsi di tutela", in particolare con la ricerca presso altre strutture aziendali o private convenzionate o, nel caso in cui non sia possibile neppure in questo modo, attraverso il numero verde regionale che rientra nel Piano di governo regionale delle liste di attesa.
8 ottobre 2019
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