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QS Edizioni - martedì 19 novembre 2019

Regioni e Asl - Sardegna

Vertenza Aias. Lavoratori in sciopero della fame. Aspettano lo stipendio di 12 mesi

immagine 21 ottobre - “I lavoratori hanno una necessità impellente di un bonifico nei propri conti correnti”, spiega Mauro Puddu, Oss del Centro Aias Cortoghiana.  Ganau, presidente Commissione consiliare d’inchiesta: “Abbiamo accertato che all’Aias sono stati destinati 107.486.000 euro in 5 anni, rimane un debito residuo di 1.697.000 euro che non è in grado di coprire gli stipendi. Il mancato pagamento delle retribuzioni è causa di interruzione del rapporto convenzionale con la Regione e credo che a questo ci si debba attenere”.
Prosegue con appelli sempre più disperati la mobilitazione dei lavoratori Aias che attendono il pagamento di ben 12 mensilità arretrate per un ammontare di dieci milioni di euro ed oltre. Dopo lo sciopero di lunedì 7 ottobre 2019 indetto dai sindacati CGIL, CISL, UIL e USB sotto la Presidenza della Regione ed il sit-in dei giorni scorsi sotto il Consiglio regionale, i lavoratori hanno cominciato dalla mattina di venerdì 18 ottobre, di fronte alla sede dell'Assessorato alla Sanità, lo sciopero della fame.

“Oramai siamo arrivati a non sopportare più questa situazione, i lavoratori hanno una necessità impellente di un bonifico nei propri conti correnti, perché non abbiamo più i soldi per comprare il cibo e adempiere alle spese primarie di sopravvivenza – racconta al nostro giornale Mauro Puddu, O.S.S. del Centro di Cortoghiana di Carbonia, che con dei colleghi ha cominciato lo sciopero della fame. “Quindi indipendentemente dalla responsabilità di chiunque sia – prosegue il lavoratore -, ci devono pagare immediatamente gli stipendi, non possiamo più lavorare senza essere retribuiti. Siamo arrivati all’estremo di riprendere questa forma di protesta alla quale stanno aderendo diversi colleghi anche di altri Centri e sindacalisti impegnati nella vertenza; continueremo questa manifestazione fino al pagamento degli stipendi correnti”.

L’operatore socio sanitario evidenzia inoltre come sia stato “già dichiarato al datore di lavoro che presteremo il servizio durante lo sciopero della fame e ci hanno costretto a usufruire delle ferie d’ufficio. Così come hanno fatto nel 2017, quando siamo giunti allo stesso tipo di protesta, e durante il quale  ci hanno sottoposto ad ulteriori visite per verificare l’idoneità al servizio, che ci ha tuttavia confermato il medico specialista competente. Ci domandiamo: è giusto costringere un lavoratore ad usufruire delle proprie ferie quando protesta per la mancata retribuzione da parte della stessa azienda per cui lavora? Di quale verifica d’idoneità all’impiego stiamo parlando quando senza stipendio, la tavola vuota al nostro rientro a casa è la conseguenza dell’insolvenza nei nostri confronti da parte del datore di lavoro?”

In merito alla vertenza il Consiglio regionale, riunitosi lunedì 14 ottobre 2019, ha approvato la relazione della Commissione d’inchiesta sul perdurare dello stato di insolvenza dell’Aias, posta con urgenza all’ordine del giorno dell’Assemblea legislativa. La Commissione di inchiesta ha ritenuto non ammissibile il ritardo della corresponsione degli stipendi: in particolare, risulta che l'Aias negli ultimi 5 anni abbia ricevuto dalla Regione pagamenti pari a euro 107.486.000, a fronte di un credito residuo accertato di euro 1.697.000, che non può giustificare l'attuale situazione di un così significativo ritardo nel pagamento degli stipendi nei confronti dei dipendenti.

A fronte dunque degli accertamenti svolti e della situazione contabile e debitoria verificata dal tavolo tecnico, tra i punti approvati con la relazione, la Commissione chiede che l'Assessorato valuti la sostenibilità della convenzione con l’Associazione e dà mandato alla Giunta regionale affinché sia immediatamente dato seguito ad ogni possibile soluzione che garantisca il superamento dello "status quo", puntando in prima istanza a dare garanzia di continuità delle prestazioni assistenziali agli utenti e garantendo tutti i livelli occupazionali.

Sull'istanza di fallimento dell'Aias depositata dal sostituto procuratore del Tribunale, Daniele Caria, relativa all'apertura del fascicolo dove pendono numerose controversie tra l'Associazione e i suoi dipendenti, la sezione fallimentare del Tribunale di Cagliari, riunitasi venerdì 18 ottobre in Camera di consiglio, con l'intervento dei magistrati Dott. Ignazio Tamponi, Dott. Andrea Bernardino e Dott. Nicola Caschili, ha accolto il ricorso di ammissione alla procedura del concordato preventivo presentato dall’Associazione Italiana Assistenza agli Spastici.

Il Tribunale, con decreto C.P. n. 17/2019, concede all’Aias il termine di 60 giorni per il deposito del piano, della proposta e di tutta la documentazione prevista dall’art. 161, commi 2 e 3 della Legge fallimentare. Dispone ancora, che l’Aias Cagliari depositi con periodicità mensile informazioni relative sia alla situazione contabile, patrimoniale e finanziaria, sia all’attività compiuta in ordine alla predisposizione della proposta e del piano, con la prima scadenza mensile fissata al 31.10.2019, mentre le successive all’ultimo giorno di ogni mese. Nomina inoltre  commissari giudiziali i dottori commercialisti Gianluca Fadda e Giuseppe Aste.

Intervistato da Quotidiano Sanità, il Presidente della Commissione d’inchiesta sul perdurare dello stato di insolvenza dell’Aias, Gianfranco Ganau, commenta: “Un’aspetto è quello del tribunale del fallimento, cioè della sostenibilità aziendale che riguarda le valutazioni che dovrà fare il tribunale, e l’altro è quello del mantenimento delle condizioni per operare col regime di convenzione con il pubblico. Noi abbiamo accertato che all’Aias sono stati destinati 107.486.000 euro in cinque anni e a fronte di queste entrate certe, c’è un debito residuo di 1.697.000 euro che non è in grado di coprire minimamente gli stipendi. Quindi il mancato pagamento delle retribuzioni – puntualizza Ganau - è una causa di interruzione del rapporto convenzionale con la Regione. Io credo dunque che a questo ci si debba attenere, al di là delle scelte che farà il tribunale sulla sostenibilità o meno dell’azienda, che è un altro problema, che non riguarda la politica e i rapporti tra la politica e la pubblica amministrazione e una associazione privata. Sono convinto che non ci siano strade alternative a quella di un superamento dell’attuale rapporto convenzionale con l’Aias. Poi i modi e i tempi spettano all’assessorato alla Sanità definirli, nella comprensione che si tratterà comunque di una fase di transizione delicata”.

Nel frattempo i dipendenti dell’Aias riunitisi giovedì 17 ottobre presso la Camera del Lavoro da FP CGIL, FP CISL e UIL FPL, appresa la notizia dell’estremo tentativo dell’Aias di voler prolungare la propria continuità con la richiesta di un concordato fallimentare avanzata al Tribunale di Cagliari, hanno affidato alle Segreterie sindacali territoriali, regionali e nazionali, il compito di attivare e proseguire ogni necessario confronto, sia verso l’Assessorato alla Sanità della Regione Sardegna che verso il Ministero della Sanità, ed hanno affermato di voler proseguire e rafforzare la mobilitazione, fino al definitivo superamento dello “status quo”. A sostegno della corretta conclusione della vertenza, l’Assemblea ha conferito alle Segreterie regionali di FP CGIL, FP CISL e UIL FPL il mandato ad indire un pacchetto di 10 giornate di sciopero entro la fine del mese di novembre e le opportune mobilitazioni di piazza.

Le lavoratrici e i lavoratori di Aias si rivolgono, dunque, “a tutte le Istituzioni, all’Assessorato per la Sanità della Regione Sardegna, ai Ministri della Salute e del Lavoro, al Prefetto e allo stesso Tribunale di Cagliari, perché - anche attraverso l’immediato commissariamento dell’Aias - si perfezioni la svolta che è necessaria, avviando immediatamente la transizione della gestione dei servizi verso un progetto alla cui realizzazione le lavoratrici ed i lavoratori chiedono di poter contribuire. La speranza di questa svolta non si sarebbe aperta senza le lotte dei dipendenti, senza i loro scioperi, le manifestazioni, la loro resistenza ai licenziamenti di rappresaglia, ai provvedimenti disciplinari ed ai trasferimenti ritorsivi, senza le loro iniziative legali e, infine, senza la decisione di tante e tanti di loro che, dimettendosi per costruire altri progetti professionali e personali, hanno scelto di far valere la giusta causa della propria decisione”.

Elisabetta Caredda
21 ottobre 2019
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