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QS Edizioni - mercoledì 13 novembre 2019

Scienza e Farmaci

Disabili & Sport. Tante novità hi-tech ma non per tutti. Il dossier di Confindustria Dispositivi medici

immagine 15 ottobre - L’innovazione per ausili e protesi che permettono ai disabili di praticare sport fa passi da gigante, con incredibili novità. Carrozzine all’avanguardia, protesi ultra moderne e mani robotiche. Con la tecnologia che ridà inoltre speranza ai non vedenti. Il problema è che questa innovazione rimane un miraggio per oltre 3 milioni di disabili italiani, dei quali solo il 10 % pratica attività sportiva. La denuncia di Confindustria dispositivi medici nel “Dossier su sport e disabilità”
Se l’innovazione per ausili e protesi che permettono ai disabili di tornare a praticare sport fa passi da gigante con prodotti sempre più innovativi, nel nostro paese l’accesso a questa innovazione è fortemente preclusa agli oltre 3 milioni di persone con gravi disabilità. Di queste infatti solo il 10 % pratica attività sportiva, per colpa di un sistema che esclude dalla rimborsabilità ausili e protesi.

A fare il punto della situazione, e mettere a confronto ragazzi disabili, atleti paraolimpici e le aziende produttrici, tra il 12 e il 13 ottobre al Dynamo Camp si è svolto il “Medical Device Challenge”. Due intense giornate di sfide sportive organizzate da Confindustria Dispositivi Medici e Fispes (Federazione Italiana Paraolimpici e Sperimentali, per dialogare su come i disabili potranno accedere alle tecnologie sempre più raffinate e sostenere i costi di questa innovazione non rimborsata.

Proprio per questo Confindustria Dispositivi Medici ha redatto il “Dossier su Sport e disabilità”. Ne parla il Presidente di Confindustria Dispositivi Medici Massimiliano Boggetti, che ricorda come “La tecnologia insieme alla volontà ha trasformato la disabilità in abilità, non solo per i campioni paraolimpici ma anche per quei 270 mila disabili che praticano sport in Italia” che continua “un numero in crescita ma che rappresenta solo il 10 % delle persone con gravi disabilità”.

Dalle storie dei campioni, che grazie a questi dispositivi e alla loro forza hanno ritrovato la vitalità, ma anche ai disabili che senza l’ambizione delle paraolimpiadi vorrebbero praticare sport amatoriale, e che si trovano la strada ancora più sbarrata.  Se le aziende promuovono l’innovazione permettendo di praticare anche sport acquatici e nautici, i costi rendono ancora un miraggio l’utilizzo di queste tecnologie per tutti. Ecco nel dettaglio il Dossier Confindustria Dispositivi Medici su conquiste, sfide, storie e innovazione su ausili e protesi, per superare quella che per i disabili è una vera e propria corsa a ostacoli.
 
Ausili sempre più all’avanguardia. E una speranza per i non vedenti
Ma come emerge dal Dossier di Confindustria dispositivi medici, i progressi e le novità nella produzione di ausili generati dalle aziende fanno grandi progressi. Lo dimostra la fiera di Dusseldorf “Rehacare”, dedicata interamente ad ausili e protesi dove emerge come le aziende si impegnano non solo a promuovere il progresso ma cercano contemporaneamente di ridurre i costi.

Ne è un esempio il trasferimento dell’uso di carbonio dalle auto alle carrozzine, così da produrre carrozzine per hockey o calcio con ausili smontabili, o quelle da tennis e basket che hanno un costo contenuto che non supera i 1.600 euro.  Tra i device vincenti, le carrozzine da calcio che sostituiscono protesi e stampelle, grazie a paraurti anteriori in grado di controllare la palla, canoe per persone in carrozzina e tavole da paddle con carrozzina ancorata per evitare rovesciamenti.

C’è poi la Buggy bike, la prima bicicletta che permette di discendere impervi sentieri con quattro ruote e l’ebuggy che utilizza la propulsione elettrica. Nel campo delle protesi c’è l’innovativo “ginocchio sportivo”, costruito per resistere a carichi di lavoro elevati generati durante la corsa, e le “protesi invisibili”, per chi non vuole dispositivi evidenti, utili non solo ai disabili ma anche agli anziani che vogliono praticare sport.

Ultra rivoluzionarie le “mani robotiche”, che collegandosi all’arto amputato si muovono seguendo i muscoli, e che possono permettere di gestire un tablet e lavorare permettendo l’esecuzione di varie mosse. 

L’innovazione ha inoltre acceso una luce di speranza anche per i non vedenti. Nell’ospedale di Moorfields Eye di Londra sono stati installati a due pazienti ciechi dei microchip, che gli hanno permesso di riacquistare la vista parzialmente. Una notizia che riguarda anche il nostro paese, dove a Pisa, il professor Stanislao Rizzo, ha installato all’interno del bulbo oculare una retina artificiale capace di restituire immagini al cervello, tramite connessione con il nervo ottico.
 
Ma l’innovazione è inaccessibile e mancano i fondi
Se nei centri di riabilitazione dei Paesi del Nord Europa e Nord America i disabili sono inseriti in gruppi che svolgono attività di sport terapia, da noi questo non avviene, nonostante alcuni passi in avanti sono stati compiuti. Il Presidente dell’associazione ausili di Confindustria Alessandro Berti ricorda “Le strutture sportive adatte sono ancora poche, e c’è un problema di accessibilità all’attrezzatura tecnica” e aggiunge “è importante che le strutture dotate di protesi e ausili collaborino insieme a tecnici ortopedici, fisioterapisti e istruttori”.

L’atleta paraolimpica Giusy Versace, ha indicato un provvedimento di 40 milioni di euro da destinare ad ausili e protesi destinati ai disabili che vogliano praticare Sport nei Lea (livelli di essenziali di assistenza che elencano ciò che è rimborsabile dal nostro sistema sanitario), sottolineando come questi soldi potrebbero essere recuperati. Se si considera soprattutto che lo sport migliora le condizioni di salute fisica andando a far risparmiare in futuro lo Stato in possibili cure sanitarie.  La Conferenza delle Regioni espresse a gennaio scorso dei dubbi sulla copertura dei 40 milioni, contestando come non fossero specificati i criteri di ripartizione degli oneri.

Per chi perde la funzionalità del proprio corpo per malattie o incidenti stradali c’è poco o nulla, nonostante quest’anno l’Inps sia riuscito a inserire alcuni ausili nel proprio nomenclatore.  Contemporaneamente le associazioni, sono riuscite a far passare il principio che, nelle cause di risarcimento danni a seguito di incidenti stradali, le assicurazioni si facciano carico per chi praticava sport di ausili e protesi, che per un giovane di 20 anni si aggirano tra uno o due milioni di euro.  
 
Il diritto allo Sport. E l’appello del presidente di Confindustria Dispositivi Medici al Ssn.
Un altro punto fondamentale è la personalizzazione delle protesi sportive. Lo spiega uno dei soci artigiani di Arte Ortopedica, alla quale fa riferimento Bebe Vio da oltre 10 anni, che racconta come il corpo della campionessa a 13 anni era in piena crescita con le protesi che necessitavano continui aggiustamenti.

Una questione che riguarda anche tutti disabili che praticano sport in modo amatoriale. Intanto le carrozzine sportive sono in continua evoluzione, disponibili per tutte le discipline, addirittura per la pratica del Sumo. La tecnologia è riuscita a sdoganare anche gli sport nautici e acquatici, come le già citate tavole da paddle o il progetto Sea4All dove la vela diventa alla portata dei disabili, e in alcuni casi possono essere governate tramite il soffio della bocca.

Bene, tutta questa innovazione è disponibile, ma la partita più difficile ora rimane renderla accessibile a quegli oltre 3 milioni di disabili italiani che vorrebbero accedervi, e ritrovare un’opportunità di rivivere la propria vita con il sorriso e la gioia. Intanto le due giornate del 12 e 13 ottobre del “Medical Device Challenge” sono state l’opportunità per costruire un dialogo, e permettere al meglio di affrontare questa corsa verso l’innovazione.
Come conclude il Presidente Confindustria dispositivi medici Massimiliano Boggetti “Un investimento quello delle aziende che fa risparmiare in cure e assistenze e che sarebbe giusto venisse riconosciuto anche dal nostro Ssn attraverso la rimborsabilità di ausili e protesi, affinché l’innovazione non rimanga un privilegio per pochi”.
 
 
Federico Ruggeri
15 ottobre 2019
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