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QS Edizioni - venerdì 18 settembre 2020

Scienza e Farmaci

Studio Italia-Usa-Canada. Selezionati tre anticorpi capaci di neutralizzare il  Sars-Cov-2. Intervista a Giuseppe Novelli

immagine 16 maggio - I ricercatori del centro Trac, in Canada, in collaborazione con l'Università di Boston e di Roma Tor Vergata, hanno selezionato tre anticorpi altamente neutralizzanti contro Sars-Cov-2. I primi risultati in vitro e sugli animali sono incoraggianti, forse in pochi mesi si passerà alle sperimentazioni cliniche di quello che potrebbe essere un farmaco altamente specifico per la Covid-19. “Se venisse prodotto questo sarebbe un farmaco specifico contro il virus, e per ora non ne esistono”
La risposta è negli anticorpi. Gli anticorpi sono le molecole, specifiche, che il nostro sistema immunitario produce per combattere un patogeno nel corso della malattia, sono le proteine che, a lungo andare, anche dopo la guarigione, proteggono da una seconda infezione e sono le stesse che i vaccini fanno produrre al sistema immunitario a scopo preventivo per proteggere dai virus. In questo periodo abbiamo sentito parlare tanto di anticorpi, proprio ieri l’Aifa ha autorizzato uno studio per valutare l’efficacia della somministrazione, ai pazienti affetti da Covid-19, del plasma contenente gli anticorpi di coloro che sono guariti dall’infezione. La plasmaferesi non è una novità, è in sostanza una trasfusione, ed è un approccio adottato da decine di anni.

Le più moderne tecnologie consentono perfino di produrre immunoglobuline in modo sintetico e di selezionare in modo altamente specifico quelle più efficaci contro un patogeno. Ed è ciò che hanno fatto i ricercatori dell'Università di Toronto, nel laboratorio di Sachdev Sidhu.
 
Le ricerche vengono condotte in collaborazione con l’Università di Boston negli Stati Uniti e con l’Università di Roma Tor Vergata e presto, l’Italia, l’India e il Canada vorrebbero passare alle sperimentazioni cliniche. Ne parliamo con Giuseppe Novelli, Genetista dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e dell’Università del Nevada (USA).

Professor Novelli, Come funziona il vostro approccio e quanti anticorpi monoclonali avete selezionato contro il virus?
La selezione è avvenuta usando una delle più grandi librerie di anticorpi esistenti al mondo, quella del centro Trac (Toronto Recombinant Antibody Centre). Per prima cosa si disegna un anticorpo che riconosce il modo specifico l’epitopo, una parte antigenica del patogeno, nel nostro caso un frammento poco variabile (che muta di meno) della proteina Spike di Sars-Cov-2, che consente l’ingresso del virus nella cellula. Poi si osserva quale degli anticorpi presenti nella libreria lega l’epitopo in maniera più efficiente. In questo modo abbiamo identificato una decina di anticorpi, tre dei quali presentano un’altissima attività neutralizzante. I primi test in vitro (sulle cellule) dimostrano l’efficacia dei tre anticorpi nell’impedire l’ingresso del virus nelle cellule, sono in corso i test sugli animali per verificare la tossicità delle molecole.

Quando dovrebbero iniziare le sperimentazioni cliniche?
Vorremmo che le prime sperimentazioni sui pazienti partissero in Italia, Canada ed India. Attualmente stiamo preparando i dossier necessari da sottoporre alle agenzie di regolazione e chiedendo sponsorizzazioni istituzionali. Siamo Università, non aziende farmaceutiche, e trasformare una molecola in un farmaco non è un processo immediato. Certo questa situazione e le nuove tecnologie hanno ridotto notevolmente i tempi della ricerca, basti pensare ai vaccini che in genere vengono prodotti in tempi molto lunghi, anche dieci anni, e ora c’è la prospettiva di averne uno in due anni.

Quali sarebbero i vantaggi dell’uso di questi anticorpi?
Se venisse prodotto questo sarebbe un farmaco specifico contro il virus, e per ora non ne esistono. Al momento usiamo dei farmaci cosiddetti “riposizionati”, messi a punto per altre patologie che sappiamo potrebbero essere efficaci contro Sars-Cov-2 grazie a studi di genetica e biologia molecolare.
Questo approccio poi è molto interessante, perché se il virus dovesse mutare, e i virus mutano, sarebbe facile “aggiustare il tiro”, e selezionare anticorpi più specifici per la proteina modificata. Si potrebbe fare nel giro di poche settimane.

Potrebbe essere un approccio alternativo alla plasmaferesi?
La plasmaferesi è un processo simile, anche se meno specifico. Vengono forniti al paziente tutti gli anticorpi, neutralizzanti e non, attraverso il plasma dei guariti. E’ una tecnica nota da 100 anni già impiegata con qualche successo contro la rabbia, l'epatite B, la poliomielite, il morbillo, l'influenza, l'Ebola e altri agenti patogeni. La plasmaferesi potrebbe fornire un'immunità umorale a breve e medio termine in attesa di farmaci specifici e dei vaccini. Il nostro potrebbe essere uno strumento in più. In questa fase ogni arma è utile per combattere il nemico che conosciamo ancora poco.
 
C.d.F.
16 maggio 2020
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