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QS Edizioni - mercoledì 20 novembre 2019

Studi e Analisi

L’importanza dei nuovi determinanti della salute

immagine 20 ottobre - L'Italia, come spiegato dall'assistant director-general dell'Oms Ranieri Guerra, è uno dei paesi più infelici al mondo. Un determinante il cui peso compromette indubbiamente lo stato di salute. Accanto ai determinanti di salute tradizionale, c'è poi il determinante legale. Il determinante legale di salute spiega come si creano le leggi, come si mettono in pratica e come si fanno rispettare.
Il nostro è uno dei Paesi più infelici del Mondo. Nell’ultimo rapporto rapporto dell‘Onu, per il settimo anno consecutivo, nella classifica dei paesi più felici del mondo l’Italia guadagna qualche posizione rispetto al passato, conquistando il 47 posto, ma è sempre giù nell’elenco dei 50 paesi più felici del mondo.
 
Lo ha sottolineato Ranieri Guerra, Assistant Director-General all’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un passaggio della sua pregevolissima ed interessantissima Lectio Magistralis tenuta all’inaugurazione della ventesima edizione dell’International Syimposium delle Giornate della Scuola Medica salernitana dal titolo The burden of choice: the science, ethics and economics of resource allocation in health care, svoltosi a Salerno.
 
Si tratta di un determinante della salute da considerare con attenzione, ha detto Guerra, il cui peso compromette indubbiamente lo stato di salute, se si considerano i criteri di valutazione adottati. Sulla classifica, infatti, che spesso viene messa in discussione, influiscono vari parametri. Innanzitutto il Prodotto Interno Lordo ovvero il PIL grazie al quale è possibile capire qual è il benessere economico di una singola nazione e ancora il reddito pro-capite.
 
Inoltre influiscono nella composizione della classifica parametri come l’aspettativa di vita, il tasso di criminalità, il livello di istruzione ed infine il tasso di occupazione. Entrano cioè in gioco elementi che generano stress, depressione, disattenzione alla cura di malattie, rifiuto di adesione a campagne di prevenzione o promozione della salute.
 
Le politiche pubbliche, quindi, dovrebbero tener conto di tutti i fattori economici, sociali ed ambientali che incidono sul benessere della persona, impegnando i Governi ad un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone. In testa alla classifica c’è la Finlandia, dove i primati tecnologici fanno il paio con quelli ambientali; l’educazione alla libertà, che inzia con il diritto di camminare nella natura, con l’equità sociale e di genere, come il mese di congedo parentale.
 
Accanto ai determinanti di salute tradizionale, l’alto dirigente OMS ha indicato un elemento inusuale, il determinante legale, quello che stabilisce “le regole del gioco” e che dovrebbe essere sviluppato maggiormente con l’aiuto di una comunicazione chiara ed esaustiva che spiega perché sopprimere una struttura o ridemensionare un servizio in sanità per evitare una dispersione inutile delle già esigue risorse. La formula come usare la legge per attuare interventi legislativi per la salute efficaci, giusti e basati su prove di efficacia va coniugata insieme alla necessità di creare competenze e meccanismi di coordinamento tra legge e salute, dal livello nazionale a quello globale: un cammino lungo e tortuoso, minato da ostacoli apparentemente insormontabili.
 
Il determinante legale di salute spiega come si creano le leggi, come si mettono in pratica e come si fanno rispettare; espone gli obblighi degli stati per garantire salute ai cittadini; chiarisce come le leggi possono condizionare, positivamente o negativamente, gli esiti di salute; identifica infine gli attori principali del sistema a livello globale. Nel far questo, offre numerosi esempi, dalle varie leggi sviluppate nel tempo per il controllo del tabacco ai regolamenti sanitari internazionali, dai brevetti sui farmaci ai sistemi per la risoluzione delle dispute, dai trattati vincolanti agli strumenti normativi non vincolanti, come i codici di condotta o le raccomandazioni dell’OMS.
 
Tra le numerose provocazioni lanciate da Ranieri Guerra, ci sembra opportuno riportare il costo dell’inazione, inteso come elemento destabilizzante della salute, alla base dell’incremento di malattie, mancanza di cibo e ore di lavoro perse, quale conseguenza dei cosiddetti cambiamenti climatici. Secondo il rapporto Lancet, dagli anni ’90 la vulnerabilità alle ondate di caldo è aumentata regolarmente in tutto il mondo, con 157 milioni di persone in più esposte al caldo estremo nel 2017 rispetto al 2000. In media, nello stesso periodo, una persona ha sperimentato un’ondata di caldo 1,4 giorni in più all’anno. Questo equivale a 153 miliardi di ore di lavoro perse nel 2017, cioè un aumento di più di 62 miliardi (3,2 miliardi di settimane di lavoro) dal 2000.
 
Gli effetti diretti dei cambiamenti climatici comprendono anche le condizioni meteorologiche estreme: 712 eventi meteorologici estremi verificatisi nel 2017 hanno comportato perdite economiche per 326 miliardi di dollari, circa il triplo delle perdite economiche del 2016. Anche le piogge possono provocare grandi cambiamenti nella trasmissione di importanti malattie vettoriali o idriche. Nel 2016 la trasmissione del virus della dengue ha raggiunto il più alto livello mai registrato, arrivando rispettivamente a più 9,1% per la zanzara Aedes aegypti e a più 11,1% per la zanzara Aedes albopictus rispetto ai livelli degli anni ‘50.

Se si guarda alle malattie ad alto rischio rispetto alle aree che potrebbero essere interessate, il Baltico fa registrare un +24% per la zona costiera che può essere colpita da un’epidemia di Vibrio cholerae, e, nel 2016, gli altopiani dell’Africa subsahariana a hanno avuto in aumento del 27,6% della possibilità di trasmissione della malaria rispetto ai livelli degli anni ‘50. Per quanto riguarda i rendimenti agricoli, una simulazione in tutte le regioni del globo dimostra che 30 Paesi mostrano tendenze ad un calo, invertendo il trend al miglioramento che dura da decenni.
 
Citando un recente rapporto dell’OCSE, in termini comprensibili e completi, è stata evidenziata la valutazione dell’impatto di tali tendenze sull'ambiente qualora l'umanità non attuasse politiche più ambiziose per migliorare la gestione delle risorse naturali, attraverso politiche che potrebbero contribuire a migliorare lo scenario ambientale. Il rapporto si concentra sui quattro settori più urgenti : il cambiamento climatico, la biodiversità, le risorse idriche e gli impatti dell'inquinamento sulla salute. Lo studio dell'OCSE giunge alla conclusione che è necessario agire ora in modo urgente al fine di evitare notevoli costi e conseguenze dell'inazione tanto in termini economici quanto umani.

Domenico Della Porta
Presidente Osservatorio Nazionale Malattie Occupazionali e Ambientali
Università degli Studi di Salerno
20 ottobre 2019
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