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QS Edizioni - venerdì 22 novembre 2019

Regioni e Asl - Veneto

Cessione ospedale S. Antonio di Padova. Il caso approda in Senato, interrogazione di Laura Stabile

immagine 10 ottobre - La senatrice di Forza Italia ha presentato una interrogazione ai ministri della Salute e degli Affari regionali a garanzia del diritto alla salute e della legittimità del processo di cessione dell’ospedale dall’Aulss 6 Euganea all’Aou di Padova. Per la senatrice “occorrerebbe aprire un tavolo di confronto fra amministrazioni, dipendenti e le associazioni dei cittadini”. IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE
Le polemiche sulla cessione del dell’ospedale Sant’Antonio di Padova dall’Aulss 6 Euganea all’Aou di Padova arrivano in Senato. Accade attraverso una interrogazione che la senatrice Laura Stabile (Fi) ha presentato ai ministri della Salute e degli Affari regionali per chiedere garanzie sul processo in corso, anche in termini di prestazioni e servizi da assicurare ai cittadini.

“Secondo quanto riportato dagli organi di stampa - fa notare la senatrice nell’atto - la decisione della Giunta regionale ha provocato numerose proteste; per medici e cittadini la cessione del Sant'Antonio all'azienda ospedale-università resta illogica, illegittima, contraria alle sue prerogative assistenziali e nel ricorso presentato dal sindacato dei medici Anaao-Assomed sono state evidenziate le anomalie di questo passaggio. Secondo quanto si legge, sembrerebbe che non venga rispettato il piano socio-sanitario regionale 2019-2023. La cessione del Sant'Antonio determinerebbe per la Aulss 6 la privazione tout court di un presidio importante, tenuto conto che si tratta di ospedale volto a garantire cure di media e bassa com- plessità, e la stessa non rispetterebbe il principio di prossimità, a cui hanno diritto i cittadini di Padova e del suo hinterland”.

Inoltre “sembrerebbe non essere chiara anche la natura giuridica del passaggio: ufficialmente, negli allegati alla delibera, si parla solo di "comodato d'uso gratuito", senza specificarne la durata, il che riguarderebbe l’immobile”.

Tra le altre cose, Stabile evidenzia anche le conseguenze sulle carriere dei medici ospedalieri, “il cui inquadramento di prospettiva cambierebbe per il diverso sistema organizzativo cui andranno incontro, col rischio ulteriore di occupare posizioni marginali sotto la sfera d'influenza dell'azienda ospedaliera-universitaria, incidendo in maniera sfavorevole sia sulle aspettative di carriera, ovvero inserendo elementi di incertezza e aleatorietà rispetto ai meccanismi ordinari di svolgimento della carriera stessa, sia sulle retribuzioni complessive”.

“Le preoccupazioni dei sindacati e dei cittadini - osserva Stabile - sono molteplici e ancora da risolvere, probabilmente a parere dell'interrogante occorrerebbe aprire un tavolo di confronto fra amministrazioni, dipendenti e le associazioni dei cittadini”.

La senatrice chiede dunque di sapere “se Ministri in indirizzo, per quanto di loro competenza, siano a conoscenza dei fatti esposti e se ritengano che l'atto assunto non sia coerente e irrispettoso della normativa regionale vigente”. Ma anche “se non ritengano che tale atto possa produrre una diretta lesione del diritto alla salute e al sistema delle cure a media e bassa complessità per 420.000 cittadini padovani e un'irrimediabile lesione dei diritti e delle aspettative lavorative degli appartenenti all'area della dirigenza medica ospedaliera”.
10 ottobre 2019
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