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Fiaso. In Umbria e Marche reti cliniche e Pdta per cure più appropriate

Negli ospedale umbri e marchigiani 8 esperienze di Pdta su altrettante patologie. Questa la ricetta per dare scacco all’inappropriatezza di ricoveri e accertamenti diagnostici. Per il presidente Fiaso, Francesco Ripa di Meana: "Conoscere quanto ciascuna voce di spesa grava nella determinazione del costo medio totale permettedi mettere a punto le più opportune linee strategiche per l’articolazione della propria offerta erogativa”.

24 SET - Percorsi assistenziali a misura di paziente (i Pdta) e presa in carico del paziente da parte di team di professionisti sanitari appartenenti a strutture diverse (reti cliniche). Due strumenti per offrire cure più efficaci riducendo i costi. Negli ospedale umbri e marchigiani 8 esperienze di Pdta su altrettante patologie.
 
Asl e ospedali di Umbria e Marche presentano la loro ricetta, condivisa da molte altre Aziende sanitarie in Italia, per dare scacco all’inappropriatezza di ricoveri e accertamenti diagnostici: Pdta, ossia percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali condivisi da medici e professionisti sanitari e reti cliniche, “meta-ospedali e meta-Asl” dove, come in una “staffetta”, medici, infermieri e servizi prendono in carico il malato al di là dei confini dell’Azienda sanitaria o ospedaliera dov’è materialmente in cura o ricoverato. A pochi giorni dall’emanazione del decreto che ha stilato la lista delle prestazioni inappropriate, non più erogabili a carico dell’Ssn, la Federazione di Asl e ospedali, ha promosso ad Ancona un confronto tra le esperienze umbre e marchigiane sui due strumenti di governo clinico che negli ultimi anni si stanno diffondendo nel Paese, promettendo migliore qualità dell’assistenza e sostenibilità del sistema. Un duplice obiettivo al quale molte Aziende sanitarie stanno avvicinandosi, come dimostrano le due recenti ricerche Fiaso su Pdta e reti cliniche, da cui prende le mosse il confronto del 24 settembre nel capoluogo marchigiano.


Quella delle reti cliniche è una rivoluzione in atto da tempo ma che negli ultimi anni, grazie all’impulso del management sanitario pubblico, ha subito una decisa accelerazione. In primis a favore dei pazienti, che con il sistema di assistenza “in rete” hanno al proprio fianco team più allargati e competenti di professionisti. Per capire: mi ricovero in cardiologia all’ospedale X ma il mio caso viene seguito anche dal medico nefrologo dell’ospedale Y che si è specializzato nelle nefropatie dei malati cardiopatici. Un esempio che vale anche per chi non ha bisogno di ricovero ma è preso in carico dalla propria Asl, che lavora “in rete” con i professionisti di altre Aziende sanitarie, per stabilire i percorsi terapeutici o diagnostici migliori.

Ma anche i Pdta stanno diventando un modus operandi sempre più diffuso tra le Aziende sanitarie pubbliche, come dimostrano gli otto percorsi terapeutici e assistenziali messi a punto dalle Aziende ospedaliere delle due Regioni che saranno presentati durante i lavori. Quelli su: obesità, diabete nel paziente adulto, cancro al polmone e mielolesioni degli Ospedali riuniti di Ancona; scompenso cardiaco e asma bronchiale dell’Azienda ospedaliera universitaria di Perugia; demenza, realizzato dagli Ospedali Riuniti di Pesaro.

Obiettivi dei Pdta, come ricorda la Ricerca Fiaso sono: 1) rendere più efficaci gli sforzi delle Asl nell’offrire ai cronici condizioni di cura di qualità grazie all’epidemiologia nominativa, che consente di conoscere non solo quanti sono, ma anche chi sono i pazienti con una determinata malattia; 2) offrire evidenze rispetto al tema del finanziamento per patologia, un approccio che richiama quello dei Drg, il sistema di pagamento “a tariffa” delle prestazioni ospedaliere, ma che per i Pdta significa soprattutto definire un percorso unitario di cura ed assistenza che va dalla diagnosi, passando per il trattamento, per concludersi con il follow-up del paziente. Tutto questo con un occhio attento all’appropriatezza e alla sostenibilità economica del sistema.
Due esempi su tutti di come i Pdta facciano bene a pazienti e casse pubbliche vengono dai percorsi sul trattamento dei diabete nel paziente adulto degli Ospedali riunti di Ancona e dello scompenso cardiaco, dell’Ospedale di Perugia.
 
L’esempio del Pdta sul Diabete
In Italia le persone con diabete di tipo 1 sono circa 300.000 e l’incidenza di questa condizione è in aumento in tutto il mondo (tra il 2001 e il 2009 l’incidenza di diabete di tipo 1 nei soggetti al di sopra dei 20 anni è aumentata del 23%, il che significa che il numero degli adulti ai quali viene diagnosticata la malattia cresce del 3% ogni anno). Il diabete di tipo 1 si sviluppa in genere durante gli anni dell’adolescenza, ma può comparire anche in bambini piccolissimi (in età neonatale) o in adulti di ogni età (circa il 30% dei casi è diagnosticato in età adulta). Ecco perché gli Ospedali riunti di Ancona hanno ritenuto necessario un PDTA per poter diagnosticare correttamente quale forma di diabete mellito sia insorta nel paziente adulto e soprattutto per poter trattare tempestivamente, correttamente ed efficacemente le complicanze acute: cheto-acidosi, shock, coma. Passata la fase acuta o nel caso non fosse ancora insorta, il paziente adulto viene preso in carico dalla Clinica di endocrinologia in quanto Centro antidiabetico (CAD) in rete con gli altri CAD regionali per la corretta gestione e follow-up. Una corretta gestione del diabete consentirà di prevenire l’insorgere delle complicanze, spesso legate alla durata e al compenso metabolico, che rappresentano il rischio peggiore associato a questa malattia. L’iperglicemia può danneggiare molti organi come l’occhio, il rene, il sistema cardiocircolatorio e il sistema neurovegetativo.

Per una corretta prevenzione, sia primaria che secondaria, delle complicanze del diabete di tipo 1 è assolutamente indispensabile tenere sotto controllo i valori della glicemia. A questo scopo è fondamentale il monitoraggio continuo del compenso metabolico attraverso la valutazione dei valori dell’emoglobina glicata (che fornisce un’indicazione retrospettiva dell’andamento della glicemia nelle precedenti 6-8 settimane) e l’autocontrollo domiciliare della glicemia, che permette di individuare con precisione l’intensità e i momenti in cui si verificano gli scompensi metabolici, permettendo così di perfezionare la terapia sulla base dei risultati.
 
E quello sullo scompenso cardiaco
Lo scompenso cardiaco (SC) è oggi in Italia, come in tutto il mondo occidentale, una delle patologie croniche a più alto impatto sulla sopravvivenza, sulla qualità di vita dei pazienti e sull’assorbimento di risorse. Il costo economico è notevole, stimabile intorno al 2% della spesa sanitaria globale, legato soprattutto all’elevato tasso di ospedalizzazioni (5% del costo di tutti i ricoveri).

È ormai appurato che un percorso assistenziale dedicato e integrato con il territorio, come quello avviato dall’Azienda ospedaliera e universitaria e dall’ASL 1 di Perugia, è in grado di ridurre il tasso di ospedalizzazione per SC. Si tratta di un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) che prevede l’implementazione di forme alternative al ricovero (ambulatorio, day service, cure intermedie, cure domiciliari), in stretta collaborazione con i medici di medicina generale e con i distretti territoriali. Dal processo di miglioramento dell'appropriatezza della presa in carico si attende: a) la prevenzione delle instabilizzazioni b) l’individuazione dei ricoveri potenzialmente prevenibili c) la riduzione delle riammissioni e della mortalità a 30 giorni. Il progetto potrà inoltre consentire il recupero di una quota di capacità produttiva utilizzabile per migliorare l’appropriatezza delle cure e per strutturare percorsi assistenziali efficaci tra ospedale e territorio e tra le diverse tipologie di ospedale (Aou e presidio territoriale).
 
Ripa di Meana, Presidente Fiaso: “Pdta e reti cliniche la nostra risposta all’inappropriatezza”
“I Pdta, insieme alle reti cliniche, sono la risposta alla inappropriatezza delle cure già messa in atto da larga parte delle Aziende sanitare pubbliche -commenta il Presidente Fiaso, Francesco Ripa di Meana -. La stima dei costi dei percorsi diagnostico terapeutici e assistenziali costituisce una condizione fondamentale per migliorare la programmazione delle attività aziendali. Conoscere quanto, e in quale maniera, ciascuna voce di spesa (ricoveri, pronto soccorso, farmaci, specialistica, ecc.) grava nella determinazione del costo medio totale permette alle direzioni aziendali e territoriali di mettere a punto le più opportune linee strategiche per l’articolazione della propria offerta erogativa per processi di salute”.
 
Paolo Galassi, Direttore generale AOU Ospedali riuniti di Ancona: “I percorsi vengono incontro alla esigenze dei pazienti e anche dei professionisti”
“La nostra regione, negli ultimi anni, ha dato forte impulso alla creazione di reti cliniche secondo il modello hub & spoke, che prevede strutture centrali ad alta specializzazione e strutture periferiche che possono inviare alle prime i casi più complessi” racconta il Dg degli Ospedali riuniti di Ancona Paolo Galassi. “I percorsi diagnostico terapeuti assistenziali si inseriscono all’interno di questi network tra più Aziende sanitarie: una soluzione che va incontro non solo alle esigenze dei pazienti, ma anche dei professionisti e di tutto il sistema, permettendo una gestione appropriata e quindi un impiego efficiente delle risorse”, aggiunge Galassi, sottolineando come, dal 2013, l’Azienda che dirige abbia introdotto sette nuovi Pdta.
 
Walter Orlandi, Direttore generale AOU di Perugia: “Le eccellenze sono molte, per questo è importante condividere esperienze e buone pratiche”
Secondo Walter Orlandi, Dg dell’Azienda ospedaliero universitaria di Perugia, “i processi di integrazione tra ospedale e territorio hanno subito, nell’ultimo periodo, una notevole accelerazione, ma rimangono da affrontare numerose criticità, soprattutto nel rapporto con le cure primarie e nella formazione dei professionisti. La nostra Azienda – prosegue – si è concentrata nella realizzazione di percorsi nel settore oncologico e nelle malattie respiratorie. Ma nel nostro sistema sanitario ci sono molte eccellenze: per questo è importante condividere le esperienze e le migliori pratiche realizzate dalle Aziende sanitarie del paese”.  

24 settembre 2015
© Riproduzione riservata


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