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Bei tempi quando la sanità delle Marche era benchmark

28 OTT - Gentile Direttore,
per molti anni, forte anche della buona posizione nella griglia di monitoraggio di erogazione dei LEA (livelli essenziali di assistenza) la Regione Marche è stata addirittura assunta a modello, a punto di riferimento, nella erogazione delle cure e dell’assistenza sanitaria e socio sanitaria. Dati alla mano, quelli della griglia LEA 2017, la Regione Marche con i suoi 201 punti era di molto superiore alla soglia della sufficienza, pari a 160, quanto alla erogazione delle attività di assistenza ospedaliera, distrettuale e di prevenzione.

Secondo il Ministero della Salute, tuttavia, per molte Regioni i dati di buona performance, quanto ad erogazione dei LEA, potrebbero essere derivati da una “staticità della griglia LEA” ovvero degli indicatori di valutazione fermi al 2015.

E così, da un calcolo fatto in via sperimentale dei dati delle Marche del 2016, sulla base dei nuovi indicatori di monitoraggio dei LEA, in vigore dal 1 gennaio 2020, la Regione Marche, pur restando adempiente rispetto ai LEA, non solo scivolerebbe dalla 8 alla 9 posizione nella griglia ma raggiungerebbe un punteggio appena sopra la sufficienza (pari a 60% per ogni ambito) specie con riguardo all’ambito della prevenzione e della assistenza ospedaliera: 61,74 quanto a prevenzione, 64,81 quanto ad assistenza ospedaliera e 71,39 quanto ad assistenza distrettuale.  


Addio benchmark?
Che cosa c’è che non funziona e che continua a non funzionare nella sanità regionale?

Certamente che è venuto meno il fatto di essere Regione di riferimento ma tenuto conto anche dei dati dell’Osservatorio Civico sul federalismo in sanità di Cittadinanzattiva, presentato il 24 ottobre, forse così tanto benchmark la nostra Regione non lo è mai stata.

Alcuni dati.
Nel 2017 ancora troppi cittadini della nostra Regione si sono rivolti per le cure ad altre Regioni e soprattutto sempre molti di più di quelli arrivati nelle Marche per farsi curare e quindi con un pesante saldo in negativo di circa 43 milioni di euro: insomma, la Regione Marche continua a non essere attrattiva quanto a servizio sanitario erogato e con ogni conseguente effetto anche in termini di finanziamento del medesimo.

Nell’ambito della prevenzione, dai dati dell’Osservatorio Civico sul federalismo in sanità di Cittadinanzattiva, anche nel 2017 non si è raggiunta la copertura vaccinale prevista: solo l’88,2% quanto a copertura vaccinale per parotite, rosolia e morbillo e soltanto il 50% quanto a vaccino anti-influenzale per adulti over 65 anni.

Ora, tenuto conto che nella nostra Regione, con una popolazione di circa 1 milione e mezzo di abitanti, il 25% degli abitanti è sopra i 65 anni, vuole dire che, calcolatrice alla mano, circa 180 mila marchigiani over 65 nel 2017 non hanno fatto il vaccino anti-influenzale.

Poi le liste d’attesa: se è pur vero che la nostra Regione è stata tra le prime in Italia ad adottare il nuovo piano nazionale di governo delle liste d’attesa ovvero ad aprile del 2019, quindi nei tempi previsti,  altrettanto vero è che da lì in poi ci sono state altre 3 delibere di giunta che di volta in volta hanno ridisegnato il piano di accesso a visite ed esami, fino ad arrivare ad affidare in via esclusiva al privato accreditato la funzione di garante nella erogazione della prestazione di primo accesso nei tempi previsti, nel caso di non rispetto di detti tempi da parte del servizio Pubblico.

Una scelta, questa, che Cittadinanzattiva delle Marche non ha condiviso né condivide in quanto non solo ha lasciato completamente fuori dal sistema di garanzia di erogazione della prestazione nei tempi previsti, nel caso di primo accesso, l’attività (pubblica) in intramoenia ma ha creato non pochi problemi per i cittadini di aree vaste o meglio delle province della nostra Regione dove, non essendo stati nel frattempo reperiti privati accreditati con funzione di garanzia nella erogazione delle prestazioni ambulatoriali (visite e/o esami) nei tempi previsti, gli stessi cittadini si sono visti costretti a spostarsi in province limitrofe e non solo, dove invece il privato accreditato è stato reperito, in barba al criterio della residenzialità, della prossimità e della raggiungibilità del nuovo piano di gestione delle liste d’attesa. 

Si pensi solo ad una persona anziana che abita sui nostri Appennini e che, pur di ricevere una prestazione tramite il servizio sanitario pubblico nei tempi previsti ovvero per il tramite del privato accreditato con funzione di garante, deve raggiungere un’altra provincia, diversa da quella dove risiede: sicuramente la risposta sarà quella di rinunciare alla prestazione o di rivolgersi al privato, pagando di tasca propria.

Insomma, sono molte le cose che continuano a non andare nella nostra Regione: in primo luogo le attività di prevenzione da implementare, migliorare, la questione della presa in carico, effettiva e reale, per tutte le persone in condizioni di fragilità sanitaria e socio sanitaria e poi, mi sia consentito di dire, anche dell’assistenza ospedaliera visto che, stando ai dati previsionali in base ai nuovi indicatori di monitoraggio dei LEA, anche l’assistenza ospedaliera con il suo 64,81% risulterebbe lontana da quel 100%  che è l’ottimo, il massimo.

Infatti, è sotto gli occhi e sulla pelle di tutti i marchigiani che la riorganizzazione della rete ospedaliera, con la trasformazione dei piccoli ospedali in ospedali di comunità, la previsione più teorica che pratica delle reti cliniche, così come la chiusura di punti nascita, anche in zone interne, disagiate dal punto di vista geografico e logistico, della nostra Regione, ha sicuramente inciso negativamente sul diritto alla salute quale diritto universale ed uguale per  tutti i cittadini delle Marche.

Insomma: più che benchmark diciamo che la sanità nelle Marche, volendo estendere un modo di dire in uso nella scuola, è brava ma non si applica, non più di tanto. 

Monia Mancini
Segretario Regionale Cittadinanzattiva delle Marche


28 ottobre 2019
© Riproduzione riservata


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