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La sanità a un anno dalle elezioni regionali. Il caso delle Marche

04 OTT - Gentile Direttore,
esattamente un anno fa si concludevano le elezioni regionali, elezioni in cui il tema della sanità ha fatto la differenza per il peso che ha nel bilancio e nell’agenda delle Regioni. I tempi sono maturi dunque per un primo bilancio della effettiva coerenza dell’azione di governo con gli impegni presi in campagna elettorale dalle nuove Giunte. Nel caso specifico della Regione Marche questo bilancio assume una particolare importanza visto il passaggio che le elezioni hanno segnato da un governo di centrosinistra, che durava da decenni, ad un governo di centrodestra.
 
Il programma elettorale del centrodestra delle Marche guidato dall’attuale presidente Francesco Acquaroli è poi stato trasferito dalla Regione nel Programma  di Governo 2020-2025. Il programma nella parte che riguarda e il sociale è caratterizzato dallo slogan “Nessuno resti solo” ed ha il seguente incipit: “In questi anni la sanità regionale ha subito tagli e troppi cittadini marchigiani si sono sentiti abbandonati. Occorre far recuperare qualità, diffusione territoriale e competitività al nostro sistema sanitario per riconquistare la fiducia dei cittadini, garantendo parità di servizi e diritti alla salute in tutti i territori delle Marche”.

 
La parola chiave del programma elettorale e di governo del centrodestra sulla sanità, parola poi risultata vincente, è stata “territorio” ed il punto chiave quello del “maggiore equilibrio della rete ospedaliera, evitando concentrazioni e con una diffusione nel territorio, per soddisfare il bisogno di salute di tutti i cittadini in tutte le comunità in modo paritario, anche in termini di spesa pro-capite.”  Dentro questo equilibrio era previsto anche di “completare la rete del 118, parimenti garantendo punti di primo intervento negli ospedali riqualificati, specialmente nelle zone interne e/o disagiate.” Data questa impostazione la campagna elettorale del centrodestra (e di conseguenza il suo Programma di Governo) è stata tutta centrata sulla riapertura dei piccoli ospedali e annessi Punti di Primo Intervento e sulla interruzione degli iter amministrativi che stavano portando alla concentrazione della rete ospedaliera attraverso la costruzione di tre nuovi ospedali al posto di sei “vecchi”.
 
In pratica con queste scelte prima elettorali e poi programmatiche si è deciso da parte della politica al governo della Regione che  il DM 70/2015 per le Marche non esiste visto che la rete ospedaliera delle Marche secondo questo Decreto avrebbe dovuto essere concentrata e non ulteriormente diffusa e che i Punti di Primo Intervento potevano essere previsti in forma temporanea esclusivamente a seguito della riconversione dell'attività di un ospedale per acuti in un ospedale per la postacuzie oppure in una struttura territoriale. Queste scelte del centrodestra hanno poi trovato forma nel Masterplan di Edilizia Sanitaria ed Ospedaliera di cui ho già parlato qui su QS come dimostrazione del fatto che  in assenza di qualunque forma di controllo centrale sulle politiche sanitarie regionali si concretizza una forme di autocrazia elettiva secondo cui la politica al governo delle Regioni risponde solo ai propri impegni elettorali, a prescindere dalla loro legittimità.
 
Se autocrazia elettiva deve essere, diventa interessante sapere che fine hanno fatto tutti gli altri impegni elettorali che poi sono confluiti nel Programma di Governo del centrodestra. La risposta è semplice e sconcertante: praticamente tutti dimenticati. Il Programma prevedeva, solo a titolo di esempio, di rispondere con un Piano Straordinario alle seguenti criticità: riduzione della mobilità passiva, riduzione dei tempi di attesa al Pronto Soccorso e liste di attesa. Nessuno di questi Piani Straordinari non solo non è partito, ma non è stato nemmeno impostato come analisi e ipotesi progettuale. Come non sono partiti il piano di potenziamento dei servizi integrati per le cure palliative, la piena applicazione del Piano Regionale della Cronicità, il  piano di rafforzamento dell'assistenza domiciliare e territoriale, della medicina del territorio e della rete integrata dei medici di base, il potenziamento della rete dell’emergenza-urgenza e il potenziamento delle funzioni di analisi dei dati socio-sanitari funzionali alle decisioni relative ai servizi e alle strutture ospedaliere (analisi costi-benefici). Ovviamente gran parte di questi obiettivi non sono stati perseguiti perché antitetici e incompatibili con la scelta di una rete ospedaliera diffusa, ancorchè coerenti invece con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
 
L’immagine che emerge da questa sintetica analisi conferma non solo la possibilità che le autocrazie regionali autodeterminino le proprie regole programmatorie, ma che decidano anche a quali impegni rispondere. Nel caso della Regione Marche questa gestione autocratica configura una vera patologia di sistema, mentre altre Regioni più fortunate magari non corrono lo stesso rischio. Ma a mio parere l’assenza di controlli tempestivi ed efficaci da parte del livello centrale sulle azioni Regionali favorisce queste anomalie, a partire dalla possibilità di fare promesse elettorali che essendo impossibili da rispettare diventano per definizione false.
 
Sono personalmente convinto che il problema non è la regionalizzazione, ma le Regioni. Non tutte ovviamente, ma qualcuna sì e le Marche sono tra queste. 
 
Claudio Maria Maffei
Coordinatore scientifico Chronic-on

04 ottobre 2021
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