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Il Molise e il Dpcm precari. Se ogni regione fa per sé

La regione conta circa 150 precari di cui meno della metà aventi i requisiti per la stabilizzazione. Con una apposita legge ha consentito la proroga di tutti i contratti fino a dicembre 2015, ma fino al dicembre 2016 per coloro i quali posseggono i requisiti del DPCM

15 MAG - Il 23 Aprile 2015 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DPCM checonsente la stabilizzazione dei precari del servizio sanitario nazionale. Il testo dà attuazione al dl. 101/2013 convertito dalla L. 125/2013 che nell’ottica di perseguire gli obiettivi di razionalizzazione della spesa pubblica, prevede la possibilità di indire procedure concorsuali riservate al personale precario del servizio sanitario. Il decreto stabilisce che i concorsi per le assunzioni a tempo indeterminato dei precari dovranno essere espletati entro il 31 dicembre 2018 nel limite massimo del 50% delle risorse finanziarie disponibili per assunzioni a tempo indeterminato. Ai concorsi potranno partecipare i precari che alla data del 30 ottobre 2013 abbiano maturato negli ultimi cinque anni, almeno tre anni di servizio, anche non continuativo, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, anche presso Enti del medesimo ambito regionale diversi da quello che indice la procedura.
 
La tanto agognata cura
La sanità italiana si regge da tempo grazie al lavoro di medici precari che hanno ormai messo nel cassetto il sogno di un contratto a tempo indeterminato, il DPCM sembra però essere la tanto agognata cura per il male quasi incurabile di coloro che da anni sono affetti dalla precarietà lavorativa. Ma le terapie si sa non sono prive di effetti collaterali…Nell’attesa che vengano banditi ed espletati i concorsi è necessario garantire i LEA e prorogare quindi i contratti a tempo determinato. Attualmente i LEA vengono garantiti anche dai medici di serie B generati da questo decreto, ossia quei medici che non hanno raggiunto i requisiti per la stabilizzazione. Quale sarà il destino di questi precari “sfortunati?” La Corte di Giustizia europea con una sentenza del 26/11/2014, ha dichiarato contraria al diritto dell’Unione Europeala normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinatonella parte in cui prevede la reiterazione, da parte della Pubblica amministrazione dei contratti a termine oltre i 36 mesi(art. 10, comma 4bis, del Decreto Legislativo n. 368/2001) per cui le pubbliche amministrazioni per non incorrere in sanzioni devono limitare i contratti a termine.

 
Le Aziende Sanitarie interpretano
Le aziende sanitarie si stanno comportando in maniera molto difforme tra loro per quanto attiene le proroghe dei contratti a termine, in particolare sembra quasi che le aziende sanitarie di Regioni in piano di rientro utilizzino il DPCM e la sentenza della Corte europea come strumento per non prorogare i contratti di coloro i quali non sono in possesso dei requisiti ma che fino ad ora sono stati utilizzati per garantire i LEA e soddisfare l’offerta sanitaria dei cittadini.
 
Il comportamento difforme delle Regioni
La regione Molise per esempio conta circa 150 precari di cui meno della metà aventi i requisiti per la stabilizzazione, la Regione con una apposita legge ha consentito la proroga di tutti i contratti fino a dicembre 2015, ma fino al dicembre 2016 per coloro i quali posseggono i requisiti del DPCM. Dal primo gennaio 2016 una buona quota di precari non prorogabili sarà sostituita chiamando personale da graduatorie vetuste il cui utilizzo non è solo previsto dalla legge, ma anche “incentivato” dalla giurisprudenza amministrativa maggioritaria. Difatti, quando l’amministrazione, nell’esercizio della sua discrezionalità, ritenga di procedere a nuove assunzioni, in ottemperanza al principio di buon andamento di cui all’art. 97 Cost., è tenuta a utilizzare la graduatoria ancora efficace, non potendo indire un nuovo concorso, a meno che non ricorrano particolari ragioni, da esplicitare adeguatamente nella motivazione del bando. La Regione Abruzzo ha già licenziato buona parte dei colleghi precari ed è previsto il blocco delle proroghe dei contratti a partire dal prossimo Giugno. La Regione Campania invece, tramite un accordo intersindacale, ha ottenuto la possibilità di prorogare, anche ai precari non in possesso dei requisiti, i contratti in essere.
La limitazione del precariato non avviene di certo mandando a casa i precari o facendo svolgere attività in reparto, come paventato da alcune aziende sanitarie, a medici facenti parte della medicina ambulatoriale. In un sistema sanitario nazionale in cui l’età media dei medici va a superare la soglia dei cinquant’anni è necessario non perseguire obiettivi puramente ragionieristici col pretesto del risparmio indotto in molte regioni dalla riduzione del disavanzo economico imposto dai piani di rientro, ma una soluzione potrebbe essere quella di prevedere meccanismi di valutazione della “performance” dei medici a tempo determinato ricalcati su quelli previsti dal DLGS 150/09 in capo al personale dirigente della Pubblica Amministrazione. Diversamente, l’unico risultato sarà quello di un sostanziale impoverimento del servizio, a danno dei cittadini., con risparmi di spesa solo a breve termine.
 
Antonietta Pipoli
Responsabile Anaao Giovani Molise

15 maggio 2015
© Riproduzione riservata


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