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Molise. Alla Cattolica di Campobasso innovativa metodica cardiochirurgica per curare pazienti altrimenti inoperabili
 

La malattia della valvola aortica del cuore (stenosi aortica) è causa di morti improvvise.  Fino a qualche anno fa in questi casi si ricorreva alla chirurgia tradizionale che comportava un intervento con apertura del torace e arresto del cuore. Una metodica innovativa sta cambiando il panorama degli interventi grazie a Tavi, una protesi valvolare che non richiede l’uso del bisturi ma un’operazione di microchirugia, decisamente meno invasiva.

18 DIC - La malattia della valvola aortica del cuore (stenosi aortica) è causa di morti improvvise e riduce significativamente la qualità della vita, provoca problemi di ridotta tolleranza allo sforzo (affanno) perché il cuore non ha forza di mandare ossigeno a sufficienza a tutti gli organi. Fino a qualche anno fa in questi casi si ricorreva alla chirurgia tradizionale che comportava un intervento con apertura del torace e arresto del cuore. Una metodica innovativa sta cambiando il panorama degli interventi cardio chirurgici. Una tecnologia che risponde al nome di TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation), un impianto transcatetere della valvola aortica.
 
TAVI è una protesi valvolare che non richiede l’uso del bisturi, è un’operazione di microchirugia, decisamente meno invasiva. Viene applicata attraverso un catetere inserito in un foro nell’arteria femorale, a livello inguinale, si entra dentro la valvola aortica nativa e si inserisce dentro la vecchia una nuova valvola in materiale autoespandibile oppure montata su un Pallone dilatatore. Nei casi per i quali non è possibile la sostituzione per via percutanea, viene utilizzata un nuovo tipo di protesi che non viene suturata al cuore. Non è necessaria l’apertura completa del torace.



Alla Fondazione “Giovanni Paolo” l’equipe del Dipartimento di Malattie Cardiovascolari, diretto da Carlo Maria De Filippo, ha eseguito questo tipo di impianto su pazienti altrimenti inoperabili (anche ultraottantenni). Con una piccola incisione, come per una normale coronarografia, è stato inserito un catetere nell’arteria femorale. Gli interventi sono stati fatti in alcuni casi senza anestesia. Non si è avuta alcuna complicanza e i pazienti sono già stati dimessi. Questa tecnica è indicata per i soggetti in età avanzata che, senza trattamento, avrebbero una prognosi infausta e le cui malattie associate determinano un aumento del rischio di mortalità per l’intervento.

Il Parco tecnologico particolarmente avanzato e in continuo aggiornamento presente in Fondazione permette l’utilizzo di metodiche all’avanguardia, infatti, questo tipo di impianto è stato eseguito in Sale cosiddette ibride, che possono, in casi di emergenza, consentire l’intervento cardiochirurgico, senza trasporti rischiosi e con un risparmio preziosissimo di tempo. La Cattolica è tra i pochi Centri in Italia a praticare questa innovativa tecnica ed l’unico Presidio in Molise. I traguardi raggiunti sono stati possibili anche grazie al costante rapporto istituzionale con Policlinico “Gemelli” e in particolare con il “Polo Apparato Cardiovascolare e Toracico” diretto da Filippo Crea, e l’ “Area Cardio-Vascolare”, diretta da Massimo Massetti. Preziosa anche la collaborazione con l’equipe di emodinamica del Fatebenefratelli di Benevento, diretta da Bruno Villari.

In questi anni il Dipartimento di Malattie Cardiovascolari ha partecipato a numerosi Progetti di Ricerca internazionali con i migliori Centri al mondo. Il percorso di innovazione tecnologica è stato possibile anche grazie alla costante formazione, che ha visto il Centro di Campobasso protagonista di importanti meeting ed eventi a cui hanno partecipato esperti di fama internazionale.

18 dicembre 2015
© Riproduzione riservata


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