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Sanità privatizzata. Scontro tra Federico (M5S) e Frattura

In un video messaggio il consigliere pentastellato ricostruisce il programma di chiusura di alcuni reparti del Cardarelli e denuncia una situazione di confusione e la deriva privatistica della Giunta Frattura. Immediata la replica del Presidente: “Parlare di spinta privatistica è un tentativo di screditare un’operazione necessaria per la nostra sanità”.

29 MAR - Botta e risposta tra il consigliere del Movimento 5 Stelle, Antonio Federico, e il presidente della Giunta Paolo di Laura Frattura. Al centro delle polemiche la denuncia del consigliere in merito alla chiusura di alcuni reparti e al percorso di privatizzazione della sanità, nonché alla confusione e preoccupazione che le azioni della Giunta starebbero creando tra i cittadini e gli operatori.

In un videomessaggio su Facebook, Antonio Federico cita la “paventata ipotesi di smantellamento del reparto di Neurochirurgia dell’ospedale Cardarelli a metà febbraio”. Ricoveri sospesi dal 14 febbraio, ma la sera precedente l’Asrem, ricostruire Federico, “rendendosi conto che non c’erano le condizioni per chiudere il reparto prorogò la vita dello stesso di un mesetto”. Contemporaneamente il M5S fece un accesso agli atti e presentò un interrogazione a cui ieri, cioè il 28 marzo, è arrivata risposta.

Federico, estrapolandone alcuni passaggi, ha spiegato che nella risposta di Frattura ha sostenuto che “il reparto di neurochirurgia risulta ancora attivo in ragione della necessità di smaltire ricoveri ancora presenti”. Ha aggiunto che l’Asrem “ha inoltre comunicato che il reparto assicurerà comunque l’urgenza da parte dei neurochirurghi presenti nella struttura” e ha confermato che “per assicurare idoneamente prestazione sanitaria si stanno perfezionando accordi tra Asrem e Neuromed”.


Ciò che manca ancora è il documento sulle reti tempo dipendenti, quei reparti, cioè, in cui la salvezza di una vita umana è strettamente interconnessa ai tempi dell’intervento sanitario. “Dunque – osserva Federico – il 14 febbraio si era pronti a chiudere la Neurochirurgia della rete ospedaliera pubblica, ma ancora non era pronta una alternativa”.

Per quanto attiene Cardiologia e l’Oncologia, Federico cita sempre la risposta di Frattura in cui si afferma che “il ruolo della Fondazione Giovanni Paolo II è stato definito nell’ambito di un protocollo d‘intesa tra Asrem, Regione e la Fondazione stessa”.

“Ma se il protocollo non è ancora approvato dai ministeri come si fa a parlare già di riorganizzazione?”, si domandava Federico nel suo videomessaggio evidenziando che, “a quanto pare gli stessi vertici della Fondazione Giovanni Paolo II non ne conoscono ancora tutti i dettagli, e l’Università ancora non ha dato la disponibilità all’utilizzo dei locali”. Insomma “c’è grande confusione tra i cittadini – conclude Federico - e si continua a mettere in buona luce il privato a danno delle strutture pubbliche”.

Immediata la replica del presidente della Giunta, Paolo di Laura Frattura. “Che ad Antonio Federico, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, piaccia praticare disinformazione, quasi sempre a fini strumentali, non è un mistero. Come è evidente quanto gli piaccia mistificare la realtà delle cose. Nuovo caso, il suo ultimo videomessaggio intitolato ‘Neurochirurgia, oncologia e cardiologia: come ti privatizzo la sanità’. Esilarante esercizio di stile di imprecisioni, non stiamo qui a dire se consapevoli o no”.

“Partiamo dalla fine. Antonio Federico – spiega Frattura - omette, ‘nell’uso virtuoso della sua trasparenza’, qualche passaggio a dir poco fondamentale. Per esempio, il fatto che lui nei nostri uffici regionali ha visionato il protocollo di intesa con la Fondazione Giovanni Paolo II, tanto che davanti ai nostri dirigenti ha preso anche appunti sui contenuti. Nella medesima circostanza, è stato messo a conoscenza dell’approvazione dello stesso da parte del consiglio di amministrazione della Fondazione Giovanni Paolo II e dell’approvazione del consiglio di amministrazione dell’Università Cattolica del programma di cessione dell’immobile”.

“La formulazione del protocollo, e Federico lo sa ma dice altro, è stata seguita dai Ministeri affiancanti della salute e dell’economia e finanze: la redazione del testo, non a caso, segue anche le indicazioni che da questi sono pervenute. Stessa cosa – prosegue Frattura - possiamo affermare per il protocollo tra Asrem e Neuromed: il coordinamento regionale per le reti tempo-dipendenti, di cui fanno parte gli operatori sanitari, si è insediato per condividere i documenti di programmazione delle relative reti”.

“Piuttosto fuori luogo”, per Frattura, “dunque, la sbrigativa ironia con la quale ha provato a descrivere la gestione dei pazienti ricoverati presso la Neurochirurgia del Cardarelli: il documento cui il nostro prode inquirente si riferisce con tono scandalizzato è degli inizi del mese: l’immagine di una gestione del servizio sanitario pubblico imprecisa, confusa e contraddittoria non fa onore a chi prova a diffonderla. Oggi non ci sono più pazienti neurochirurgici ricoverati”.

“Non è vero, anzi è gravissimo affermarlo da parte di un consigliere regionale, che non si è pensato all’emergenza per la Neurochirurgia: è il motivo principale per il quale abbiamo deciso di rallentare la chiusura del reparto per offrire un servizio il più adeguato possibile: i neurochirurghi del Cardarelli si sono incontrati con quelli di Neuromed e insieme hanno definito le modalità di supporto. A Campobasso erano operativi tre medici sui cinque in servizio e più volte ci hanno manifestato il loro disagio lavorativo: nel 2015 hanno effettuato 46 interventi neurochirurgici, 52 nel 2016. Oggi in organico nel reparto di ortopedia del Cardarelli, sono nelle condizioni di garantire le emergenze, questo è il fatto che conta”, spiega Frattura.

“Ma a Federico – va avanti il presidente della Giunta - tutto questo conviene ignorarlo. Come conviene ignorare, caricando la suggestione di chiusure stabilite in maniera capotica, che a Larino e Venafro ci sono reparti e ambulatori a gestione infermieristica: come fa a sostenere che non sono già attivi servizi alternativi al ricovero?”.

Per Frattura, poi, “parlare di spinta privatistica è un tentativo di screditare un’operazione necessaria per la nostra sanità. Nessuna contrapposizione, ma collaborazione. L’integrazione tra le strutture pubbliche e quelle accreditate presenti nel nostro Molise è un punto centrale di una riorganizzazione, la nostra, che punta alla qualità delle prestazioni e dei servizi che vogliamo garantire a tutti cittadini molisani perché è un loro diritto. Tutto il resto sono chiacchiere anche facili da smentire”.

29 marzo 2017
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