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Coronavirus. La gestione dell’impatto psicologico sulla popolazione. L’esperienza dell’Azienda sanitaria del Molise

10 APR - Gentile Direttore,
l’Azienda Sanitaria Regionale del Molise ha messo a punto un programma altamente strutturato che coinvolge tutti i servizi di salute mentale. Vi è la profonda consapevolezza che l’emergenza psicologica ha un’alta prevalenza associata alla pandemia nella popolazione generale, nei soccorritori “front-line” e nei loro parenti oltre che negli assistiti “tradizionali” dei presidi.
 
Si è altresì consapevoli che il devastante impatto psicologico cambierà profondamente la natura stessa dell’organizzazione del servizio poiché bisognerà rispondere alla prevalenza e incidenza “storica” della domanda assistenziale, ma anche a tutta la nuova “popolazione” che allargherà l’utenza in un settore dove c’è già un enorme Treatment gap.
 
Quindi necessariamente in questo settore vanno studiate nuove modalità e differenziazioni di trattamento, con una diversa mission ma anche con una nuova Vision perché si deve essere consapevoli che si apre un nuovo scenario e la frase “nulla sarà come prima” non è solo un motto. Ma questa può essere anche la più grande occasione per coniugare sia organizzazione dei servizi e contenuti professionali, sia il superamento di un modello organizzativo della psichiatria centrato ancora in diversi contesti sulla risposta prevalente alla “Psicosi” in un caleidoscopio di interventi non sempre basati sulle evidenze.
 
L’occasione può essere utile anche per sostenere con le appropriate metodologie, quei programmi di promozione della salute mentale, fondati sui principi salutogenetici, raramente attuati dai dipartimenti di salute mentale come risulta dalla letteratura scientifica. Quindi “fare prevenzione” attraverso programmi educativi strutturati ad hoc. Riteniamo che il programma deliberato dall’Azienda Sanitaria del Molise può rappresentare una opportunità anche in tal senso e non solo rispondere alla fase attuale dell’emergenza psicologica.

Nel mettere a punto il programma si è partiti da una semplice riflessione, cioè che trattandosi di evento pandemico per sua natura definito “epocale” non vi sono esperienze scientifiche consolidate in tema. Di conseguenza i professionisti del settore hanno potuto far riferimento a “rapid review” e tra queste quella della più accreditata rivista, cioè il “Lancet”, al “Mental health and psychosocial considerations during covid-19 outbreak” dell’OMS, alla versione 1.5 del Documento “Gestire la salute mentale e gli aspetti psicosociali dell’epidemia di covid-19” dello IASC.
 
Ci si è basati comunque soprattutto al modello del West China Hospital che descrive il programma globale “Recommended psyhcological crisi intervention response to the 2019 novel coronavirus pneumonia outbreak”, anche in considerazione del fatto che il governo italiano ha seguito il modello di gestione ideato dalla Repubblica Cinese.
 
Per quanto riguarda i contenuti relativi alla valutazione clinico epidemiologico sono utilizzati gli stessi strumenti suggeriti dall’evidenza scientifica che si sta accumulando. Per gli interventi psicologici viene suggerito agli operatori di far riferimento agli indirizzi del CNOP, alla letteratura scientifica relativa al Trauma psichico, alle linee-guida Nice in merito al trattamento della depressione, dell’ansia e dei disturbi stress-correlati sia per quanto riguarda gli interventi non farmacologici, sia per quelli di natura farmacologica. Per le gestioni psichiatriche si suggerisce di far riferimento a raccomandazioni e istruzioni delle società professionali riconosciute dal Ministero della Ricerca e Pubblica Istruzione.

Per quanto riguarda le problematiche psicologiche, dal punto di vista generale è stato osservato che la pandemia in sé e le misure di contenimento del contagio (distanziamento fisico, #iorestoacasa, isolamento domiciliare e quarantena) comporta in pochi giorni una significativa incidenza e pervasiva prevalenza di disagio psicologico e disturbi psicologi e psichiatrici. Nella maggior parte degli studi gli effetti psicologici includevano sintomi da DPTS, confusione e rabbia. I fattori stressanti includevano: durata prolungata della quarantena, timore di contagio, frustrazione, assistenza inadeguata, informazione inadeguata, perdita finanziaria e stigma.
 
Nelle precedenti epidemie sono stati riportati episodi suicidari, stati generalizzati di rabbia e infrazioni di legge a seguito dell’imposizione della quarantena. La durata della quarantena prolungata correlava con PDTS, comportamenti evitanti e rabbia.

Offriamo un quadro dimensionale e progressivo del disagio psicologico e dei disturbi mentali caratterizzati da: preoccupazione eccessiva e paura con comportamenti iperattivi che impediscono un razionale controllo delle infezioni, ansia, panico, demoralizzazione, depressione medio lieve e grave, stigmatizzazione sociale per i contagiati, per coloro in quarantena e per i loro familiari.

Sono invece descritti quadri di DPTS, depressione, ansia generalizzata e disturbo da panico soprattutto tra i guariti e nei soccorritori di prima linea.
Nel periodo post epidemico delle pandemie sono descritti quadri di aumento di suicidio e comportamenti violenti. I quadri ansiosi hanno avuto una naturale evoluzione in depressione e disturbi dell’adattamento.

In Cina il modello adottato è stato precoce e ha integrato clinici non specialisti, psichiatri, psicologi e assistenti sociali all’interno di una modalità di lavoro basato su una piattaforma Internet. Hanno proposto un modello flessibile, adattabile per le varie fasi dell’epidemia, durante e dopo lo “scoppio” epidemico, strutturato a piramide. Nella fase dello scoppio epidemico l’intervento “psicologico” deve includere due attività simultanee:
1) Intervento per la paura della malattia;
2) Intervento di adattamento per la situazione.
 
Oltre a questi due interventi che necessitano di integrazione con operatori sociali anche di volontariato, vi sono quelli per la popolazione ad Alto Rischio che comprendono i soccorritori, e soggetti con particolare vulnerabilità bio-psico-sociali esposte all’epidemia. L’intervento di Gestione delle crisi psicologiche di struttura piramidale è illustrato nella Figura A:
 

 
Il Nucleo Direzionale è responsabile della preparazione del materiale, del programma, del monitoraggio e del coordinamento degli interventi. Per ogni Centro di Salute Mentale viene costituita una Equipe Territoriale per l’Intervento sulla Crisi Psicologica da COVID-19 (ETI-PsiCO); sono individuati almeno uno psichiatra, uno psicologo, un infermiere, un assistente sociale e un Tecnico della Riabilitazione Psichiatria.

Il programma, il Manuale, Parte Prima, per la Valutazione e altro materiale è scaricabile dal sito www.asrem.org
 
Dr. Oreste Florenzano, Direttore Generale, ASReM
 
Dr.ssa Virginia Scafarto, Direttore Sanitario, ASReM
 
Dr. Franco Veltro, Direttore DSM, ASReM

10 aprile 2020
© Riproduzione riservata


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