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Piemonte. Il Sindaco di Baldichieri d'Asti: "Caro Chiamparino in sanità le scelte vanno condivise"

Quello che il territorio chiede è da un lato la possibilità di far emergere le proprie esigenze e dall’altro di essere messo nelle condizioni di comprendere le cause che hanno indotto la Giunta regionale a voler, o dover, modificare la situazione

05 GEN - Il primo, se non l’unico, fondamento che si deve aver ben saldo quando si parla e si legifera sulla sanità è che si tratta di un diritto fondamentale dell’intera popolazione, quindi di tutti. Assunto questo dato, non sempre scontato, ci si dovrebbe muovere in una direzione di equità e parità di trattamento, almeno sin dove le risorse economiche lo permettono. Quello che stupisce della delibera di che trattasi non sono solamente i contenuti, ma anche le modalità seguite nel giungere al provvedimento: quello che il territorio chiede, infatti, è da un lato la possibilità di far emergere le proprie esigenze e dall’altro di essere messo nelle condizioni di comprendere, almeno per quanto possibile in forma generalista, le cause che hanno indotto la Giunta regionale a voler, o dover, modificare la situazione attuale verso nuovi assetti. Non già la pretesa di concorrere in massa ad un’azione di governo che spetta di diritto alla Regione, ma la legittima convinzione che le rivoluzioni, grandi o piccole che siano, richiedono consapevolezza per essere fatte proprie.

Sono tante le evidenze tecniche e scientifiche emerse grazie a medici ed addetti ai lavori nelle ultime settimane, ma anche su questo non si tratta di volersi sostituire a professionisti del settore sanitario e delle cure alla persona. Credo si debba ragionare sulla base delle opportunità tenute aperte ai sensi della legge, fattibili a fronte del doveroso piano di rientro finanziario cui la Regione deve improrogabilmente sottoporsi ottenendo risultati e, soprattutto, in funzione di un disegno chiaro di riassetto della geografia dell’offerta sanitaria regionale. Se la Regione deve rispettare certi standard di spesa e di servizio, va chiarito se tali standard verranno assicurati con pari dignità a tutti i territori, in che modo si terrà conto di eccellenze e strutture fisiche oggi capaci di ospitarle (e che, fatto ineluttabile, già esistono), quali potenziali risparmi a breve, medio e lungo termine otterremo seguendo una certa strada piuttosto che una alternativa.


Da sindaco, poi, ritengo doveroso potermi dare, e successivamente poter veicolare, risposta ad alcuni interrogativi strategici per comprendere la riforma che sta muovendo i suoi primi passi: 1. Quali sono i bacini di utenza cui dovranno riferirsi le varie specialità ospedaliere oggi messe in discussione? Il bacino di riferimento per applicare gli standard di presenza/assenza delle S.o.c. (Strutture operative complesse o reparti/primariati) è il Piemonte, oppure lo sono le macro-aree che sembrano ormai già delineate (il nord-est comprendente VCO, Novara, Vercelli e Biella; il sud-est con Asti e Alessandria; il sud-ovest di Cuneo; e la nuova area coincidente con la Città Metropolitana di Torino), ma che non compaiono nel provvedimento di riordino. A seconda della risposta mi pare si possano fare diversi ragionamenti che portino ad ottemperare ad obblighi assunti e risultati concreti prefissati. 2. Perché non chiarire meglio che la divisione tra ospedali Hub, Spoke e territoriali risiede nel sistema di Emergenza/Urgenza e quindi nelle specialità ad esso correlate? Non hanno motivo di esser confuse, tra le dotazioni minime previste per caratterizzare le tre tipologie di ospedali suddette, quelle specialità non strettamente connesse con i DEA (Pronto Soccorso) e con la gestione dell’emergenza/urgenza. 3. Se è vero che un DEA di I livello dovrebbe rispettare parametri di produzione entro i 45mila accessi l’anno, quali e quanti dei Pronto Soccorso presenti nelle strutture ospedaliere che verrebbero riclassificate come Spoke (quindi con DEA di I livello) sono in grado di rientrare entro tali vincoli? Se non tutti avessero detti standard di servizio la cosa si potrebbe ribaltare sulla distribuzione di reparti e servizi, a meno di plurime deroghe da motivarsi tecnicamente e politicamente.

Consultando le leggi e gli atti regionali degli anni precedenti, il Piano di rientro ed i vincoli imposti dal Governo centrale e cercando di mettere insieme una fotografia nitida dell’attuale organizzazione della rete sanitaria piemontese, infine, non possiamo non chiederci cosa sarà dei servizi territoriali garantiti alla nostra popolazione, dell’assistenza domiciliare, delle cronicità, delle post-acuzie, degli extra LEA, del Piano della Prevenzione, ecc. Quali saranno le conseguenze di questa riorganizzazione sui servizi sociali, sui consorzi socio-assistenziali e quindi sulle casse delle amministrazioni comunali e dei cittadini chiamati ancora una volta a sostenerle? Dobbiamo lasciarci definitivamente alle spalle certe vecchie logiche clientelari che hanno fatto anche della sanità pubblica terreno di campagna elettorale e raccolta di consensi.

In un Piemonte che si sta riorganizzando in tutto il suo sistema di governo del territorio (si vedano le questioni aperte delle Province e dell’associazionismo delle funzioni per i comuni sotto i 5.000 abitanti), i campanilismi ed i localismi devono necessariamente lasciare il passo a logiche di rete e di area vasta per il perseguimento del bene della nostra cittadinanza. Per far questo però serve un salto culturale che, come stiamo già esperendo su altri fronti, non può essere semplicemente imposto dall’alto, ma, come dicevo prima, ha assoluto bisogno di consapevolezza e coscienza diffuse circa la situazione che si deve superare e degli strumenti a disposizione per farlo. Tale necessità va presa nella massima serietà dalla politica e da chi la fa, pena il caos.

Credo che per poter portare avanti il discorso, dunque, servano ancora risposte ad interrogativi che sono certamente competenza di un amministratore pubblico, ma, mi preme sottolinearlo, anche di un qualsiasi cittadino. Ottenute queste risposte e garantito quel minimo di partecipazione - dal basso - che ritengo dovuta in casi come quello in oggetto, la politica farà il suo corso e potrà assumere le decisioni che le competono, rispondendo successivamente di fronte alla popolazione delle scelte prese e dei risultati ottenuti.
 
Gianluca Forno
Sindaco di Baldichieri d'Asti

05 gennaio 2015
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