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Cancro colon retto. Piemonte fissa gli obiettivi dello screening: “In 15 anni preverremo 1.500 casi, con un risparmio di 4 milioni l’anno”

Il programma di screening è stato avviato nel 2004 a Torino ed ha raggiunto la completa copertura del territorio regionale nel 2009. In questi anni ha permesso di diagnosticare 1.460 tumori: nel 60% dei casi si trattava di lesioni in stadio iniziale (stadi I e II), con una sopravvivenza a 5 anni variabile tra il 95% e l’85%, caratterizzate da un’elevata probabilità di guarigione.

07 NOV -  Il bilancio e le prossime tappe si faranno il prossimo  9 novembre a Torino in un meeting all'ospedale Molinette. Ma il Piemonte ha le idee chiare su cosa fare per contrastare il cancro del colon retto: “L’attività del programma di screening con sigmoidoscopia permetterà, su un arco di 15 anni dall’avvio del programma, di prevenire l’insorgenza di circa 1.500 casi di cancro colorettale”, E grazie a questo programma l’obiettivo è anche quello di risparmiare 4 milioni di euro sui costi del trattamento.
 
Il Workshop del 9 novembre è organizzato dal Centro di Riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica in Piemonte (CPO) della Città della Salute di Torino.
 
La Regione Piemonte ha adottato un protocollo di screening innovativo che prevede l’invito a tutta la popolazione residente ad effettuare una sigmoidoscopia (FS) all’età di 58 anni. Coloro che rifiutano possono optare per l’esecuzione di un test per la ricerca del sangue occulto fecale ogni due anni fino all’età di 69 anni. Le persone di età compresa tra 59 e 69 anni non invitate alla FS sono invitate con cadenza biennale ad effettuare il test per la ricerca del sangue occulto fecale fino all’età di 69 anni. Le persone invitabili ricevono una lettera contenente la proposta di un appuntamento prefissato, modificabile, per la FS, o le indicazioni per ritirare in farmacia il kit per la ricerca del sangue occulto fecale. Nel programma sono coinvolti i medici di medicina generale, l’associazione dei titolari di farmacia e gruppi di volontari a livello locale.

 
Questo approccio permette di offrire a tutta la popolazione di età compresa tra 58 e 69 anni un test di documentata efficacia, fin dalla fase di avvio del programma in ciascun dipartimento. Consente inoltre ai cittadini invitati allo screening di esercitare una scelta tra due modalità, in base alle proprie preferenze personali. Questa possibilità di scelta favorisce, ad esempio, il raggiungimento in Piemonte di livelli di partecipazione simili tra gli uomini e tra le donne, contrariamente ad altre regioni italiane che adottano un unico protocollo di screening” ha dichiarato il dottor Carlo Senore del CPO.
 
Il programma di screening è stato avviato nel 2004 a Torino ed ha raggiunto la completa copertura del territorio regionale nel 2009. In questi anni ha permesso di diagnosticare 1.460 tumori: nel 60% dei casi si trattava di lesioni in stadio iniziale (stadi I e II), con una sopravvivenza a 5 anni variabile tra il 95% e l’85%, caratterizzate da un’elevata probabilità di guarigione. Il trattamento ha potuto essere limitato alla sola escissione endoscopica nel 13% dei casi.
 
Soprattutto, grazie all’asportazione endoscopica delle lesioni che possono dare origine ad un tumore (gli adenomi del grosso intestino), l’attività del programma di screening con sigmoidoscopia permetterà, su un arco di 15 anni dall’avvio del programma, di prevenire l’insorgenza di circa 1.500 casi di cancro colorettale. Questo trend determina un consistente risparmio sui costi del trattamento per questi tumori, stimabile, al netto dei costi di funzionamento del programma di screening, in più di 4.000.000 euro. Le 1.500 persone che non si ammaleranno di tumore del colon eviteranno inoltre i disturbi e le sofferenze legati alla terapia che sarebbe stata necessaria se il tumore si fosse manifestato.
 
I risultati dell’attività nel 2014
Nel periodo 1 gennaio - 31 dicembre 2014, 47.362 residenti in Piemonte con 58 anni di età, (81.2% della popolazione bersaglio) sono stati invitati ad effettuare una FS ed il 33.3% delle persone invitate ha effettuato una FS o ha scelto di sottoporsi al test per la ricerca del sangue occulto, entro il giugno 2015. Occorre però considerare che, per il tipo di organizzazione adottata (l’offerta del test per la ricerca del sangue occulto ai non aderenti al primo invito alla FS e a due successivi reinviti a 1 e 2 anni alle persone che non rispondono neanche a questa seconda proposta di screening), la proporzione di aderenti al programma tende ad aumentare nel tempo. Tra le persone invitate nel 2013, il 38% ha effettuato uno dei due test proposti e questa proporzione sale al 39.6% tra le persone invitate la prima volta nel 2012.
 
Nello stesso periodo 120.884 persone nella fascia di età 59-69 anni (67.6% della popolazione bersaglio del programma) sono state invitate da Prevenzione Serena ad eseguire un test per la ricerca del sangue occulto fecale e l’adesione all’invito è stata del 43.2%.
 
Complessivamente sono stati diagnosticati 173 tumori: circa il 54% dei casi sono stati diagnosticati in stadio I. La quota di tumori di queste dimensioni, al di fuori dello screening, non raggiunge il 25%. Ciò è importante perché la prognosi dei tumori piccoli è decisamente favorevole e il trattamento può essere meno invasivo. Inoltre sono stati diagnosticati adenomi avanzati (lesioni benigne che hanno però un’elevata probabilità di trasformarsi in cancro nel corso di 5-10 anni) rispettivamente nell’1% dei soggetti esaminati con il test per la ricerca del sangue occulto fecale e nel 5% dei soggetti esaminati con la FS. Questo dato è importante perché l’asportazione di queste lesioni indica che verosimilmente il programma otterrà anche una riduzione di incidenza di questi tumori, come già documentato in diversi studi sperimentali.
 
La ricerca
Il programma piemontese si caratterizza anche per l’elevata qualità dell’attività di ricerca. In particolare negli ultimi anni è stato completato uno studio multicentrico di valutazione della colonscopia virtuale come test di screening primario, che ha coinvolto i dipartimenti di Torino, Biella e Novara, e sono stati avviati a Torino due studi di valutazione di tecnologie innovative: la video capsula del colon ed un nuovo modello di endoscopio con tecnologia innovativa che garantisce una visualizzazione molto più completa e quindi, potenzialmente, una maggiore accuratezza dell’esame, rispetto agli endoscopi in uso. 

07 novembre 2015
© Riproduzione riservata


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