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Asl Cn1. Hospice di Busca. Saitta: “Un servizio virtuso, ma bisognerà ragionare su come ampliare offerta”

Dal 1999 ad oggi sono stati 2400 i pazienti ricoverati in Hospice e il 31% è stato dimesso ed è tornato a casa. Nell’ultimo anno sono stati presi in carico oltre 700 nuovi pazienti. L'assessore ha spiegato, nel corso di un question time in consiglio regionale. “Il tema dell'ampliamento verrà affrontato con il coinvolgimento del territorio, delle amministrazioni locali e delle associazioni dei cittadini”.

11 NOV - Il territorio aveva bisogno di risposte chiare per capire quali erano i progetti riservati all’hospice di Busca nel braidese. Una risposta che l’assessore alla sanità Antonio Saitta ha voluto dare nel corso del question time in consiglio regionale. “Posso garantire - ha detto Saitta rispondendo al quesito posto dal consigliere Maria Carla Chiapello con cui si interrogava l’assessorato sul futuro dell’Hospice di Busca, unica struttura presente sul territorio cuneese - che nel breve periodo non cambierà assolutamente nulla e quindi non vi sono rischi di trasferimento del servizio”.

“Certamente - ha aggiunto -  bisognerà ragionare sul se, sul come e sul quando attivare ulteriori posti letto di Hospice rispetto agli 11 attuali, pur sapendo che l’immobile attualmente occupato non consente un ampliamento dell’attività. Nel medio e lungo periodo si dovrà affrontare il tema di come ampliare l’offerta, ma certamente verrà fatto con il coinvolgimento del territorio, delle amministrazioni locali e delle associazioni dei cittadini”.


L’Hospice è uno dei quattro servizi della struttura di Cure Palliative dell’Asl CN1 che insieme ad ambulatori, day hospice e attività domiciliare, sotto la direzione del dr. La Ciura, svolge un’attività molto importante su un territorio assai ampio. Dal 1999 ad oggi sono stati 2400 i pazienti ricoverati in Hospice e il 31% è stato dimesso ed è tornato a casa. Nell’ultimo anno sono stati presi in carico oltre 700 nuovi pazienti. Siamo di fronte a un esempio virtuoso di integrazione tra ospedale e territorio: nella struttura operano medici, infermieri e oss adeguatamente formati e molta parte dell’attività (anche in convenzione con la Lilt e l’Adas) è di tipo domiciliare.
 
Claudio Risso
 


11 novembre 2015
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