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Il Piemonte è ufficialmente indenne dalla Tubercolosi bovina

Il riconoscimento arriva dalla Commissione Europea. “Coronamento di trent’anni di lavoro della veterinaria pubblica. Ma è vietato abbassare la guardia”, commenta l’assessore Antonio Saitta.

20 GEN - Il Piemonte ha sconfitto, dopo 30 anni di lavoro la tubercolosi bovina. La Regione ha conseguito la qualifica di territorio ufficialmente indenne da tubercolosi bovina. La Commissione Europea, nella sessione del 12 gennaio, ha infatti accolto favorevolmente la richiesta di attribuzione della qualifica presentata dal Piemonte, che ha dimostrato di aver terminato il percorso di accreditamento. Per ottenere la qualifica territoriale è infatti necessario che per sei anni consecutivi la percentuale degli allevamenti infetti da tubercolosi bovina non superi lo 0,1 %  e la percentuale degli allevamenti ufficialmente indenni a fine anno rappresenti almeno il 99,9 % dei presenti. La formalizzazione dello status di indennità è attesa per metà marzo prossimo, con l’emanazione di un’apposita Decisione comunitaria.

“E’ il coronamento di trent’anni di attività di eradicazione, che ha patito un avvio difficile per la presenza storica e diffusa della malattia in molti allevamenti piemontesi. Un lavoro iniziato a suo tempo da Mario Valpreda, a lungo direttore regionale della sanità pubblica e poi assessore alla Sanità dal 2005 al 2007”, ricorda la Regione in una nota che annuncia il riconoscimento della Commissione Europea. Erano già state dichiarate indenni le Province di Novara, Verbania, Vercelli, Biella e Asti: con l’accreditamento della restante parte del territorio piemontese si è così completato il processo.


“Si tratta di un importante risultato della Veterinaria pubblica piemontese - commenta l’assessore alla Sanità, Antonio Saitta - che, oltre ad assicurare le necessarie garanzie di sicurezza alimentare, può ora dedicare le risorse disponibili ad altri traguardi per elevare ulteriormente lo status sanitario del patrimonio bovino regionale”. Infatti l’acquisizione della qualifica permette un progressivo diradamento dei controlli diagnostici negli allevamenti, che i Servizi veterinari attueranno con la necessaria cautela e con i criteri dell’analisi del rischio. “Sarà certamente necessario mantenere un’attenzione elevata sui possibili casi di risorgenza della malattia, che saranno gestiti come di consueto con il supporto tecnico dell’Istituto Zooprofilattico del Piemonte, secondo i protocolli regionali consolidati che assicurano efficacia e rapidità di intervento”, conclude Saitta.

20 gennaio 2016
© Riproduzione riservata


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