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Ludopatia. All’Asl Novara si combatte attraverso l’arte. In mostra le opere dei pazienti

Saranno esposti nella sede legale dell’Asl fino al 3 marzo i graffiti realizzati da una decina di giocatori in cura presso il Dipartimento “Patologia delle dipendenze”. Il tema del graffito è stato scelto perché richiama il comportamento compulsivo patologico di chi gioca ai gratta e vinci.

11 FEB - Il colore smascherato, tradotto successivamente ne Il colore liberato, è il progetto di arte terapia condotto l’estate scorsa a Trecate e rivolto a un gruppo di utenti dell’Ambulatorio per il Gioco d’Azzardo Patologico (Gap) del Dipartimento “Patologia delle Dipendenze” (Dpd) dell’Asl NO. Le attività del laboratorio - progettato dall’Accademia di Belle Arti di Brera in accordo con il Direttore del Dipartimento e in collaborazione con gli operatori dell’Asl NO che si occupano di gioco d’azzardo patologico – sono state attuate da una laureanda nel corso di II livello in Teoria e Pratica della Terapeutica Artistica dell’Accademia – Elisa Rodolfi - sotto la supervisione della Referente dell’ambulatorio GAP – Caterina Raimondi - e  hanno coinvolto una decina di giocatori dediti al comportamento compulsivo patologico legato all’acquisto di biglietti di lotterie istantanee, le cui opere realizzate nell’ambito del progetto saranno ora esposte nella mostra allestita a presso la sede legale dell’Asl NO in viale Roma 7 a Novara e saranno visibili fino al 3 marzo.


Il progetto è stato incentrato sul tema del graffito, colto nelle sue diverse declinazioni tecniche e con l’atto di rimuovere, incidere la superficie si allaccia al gesto che solitamente richiama il comportamento compulsivo patologico utilizzato da molti giocatori che acquistano numerosissimi biglietti di lotterie istantanee. “L’atto di rimuovere freneticamente la patina argentea del biglietto è accompagnato da una forte scarica adrenalinica dovuta alla frenesia di trovarvi sotto un ‘tesoro”. Questi pochi attimi vengono ripetuti nell’arco di una giornata parecchie volte, il tempo si annulla così come il senso di realtà. Il laboratorio con le sue attività artistiche ha permesso ad ogni singolo partecipante di far risaltare il “tesoro” (in tal senso il gesto di graffiare, grattare, incidere la superficie oltre ad acquistare un carattere creativo e artistico acquisisce, nel nostro caso, un valore terapeutico)”, spiega la Asl in una nota che annuncia l’apertura della mostra.

Arteterapia, quindi, come possibilità di attivare risorse che la persona possiede: la capacità di elaborare il proprio vissuto, dandogli una forma, e di trasmetterlo creativamente agli altri.

“Si tratta – spiega ancora la nota - di un processo maieutico nel quale si ‘fa venire alla luce’, si fa emergere la consapevolezza ed una maggior conoscenza di sé mediante la pratica espressiva, l'osservazione ed il confronto. Questo è di forte impatto nella dipendenza da gioco dove la compulsione, l’isolamento, il gesto distruttivo e “non creativo” travolge subdolamente l’individuo”.

“Gli obiettivi terapeutici e artistici sono stati incentrati sulla ricerca del sé attraverso i vari linguaggi artistici – spiega Elisa Rodolfi –, i diversi tipi di materiale utilizzati e sulla sostenibilità e coesione di gruppo finalizzate alla creazione di un’opera conclusiva, espressione del dialogo tra i partecipanti e sulla rivelazione delle capacità del singolo; creazione condivisa, e apertura al mondo esterno, come testimonianza.”

11 febbraio 2016
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