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Vercelli. Il 9,6% delle donne dichiarano di avere subìto violenza

Presentati i risultati del progetto “Rosa Bianca Antiviolenza” della Asl Vc. Dallo studio emerge che su 622 donne residenti a Vercelli o provincia, 60 hanno dichiarato di aver subito violenza. Riscontrati maggiori rischi per le donne straniere, in particolare tra le Europee quelle provenienti da Romania e Albania.

30 MAR - A distanza di un anno dall’avvio del progetto “Rosa Bianca Antiviolenza” l’Asl di Vercelli presenta i risultati di un importante lavoro di analisi che focalizza l’attenzione sul tema della violenza sulle donne. Uno studio pilota chiamato “Vioscreen” portato avanti dal pronto soccorso dell’ospedale di Vercelli e che ha visto il coinvolgimento diretto di quelle donne che hanno avuto accesso presso il reparto di emergenza urgenza del “Sant’Andrea”.

L’obiettivo è stato quello di comprendere la dimensione di un fenomeno che spesso continua ad essere sommerso e silenzioso, sfruttando un modello di questionario validato come screening per il riconoscimento della violenza domestica sulle donne. Studio già approvato in precedenza anche dal comitato etico di Novara.

Donne, quelle intervistate, che in pronto soccorso ci sono arrivate per ragioni diverse ma che -  grazie a tale studio – hanno avuto la possibilità di rispondere in forma anonima evidenziando eventualmente il loro disagio. Le domande poste sono state finalizzate a cogliere la presenza di casi di violenza, non solo sul piano fisico, ma anche psicologico; valorizzando l’aspetto della minaccia e il sentimento di oppressione.   


“In un momento storico in cui le cronache quotidiane continuano incessantemente a riportare casi di violenza efferata sulle donne, i dati emersi da questo lavoro consentono di porre sotto la lente di ingrandimento più aspetti, sia di carattere sociale che psicologico”, osserva la Asl nella nota che illustra i dati.
 
La raccolta dei dati ha avuto inizio a gennaio 2016.
Una iniziativa nata alla fine del 2015 e portata avanti con il sostegno del Soroptimist Club e il finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli.

Su un campione di 1245 donne che hanno aderito all’iniziativa, con una età media di 45 anni, la maggior parte, circa il 70 %, è coinvolta in una relazione stabile. La popolazione di riferimento è stata, infatti, suddivisa in quattro gruppi: sposate o conviventi, single, chi ha avviato una relazione o chi l’ha sospesa nel corso dell’ultimo anno.

Globalmente le donne intervistate hanno la percezione o hanno vissuto una o più esperienze di violenza o minaccia nel 9,6%.

Le donne più a rischio  di episodi di violenza sono quelle con figli, mentre emerge la presenza di una persistente sensazione di minaccia in chi ha interrotto la relazione da poco tempo.

Incrociando i dati emerge che sono più in pericolo le donne straniere, in particolare tra le Europee quelle provenienti da Romania e Albania. Sono 69 in tutto quelle che hanno risposto al test, per 20 di loro le risposte ai quesiti mostrano una chiara positività alla violenza, sia fisica che psicologica.  Anche le donne extraeuropee sono in grande prevalenza minacciate, ma numericamente hanno risposto in piccola percentuale, probabilmente per vergogna o per barriera linguistica.

Nel dato europeo non sono comprese le italiane che sono state classificate separatamente: 1122 quelle che hanno risposto al test e 82 quelle che hanno dichiarato di aver subito violenza, il 7,5%. Per quanto riguarda le vercellesi interpellate (provenienti da città e provincia) su 622, sono 60 quelle che dichiarano di aver subito violenza.  

Lo studio non mette in risalto differenze derivanti dal maggiore o minore livello culturale, né dalla presenza di una indipendenza lavorativa ed economica.

La dott.ssa Roberta Petrino direttore della Medicina e Chirurgia d’Accettazione e Urgenza ha illustrato i risultati dello studio, ribadendo quanto sia importante prevedere percorsi strutturati che consentano di seguire e supportare la vittima proprio nel momento in cui l’evento è accaduto, evitando che con il passare dei giorni ci possano essere ripensamenti.

L’attenzione dell’ASL VC nei confronti di questo tema è alta già da diversi anni . Dal 2012 è, infatti, attiva una procedura specifica per l’accoglienza delle vittime di violenza domestica e sessuale presso i servizi di urgenza-emergenza dell’ASL di Vercelli. Un percorso ad hoc caratterizzato da alcune parole chiave: specialità, accoglienza, protezione e riservatezza. In linea con quanto indicato dalle direttive regionali, infatti, le donne che accedono per casi di violenza ricevono un codice ad hoc, vi è uno specifico questionario per la visita e un kit per l’eventuale raccolta delle prove e per gli esami di laboratorio. Sono stati previsti anche degli spazi riservati in cui la vittima viene assistita da personale specializzato (medici specialisti, infermieri, assistenti sociali, psicologi).

“I recentissimi casi di cronaca – ha detto il direttore generale dell’Asl VC Chiara Serpieri -  e i dati emersi da questo nostro studio rappresentano per noi un ulteriore monito e dimostrano che è necessario fare ancora di più. Come realtà che ha il compito di curare ed assistere le pazienti che possono incorrere in drammi del genere, abbiamo il dovere di avviare più azioni che possano contribuire a fornire un aiuto concreto. Tra i progetti in cantiere vi è quello di prevedere, sempre all’interno del percorso assistenziale che si avvia per le vittime che accedono in pronto soccorso,  anche uno sportello riservato dove la donna troverà uno psicologo dedicato”.

Una attenzione quella mostrata nei confronti delle donne vittime di violenza riconfermata e formalizzata con un provvedimento che la giunta regionale ha adottato il 6 marzo scorso che prevede per tutte le aziende della regione l’attivazione del codice rosa come codice aggiuntivo di gravità, visibile solo agli operatori sanitari, ed istituisce anche il codice di esenzione VG1 che sarà attivo in breve tempo. Esenzione che ha la durata di un anno ed è valida per tutte le prestazioni legate alla presa in carico clinica/psicologica della vittima di violenza o di maltrattamento. Chi riceve il codice VG1 viene anche indirizzato a una équipe multidisciplinare che si occupa di seguire la vittima sotto più fronti.

30 marzo 2017
© Riproduzione riservata


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