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Tumori al polmone. Partiti a Biella i primi trattamenti di radioterapia stereotassica

Questa nuova metodica permette di inviare una elevata dose di radiazioni direttamente sul volume tumorale con estrema accuratezza e precisione. Gli operatori dell’ospedale di Biella hanno acquisito e implementato la tecnica dopo un periodo di formazione presso la divisione di radioterapia dell’Università di Torino.

04 AGO - Agire sul tumore in modo mirato e preciso. Sono stati avviati alla fine di luglio a Biella i primi trattamenti di radioterapia stereotassica per casi di tumore al polmone. È uno dei tumori più frequenti sia nel biellese, sia in Italia, in molti casi non operabile alla diagnosi e per il quale la radioterapia e la chemioterapia risultano gli unici trattamenti disponibili.

Si tratta di un metodo consolidato che gli operatori dell’ospedale di Biella hanno acquisito e implementato dopo un periodo di formazione presso la divisione di radioterapia dell’Università di Torino, diretta dal prof. Umberto Ricardi, uno dei centri con la più alta casistica in Italia.

Una attività sviluppata e portata avanti anche sulla scorta del protocollo di cooperazione firmato con l’Aou Città della Salute e della Scienza di Torino.

“La radioterapia negli ultimi anni – spiega la Asl di Biella in una nota - ha beneficiato in modo estremamente consistente del progresso tecnologico. Il servizio di Radioterapia del nostro Ospedale, diretto dal Dott. Gregorio Moro, grazie alle apparecchiature di ultima generazione donate dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella è sicuramente all'avanguardia in Piemonte, per i mezzi di cui dispone, nella cura del paziente oncologico”.


A marzo 2016 sono iniziati i primi trattamenti con Intensità Modulata (IMRT acronimo inglese di Intensity Modulated Radiotherapy), ovvero, in parole semplici, la possibilità di modulare la dose in zone diverse dello stesso bersaglio.  Tale metodica, associata alla IGRT – Radioterapia guidata dalle immagini -  aumenta sensibilmente la precisione del trattamento. Si tratta di visualizzare nel medesimo istante il volume che si sta irradiando, attraverso un esame TAC di cui questi moderni acceleratori sono dotati.

Seguendo lo stesso percorso, il passo successivo è stato quello di irradiare con dosi molto elevate e con estrema precisione, lesioni tumorali di piccole dimensioni, come possono essere appunto i tumori polmonari all'esordio. “Chiamata un tempo radiochirurgia, tale tecnica era caratterizzata in passato dalla somministrazione di una dose elevata in un’unica seduta. La ricerca scientifica degli ultimi anni ha stabilito che è meglio effettuare più sedute sempre con dosi elevate”. Di tecniche stereotassiche ve ne sono fondamentalmente due, la intracranica per i tumori cerebrali e la extracranica per il resto del corpo.

04 agosto 2017
© Riproduzione riservata


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