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Medici di emergenza e urgenza, perché Vergallo sbaglia

25 OTT - Gentile direttore,
in qualità di “past president” della Società Europea di Medicina di Emergenza (EUSEM), di coordinatore del gruppo per la stesura del Curriculum Europeo di Medicina di Emergenza, di past-president SIMEU regione Piemonte e Valle d’Aosta e di direttore di una SC di Medicina e Chirurgia di Emergenza e Accettazione vorrei rispondere alla lettera inviata dal dott. Vergallo circa le criticità dell’emergenza e urgenza in Italia.
 
Il dott. Vergallo, che propone AAROI-EMAC come organizzazione Sindacale per curare gli interessi e le problematiche dei medici di emergenza e urgenza, dovrebbe prima informarsi meglio su come stanno le cose veramente sia nella disciplina, sia nella specializzazione di medicina di emergenza e urgenza.
 
1. La scuola di Specializzazione in medicina di Emergenza-Urgenza è sì incardinata nell’area scientifico-disciplinare med09 della medicina Interna, ma non è affatto “asservita all’area medica”. Infatti è noto che il curriculum formativo, che si rifà al curriculum Europeo, include tutte le situazioni di emergenza e urgenza di carattere medico, chirurgico, traumatico, tossicologico, ostetrico e rianimatorio. Ciò significa che il medico d’emergenza e urgenza (MEU) lavora in pronto Soccorso, in alcune regioni lavora anche sul territorio sulle ambulanze del 118, riceve tutti i pazienti che arrivano in ogni condizione di urgenza ed emergenza, li valuta secondo i codici di priorità di triage, li stabilizza, ne fa eventualmente la diagnosi, si avvale di consulenti specialisti se la condizione clinica è complessa (politrauma, complessità cardiologiche, neurologiche, paziente critico, etc,) e li destina ad un ricovero o alla dimissione o all’osservazione se necessario. Il MEU inoltre si occupa di emergenze sociali, di malato fragile, di risposta alla maxiemergenza e al maxiafflusso di pazienti, di prima risposta alla violenza di genere o all’abuso sui minori.

 
2. Ai Dipartimenti di Emergenza e Accettazione afferiscono medici specialisti di Emergenza e Urgenza o discipline equipollenti ed affini, ma solo dopo aver partecipato e vinto un concorso pubblico per titoli ed esami che ne valuti la preparazione specifica. Una volta assunti ed incardinati nella disciplina “Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza (MECAU)” si lavora esclusivamente in DEA, ossia in Pronto Soccorso, Osservazione breve Intensiva, subintensiva di DEA (o Medicina d’Urgenza) ed eventualmente sulle ambulanze avanzate del 118. Vorrei ricordare che la struttura e composizione di DEA di I e II livello, Pronto Soccorso e punto di Primo Soccorso sono descritti nel Decreto ministeriale 70 del 2015, e prevedono personale medico dedicato, esclusivo, e possibilmente specialista in Medicina di Emergenza e Urgenza (o discipline equipollenti se non sufficienti gli specialisti).
 
3. Sicuramente in alcune scuole i medici in Formazione Specialistica in Medicina di Emergenza e Urgenza trascorrono tempo in Reparti non idonei alla loro formazione, ma le cose stanno cambiando, grazie ai giovani specializzandi, che si sono battuti e si battono per ottenere una formazione conforme al Curriculum del medico d’Emergenza e Urgenza.
 
4. Quando un medico è assunto in un DEA, mediante concorso nella disciplina MECAU, come già detto sopra, non migra da nessuna parte, a meno che non partecipi nuovamente ad un concorso in un’altra disciplina equipollente alla sua.
 
5. Purtroppo il dott. Vergallo, come molti apparentemente, ignora il significato di OBI ossia appunto “Osservazione Breve Intensiva”. La medicina di Osservazione, attività che ha cambiato la faccia non solo ai DEA ma agli ospedali tutti, fa sì che molti paziente anziché essere ricoverati vengano trattenuti in “Osservazione” per varie ore, fino a 30, per escludere una patologia evolutiva o per trattare una acuzie di rapida risoluzione. Esempi tipici di tali condizioni sono: il trauma cranico, la colica renale, l’intossicazione minore, la vertigine, la fibrillazione atriale, lo scompenso cardiaco lieve etc. Solo in tal modo è stato possibile ridurre il numero di posti letto come è avvenuto in Italia in questi anni. Nei paesi del mondo dove l’OBI non è stato implementato, come in Inghilterra,  la percentuale di ricoveri da DEA è molto più alta. Le unità subintensive invece, anche esse previste dal DM 70, rappresentano un numero limitato di letti monitorizzati, con alta intensità assistenziale, dove è possibile trattare e stabilizzare pazienti con condizioni non abbastanza critiche da giustificare il ricovero in Rianimazione, ma non abbastanza stabili da rischiare il ricovero in reparto di degenza normale. La durata di tali ricoveri non dovrebbe superare i 3 giorni, poi il paziente dovrebbe essere trasferito in altro livello di intensità di cura.
 
Credo pertanto che se una Organizzazione sindacale si vuole fare promotrice degli interessi di una categoria, ne dovrebbe almeno conoscere le basi ed i fondamenti, le attività e le aspettative. Tutti noi vorremmo i DEA pieni di Medici Specialisti in Emergenza e Urgenza, e di poter superare le equipollenze, ma al momento il numero di tali specialisti non è in alcun modo sufficiente a coprire i fabbisogni.
 
Le necessità immediate sono coprire i turni un giorno dopo l’altro, possibilmente con medici competenti, quelle a lungo termine sono avere organici di DEA e di 118 interamente fatti da specialisti in MEU, e di avere i due servizi integrati. Ogni supporto per ottenere questi obiettivi, purché sia onesto e soprattutto orientato nel modo giusto, è ovviamente il benvenuto.
 
Roberta Petrino
Direttore della MECAU ASL Vercelli (ospedali S. Andrea di Vercelli e SS Pietro e Paolo di Borgosesia).
Già presidente dell’European Society for Emergency Medicine (EUSEM) e past presidente regionale SIMEU Piemonte e Valle D’Aosta

25 ottobre 2018
© Riproduzione riservata


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