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Trapianti. In Piemonte raggiunti i 9mila interventi. Ecco tutti i dati che certificano il successo del sistema

Sono 770 i Comuni che hanno aderito all’iniziativa “Una scelta in  Comune” per la registrazione della dichiarazione della volontà di donare e le opposizioni espresse sono scese al 26,5 % contro il 34,3% dello scorso anno. Chiamparimo e Saitta: “Siamo orgogliosi. Lla cultura della donazione è un patrimonio della nostra regione che intendiamo diffondere sempre di più tra i cittadini”.

14 DIC - Il Piemonte prosegue il suo percorso virtuoso nel campo dei trapianti, con strutture come quelle dirette dal professor Mauro Salizzoni (che nelle scorse settimana ha passato il testimone al professor Renato Romagnoli) e dal professor Mauro Rinaldi, all’avanguardia in Italia ed e nel mondo per qualità e quantità degli interventi, così come è di rilievo l’attività di trapianto di rene guidata a Torino dal professor Luigi Biancone e a Novara dal professor Vincenzo Cantaluppi. Ma il trapianto è possibile se c’è un donatore ed è sulla cultura della donazione che occorre insistere e lavorare per mantenere i livelli raggiunti in tanti anni. Ed anche su questo il Piemonte ha segnato importanti traguardi.

Li hanno illustrati oggi il Presidente della Regione Sergio Chiamparino, l’assessore alla Sanità Antonio Saitta, il dottor Pier Paolo Donadio del Coordinamento regionale donazioni e prelievi di organi (CRP), il professor Antonio Amoroso, direttore del Centro regionale trapianti (CRT), il presidente di Federsanità Anci Piemonte Gian Paolo Zanetta, ed il direttore generale della Città della Salute e della Scienza Silvio Falco.


Il Presidente Chiamparino e l’assessore Saitta si sono detti “orgogliosi che il Piemonte abbia raggiunto il traguardo dei 9000 trapianti. E’ la conferma – affermano poi in una nota congiunta - che siamo tra le migliori realtà a livello nazionale ed internazionale. Un grande grazie ai medici e a tutto il personale sanitario per la loro  professionalità ed ai donatori per la loro sensibilità e generosità: la cultura della donazione è un patrimonio della nostra regione che intendiamo diffondere sempre di più tra i cittadini. E’ importante la collaborazione con i Comuni e con le associazioni di volontariato”.

Quanto ai dati di questo successo, ecco i principali illustrati oggi: i pazienti in morte encefalica segnalati sono 59,2 per milione di popolazione (lo scorso anno erano 59,1), il numero di donatori utilizzati è di 36,5 per milione di popolazione (lo scorso anno 31,1), le opposizioni espresse in vita dal cittadino o testimoniate dai famigliari sono al 26,5 % (lo scorso anno erano al 34,3). “Si conferma pertanto il ruolo del Piemonte tra le regioni capofila in Italia ma è indispensabile sostenere la Rete delle donazioni e continuare a diffondere la cultura della donazione che, tra tutte le strategie possibili, richiede sempre di mantenere alto il livello di fiducia dei cittadini nei confronti del Servizio sanitario regionale”.

Il professor Amoroso ha sottolineato come, grazie all’incremento dei donatori, nel 2018 si è assistito ad una ulteriore ripresa dell’attività di trapianto, infatti al 30 novembre 2018 erano già stati superati i trapianti eseguiti in tutto il 2017.

In particolare, a fine novembre 2018 sono stati effettuati 240 trapianti di rene (sono aumentati del 50% quelli da donatore vivente), 137 di fegato, 17 di cuore, 29 di polmone e 4 di pancreas. Grazie a questo incremento dei soli primi 11 mesi 2018 (sono stati eseguiti 427 trapianti), i trapianti di organo sono già aumentati del 4% rispetto a tutto il 2017 (con 406 trapianti eseguiti).

Di conseguenza anche il numero di pazienti in attesa di trapianto non è ulteriormente aumentato, per la prima volta rispetto all’ultimo periodo: al 30 novembre 2018 risultavano in lista di attesa 1052 pazienti, rispetto a 1095 registrati al 31 dicembre 2017.

Con l’attività degli ultimi 11 mesi è stato possibile effettuare, dall’inizio dell’attività trapiantologica piemontese, 9011 trapianti (gli interventi di trapianto sono stati 8550 poichè in alcuni casi hanno coinvolto più organi).

A svolgere la parte più importante di questa attività è stata l’Aou Città della Salute e della Scienza di Torino, come ha sottolineato il direttore generale Silvio Falco. L’ospedale torinese si colloca al primo posto in Italia per numero di trapianti complessivi da cadavere ed ogni anno risulta in assoluto l’ospedale con il maggior numero di trapianti da donatore cadavere e varietà di programmi di trapianto d’organo.

Nel 2017, con 330 trapianti da donatore cadavere e 7 programmi autorizzati, è risultato il primo ospedale italiano per volumi di attività, da solo supportando il 9% dell’intera attività di trapianto svolta in Italia in quell’anno.

Positivo è anche l’andamento delle dichiarazioni di volontà dei cittadini raccolte presso gli uffici anagrafe nell’ambito dell’iniziativa di adeguamento normativo “Una scelta in Comune” portata avanti dal Coordinamento regionale donazioni e prelievi di organi. Ad oggi sono 770 i Comuni piemontesi che stanno registrando quotidianamente le dichiarazioni dei cittadini in ordine alla donazione dei propri organi dopo la morte, 336 quelli in attesa di abilitazione e 98 i comuni in attesa di formazione.

Il Presidente di Federsanità Anci Piemonte, Gianpaolo Zanetta, ha illustrato il progetto V.A.R.I.An.D.O. (Valutazione antropologica registrazione in anagrafe donazione organi) proposto dal CRP, in collaborazione con la Città della Salute e della Scienza e l’Università degli Studi di Torino. Il progetto svolge attività di coordinamento e di supporto all’iniziativa “Una Scelta in Comune” e studia le implicazioni sulla popolazione e sulle amministrazioni comunali coinvolte.

Al 3 dicembre la popolazione raggiunta dal servizio è pari a 3.981.619 abitanti e il numero di dichiarazioni raccolte tramite gli uffici anagrafe è di 180.154 con una percentuale di favorevoli del 75%

Attraverso le 1010 interviste effettuate, l’iniziativa “Una scelta in Comune”, è stata valutata dai cittadini e dagli operatori con un punteggio che rispettivamente è di 8/10 e di 9/10. Ma dai cittadini intervistati, fa sapere la Regione, sono emerse anche spunti di riflessione: “La necessità di una maggiore informazione, la persistenza di alcune paure, l’impatto che le notizie mediatiche hanno sulla scelta compiuta, il ruolo delle credenze religiose e delle esperienze personali”.

14 dicembre 2018
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