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Nei pronto soccorso del Piemonte i “codici bianchi” affidati ai medici di famiglia. Potranno prescrivere farmaci ma niente esami e consulenze. Accordo Mmg-Regione

Si chiamerà “ambulatorio delle non urgenze”, sarà separato dai locali del pronto soccorso e gestito da un medico di medicina generale. Si farà carico dei pazienti che gli verranno inviati dal triage perché ritenuti inappropriati per la struttura di emergenza urgenza. A loro il medico potrà fornire prestazioni aggiuntive e prescrivere farmaci per terapie non differibili, ma non esami o consulenze, che saranno discrezione del medico curante. Ma se dovessero servire con urgenza, il paziente sarà rinviato al PS/Dea. L'ACCORDO

14 FEB - Sta per entrare nel vivo l’accordo siglato nelle settimane scorse tra la Regione Piemonte e i medici di medicina generale (Fimmg, Snami e Smi) per l’attivazione di un ambulatorio che affiancherà i Pronto Soccorso per farsi carico di quei pazienti non gravi che intasano inappropriatamente i Pronto Soccorso: i tanto noti codici bianchi. L’obiettivo è di ridurre gli accessi inappropriati e il ricorso all’intervento specialistico, fornendo allo stesso tempo la migliore risposta assistenziale a quella determinata categoria di pazienti.

L’ambulatorio, denominato “ambulatorio delle non urgenze”, sarà separato dai locali del pronto soccorso e vi opererà un medico di medicina generale (un medico di famiglia oppure un medico di continuità assistenziale). L’ambulatorio prenderà in carico tutti i pazienti che sono già stati sottoposti a triage presso il pronto soccorso ma che sono stati classificati come codici bianchi, con esigenze non riconducibili all’emergenza-urgenza e quindi minore priorità.


Il medico di medicina generale a quel punto si occuperà di visitare il paziente e potrà confermare la non urgenza del caso: il paziente sarà quindi dimesso e affidato al proprio medico curante. Il medico potrà però anche modificare il codice di triage, giudicandolo di priorità maggiore. In questa circostanza il paziente tornerà in pronto soccorso.

Negli ambulatori il medico di medicina generale opererà in piena autonomia professionale. Visiterà il paziente e al contempo, è scritto nell’accordo, sarà chiamato ad educarlo al ricorso appropriato alle strutture del Ssn.

Nell’ambito della visita il medico, se lo ritiene necessario, potrà cambiare il codice di triage e inserire il paziente nel percorso del PS/Dea.

Se invece ritiene di poter prendere in carico il paziente, lo visiterà e potrà fornire anche alcune prestazioni aggiuntive previste, “finalizzate a un minor ricorso all’intervento specialistico”, precisa l’accordo. Tali prestazioni saranno retribuite aggiuntivamente al medico rispetto al compenso orario spettante.

Al medico sarà fornito un ricettario Ssn e le credenziali per l’emissione della ricetta elettronica per le prescrizioni farmaceutiche necessarie a una terapia non differibile ma non potrà prescrivere esami o consulenze, che saranno affidate alla discrezionalità del medico curante a cui il paziente sarà eventualmente invitato a rivolgersi.

In caso il medico valutasse la necessità di esami o consulenze urgenti, potrà rimandare il paziente al PS/Dea, che riprenderà in carico in caso.

Se la visita del medico di medicina generale sarà stata sufficiente a risolvere il problema, il paziente sarà invece dimesso.

14 febbraio 2019
© Riproduzione riservata


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