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A parità di condizioni economiche e sociali ogni bambino sviluppa le stesse capacità cognitive e motorie. Etnia e culture locali non contano. Lo studio, con la partecipazione italiana, su Nature

I ricercatori (i Paesi coinvolti sono stati Brasile, India, Kenya, Uk e per l'Italia la Città di Salute di Torino) hanno dimostrato che le tappe dello sviluppo neuroevolutivo nei primi due anni di vita, sono, così come la crescita corporea, molto simili tra soggetti di aree geografiche e culturali molto diverse, a parità di soddisfacenti condizioni socio-economiche, ambientali e di salute. Pertanto sono le diseguaglianze ambientali e sociali durante la gravidanza e nella prima infanzia, nei diversi gruppi etnici, ad avere il ruolo più rilevante nel determinare differenze di salute e di crescita. LO STUDIO

18 FEB - "Dimostrato da uno studio mondiale che l'intelligenza e lo sviluppo neuroevolutivo non dipendono dal colore della pelle, ma sono molto simili tra soggetti di aree geografiche e culturali molto diverse. Sono stati appena pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature i risultati del progetto internazionale, finanziato dalla Fondazione Bill & Melinda Gates e coordinato dall’Università di Oxford (UK), che ha monitorato dalla nascita fino ai due anni di età la crescita e lo sviluppo neuroevolutivo di neonati sani ed in buone condizioni ambientali, distribuiti in quattro continenti". A darne notizia, un comunicato della Città della Salute di Torino, che ha partecipato allo studio.
 
I ricercatori del gruppo hanno dimostrato che le tappe dello sviluppo neuroevolutivo nei primi due anni di vita, per quanto concerne l’apprendimento, il linguaggio e le abilità motorie, sono, così come la crescita corporea, molto simili tra soggetti di aree geografiche e culturali molto diverse, a parità di soddisfacenti condizioni socio-economiche, ambientali e di salute.

Al progetto ha partecipato per la componente neonatale e pediatrica, unico Centro dell’Europa continentale, la Neonatologia universitaria della Città della Salute di Torino (diretta dal professor Enrico Bertino).

Questi risultati - prosegue la nota - sono di particolare rilievo in quanto si tratta del primo studio di questo tipo sullo sviluppo neuroevolutivo durante l’infanzia ad essere condotto in vari Paesi del mondo con metodologia uniforme e standardizzata. Nella prima fase dello studio è stato sviluppato da un team internazionale multidisciplinare, dopo accurata revisione della letteratura, un test multidimensionale ad hoc, finalizzato a misurare lo sviluppo neurocomportamentale durante la prima infanzia in soggetti appartenenti a contesti culturali diversi. Il test considera le abilità linguistiche, motorie, visive, uditive, cognitive e di attenzione.
 
Si tratta dell'Intergrowth-21st Neurodevelopmental Assessment (INTER-NDA), test pensato per la somministrazione da parte di personale non specializzato in diversi setting internazionali. "L'INTER-NDA - si legge nello studio - comprende un numero limitato di item specifici per ciascuna cultura che misurano le funzioni cognitive, il linguaggio (espressione e comprensione), le capacità motorie, comportamenti positivi e negativi, problemi dell'attenzione e reattività emotivo-sociale (item selezionati dalla Child Behavior Checklist)".


I ricercatori hanno valutato 1.307 bambini sani, residenti in aree urbane, adeguatamente nutriti ed in buone condizioni socio-economiche, in 5 Paesi del mondo (Brasile, India, Italia, Kenya e Regno Unito). Questa parte del progetto è stata coordinata per l’Italia dalla neonatologa Francesca Giuliani, dell’ospedale Infantile Regina Margherita di Torino.

La percentuale di variabilità totale nello sviluppo neuroevolutivo che può essere attribuita a differenze tra le diverse popolazioni è risultata molto bassa, variando dall’1,3% dell’area cognitiva al 9,2% della parte comportamentale. Nell’insieme, dunque, meno del 10% delle differenze nello sviluppo è attribuibile ai geni (nature), il resto è ambiente (nurture).

I risultati dello studio - spiega la nota - sottolineano come le diseguaglianze ambientali e sociali durante la gravidanza e nella prima infanzia abbiano, nei diversi gruppi etnici, il ruolo più rilevante nel determinare le differenze non solo di salute e di crescita, ma anche di sviluppo neuroevolutivo, fornendo un importante contributo per la pianificazione a livello internazionale di adeguate politiche sanitarie e sociali.

ll progetto Intergrowth-21st aveva già precedentemente dimostrato come da donne sane, ben nutrite, in buone condizioni socio-economiche ed ambientali, nascano neonati con una crescita intrauterina e postnatale simile, almeno fino ai due anni di età, indipendentemente dall’etnia e dall’area geografica di nascita.
 


18 febbraio 2019
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