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Asl CN2: Convegno multidisciplinare sulle patologie legate all'anca dello sportivo

Saranno le problematiche legate all’anca dello sportivo ma anche e soprattutto la prevenzione, le terapie e la riabilitazione gli argomenti del secondo convegno di Fisiatria e Riabilitazione funzionale che si terrà i prossimi 9-10 e 11 maggio ad Alba. L’evento si terrà nel “Centro di Riabilitazione Ferrero”. IL PROGRAMMA

07 MAG - "Saranno le problematiche legate all’anca dello sportivo ma anche e soprattutto la prevenzione, le terapie e la riabilitazione gli argomenti del secondo convegno di Fisiatria e Riabilitazione funzionale che si terrà i prossimi 9-10 e 11 maggio ad Alba. L’evento che ha per titolo: 'L’anca nello sportivo a tutto campo' non poteva avere sede più adatta che il Centro di Riabilitazione Ferrero”. È quanto si legge in una nota della Asl CN2.

"Tanti i relatori e alto il livello scientifico degli interventi che saranno affrontati - prosegue la nota -, ed è questa la peculiarità del convegno, in maniera multidisciplinare. Tra gli argomenti posti in discussione quello della terapia attraverso l’infiltrazione dell’acido ialuronico nell’anca tramite ecoguida che consente di raggiungere l’articolazione dell’anca in maniera precisa e corretta in quanto attraverso ecografo si riesce a controllare e a portare l’ago nella posizione migliore per effettuare la diffusione del farmaco in articolazione con dosi e interventi mirati e personalizzati. Pratica introdotta nel 2012 dai dott. Tormenta e Migliore (presenti tra i relatori), che nei primi tempi l’applicavano a persone sedentarie, la terapia ora si pratica anche su sportivi over 45 che intendono proseguire la loro attività senza arrivare alla protesi dell’articolazione. Nel tempo la tecnica è stata affiancata anche alla riabilitazione"

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Nel corso delle sessioni chirurgiche di sabato 11 maggio - illustra il dott. Victor Rosso, direttore della Struttura di Fisiatria - si avvicenderanno ortopedici, con specifica esperienza negli sportivi, che illustreranno le nuove tecniche di accesso operatorio, i materiali e le protesi innovative”.

“Con questa tecnica - spiega Giancarlo Rando, Fisiatra e medico dello sport dell’Asl CN2 organizzatore dell’evento - si toglie il dolore e il soggetto è predisposto a praticare movimento o a riprendere attività abituali. Visto l’ambito di applicazione che era stato limitato solamente ad una popolazione sedentaria, si è pensato, per trovare un campione di riferimento maggiormente significativo, di procedere con gli sportivi".

"Mettere a confronto esperienze pratiche comuni - aggiunge l'Azienda - per costruire degli approcci o PDTA con modalità multidisciplinare perché il trattamento di una persona di 45/60 anni che vuole continuare a praticare sport anche agonistico abbia le stesse indicazioni da parte di tutti i medici di riferimento".

“E importante sottolineare - prosegue il dott. Rando - l’aspetto multidisciplinare per realizzare un modello 'personalizzato' a seconda della tipologia e delle esigenze del paziente (età, sport praticato, frequenza, intensità). Facciamo alcuni esempi dei pazienti seguiti. Primo esempio: Un podista con sintomatologia dolorosa dell’anca. Atleta 60enne che pratica attività di fondo con partecipazione a 3 o 4 maratone all’anno. Viene compilata una scheda valutativa basate su test di autovalutazione soggettiva accreditati a livello internazionale. Dalla scheda emergono sempre dati personalizzati e soggettivi a garanzia della terapia da applicare. Nell’intervista occorre individuare la frequenza degli allenamenti, a quanta gare intende partecipare, quante ne ha fatte nella sua vita sportiva, quanti chilometri in un anno percorre e quale intensità viene posta negli allenamenti. In tutto questo occorre anche capire se a monte c’è una preparazione atletica mirata e se utilizza attrezzature e provvedimenti di livello per evitare traumatismi (scarpe, plantari, ecc). Si procede ad una visita, valutazione radiografica per una valutazione di eventuali artrosi. Si passa, poi a una valutazione clinica e diagnostica e funzionale e da lì si stabilisce il percorso terapeutico. Nella terapia si stabilisce la quantità di acido ialuronico da infiltrare nell’anca che è diversa per ogni atleta".

"Secondo esempio - aggiunge Rando -: tennista da circolo anche qui 60enne che fa tornei e campionati federali 'coppa Italia' gioca tre volte a settimana con torneo domenicale. Diversamente dal podismo implica movimenti bruschi, rotazioni, arresti improvvisi, salti, quindi sollecitazioni maggiori. Implicherebbe una diversa preparazione atletica, implica una maggiore sollecitazione sull’anca e conseguentemente in funzione del grado di artrosi dell’anca che può presentare è una scelta terapeutica personalizzata anche in questo caso con indicazioni più specifiche sulla preparazione atletica per modificare il gesto e anche le sollecitazioni muscolari sull’anca che se opportunamente trattate possono ridurre lo stress dell’articolazione".

"Le figure professionali di riferimento nel processo multidisciplinare - spiega la nota - sono:
- Il preparatore atletico
- Il fisioterapista
- L’ortopedico
- Il fisiatra
- Il radiologo
- Il medico dello sport e infine il ritorno al preparatore atletico che deve applicare correttamente le indicazioni".

"Dal 2014 all’Asl CN2 - sottolinea la nota - si segue un gruppo di una settantina di atleti con un’età che varia da 45 a 65 anni. Non sono solo albesi o cuneesi ma alcuni atleti provengono anche da fuori regione. Un’altra delle cose importanti è che, quello che si impara dallo sport viene applicato anche sugli anziani sedentari con risultati eccellenti".

Le principali discipline sportive seguite all’Asl CN2 sono:
Maratoneti e tennisti (una trentina), qualche giocatore di golf, arti marziali, qualche calciatore, ciclisti soprattutto mountain bike, triathleti, sci alpinismo.

Il conflitto femoro acetabolare (FAI) è molto frequente negli sportivi - prosegue il dott. Rosso -;  talvolta sono proprio alcuni specifici sport che possono provocare più di altri  un conflitto. il Fai favorisce la precocità dell'osteoartrosi dell'anca e l' acceleramento dell'evoluzione della malattia. Tuttavia a prevenzione, la riabilitazione e le modifiche dell'allenamento possono modificare positivamente nel tempo il Fai. Oggi la chirurgia artroscopica mini-invasiva può correggere le forme iniziali di conflitto negli sportivi di giovane età minore dei 40 anni. Purtroppo nelle fasi avanzate dell' osteoartrosi dell'anca il trattamento conservativo non è più efficace”.

"Da evidenziare - aggiunge la nota - che la terapia si è, nel tempo, molto evoluta e oggi si parla anche di terapia rigenerativa con l’impiego del plasma ricco di piastrine e delle cellule staminali. Questo tipo di terapia può essere più risolutiva e può rappresentare una marcia in più al sistema terapeutico-riabilitativo".
 
“Quello che vogliamo costruire in buona sostanza - conclude Rando - è una rete che fin dalle prime esperienze e pratiche sportive si insegni il gesto atletico corretto e la corretta distribuzione dei carichi di lavoro per evitare di avere nel futuro atleti usurati da traumatismi ripetuti".
 
“Gli argomenti di specifico interesse chirurgico - conclude Victor Rosso - saranno discussi insieme agli aspetti riabilitativi, al ritorno in campo ed agli aspetti educativi e correttivi da raccomandare agli sportivi portatori di protesi d'anca affinché possano riprendere senza rischi l'attività sportiva abituale o adattata alla nuova situazione post chirurgica”.

07 maggio 2019
© Riproduzione riservata


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