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Trento. Zeni su sciopero medici: “Tema della sicurezza non venga strumentalizzato”

L’assessore contro chi “continua ad agitare lo spauracchio di una presunta mancanza di sicurezza” per “alimentare le polemiche". Ai sindacati trentini Zeni assicura “il massimo impegno della Provincia" e ricorda: “Investiamo ogni anno 444 milioni per il personale del comparto, a cui si sommano 9 milioni stanziati per far fronte alle difficoltà determinate dalle nuove regole sui turni di riposo”.

18 DIC - “Massimo impegno da parte della Provincia autonoma sulla sanità, legittimo il confronto ma no a pericolose strumentalizzazioni”. Questo in sintesi il pensiero dell'assessore alla salute della PA di Trento, Luca Zeni, che con una nota interviene sullo sciopero di ieri dei medici trentini. "Oggi – esordisce Zeni - tutto il Sistema Sanitario Nazionale sta attraversando un periodo delicato: la prolungata crisi economica, che ha investito il nostro Paese, ha comportato un'evidente contrazione delle risorse statali, che nel settore della sanità si traduce in una concreta difficoltà ad aumentare le disponibilità del fondo sanitario nazionale. L'entrata in vigore della Direttiva Europea in merito agli orari di riposo del personale medico, lo scorso 25 novembre, ha poi messo in evidenza alcuni elementi di fragilità del Sistema sanitario nazionale: da un'organizzazione impostata sul ricorso eccessivo alla cosiddetta pronta reperibilità dei medici a una mancata, conseguente, analisi sul ruolo delle professioni sanitarie (con laurea triennale, come ad esempio gli infermieri) per demedicalizzare alcune prestazioni ed individuare così possibili revisioni organizzative, sia in ambito delle strutture sanitarie sia sul territorio. Lo scenario nazionale appare in questo senso frammentato e più di una realtà regionale é in difficoltà, sia nell'individuare risorse, sia negli interventi organizzativi in grado di gestire la situazione di carenza del personale medico determinatasi dopo il 25 novembre, con evidenti disagi per i cittadini”.


A fronte di questa situazione i sindacati medici nazionali, nella giornata di ieri, hanno indetto uno sciopero nazionale. “Iniziativa alla quale hanno aderito anche i sindacati medici trentini, chiedendo nuove assunzioni e un aumento delle condizioni salariali. Questo – secondo Zeni - é naturale e rientra nelle prerogative dei sindacati, ma al tempo stesso é necessario ricordare come la Provincia Autonoma di Trento investa ogni anno 444 milioni di euro per il personale del comparto sanitario. A tale cifra vanno oggi poi a sommarsi i 9 milioni di risorse aggiuntive che la Giunta Provinciale ha tempestivamente stanziato per far fronte alla situazione determinatasi dall'entrata in vigore della legge sul riposo dei medici. Nel breve periodo è stato naturalmente necessario ricorrere ad una rimodulazione organizzativa che consentisse, a fronte della mancanza fisica di personale medico, in particolare di anestesisti, di garantire nel modo migliore possibile la continuità delle prestazioni sanitarie. Contemporaneamente la Provincia si era assunta l'impegno di provvedere quanto prima a ripristinare la presenza continuativa degli anestesisti in tutti gli ospedali periferici, perseguendo in questo modo il ritorno a ad un'operatività completa di tutti gli ospedali provinciali. Oggi, a tempo di record, tale impegno si sta progressivamente mantenendo. Non vi é stata quindi nessuna marcia indietro, ma al contrario questo rappresenta il frutto di una scelta politica precisa e chiara fin da subito”.

“Altrettanto chiara”, secondo Zeni, “è la volontà della Provincia di mantenere i punti nascita nei territori. La possibilità di perseguire tale scelta è guidata da un unico e imprescindibile principio: la sicurezza delle pazienti, secondo gli standard individuati e stabiliti dalla normativa nazionale. In tali standard di sicurezza è presente anche il numero, convenzionale, di 500 parti l'anno, identificati come riferimento per ogni punto nascita al fine di poter operare. A questo proposito il Ministero della salute ha recentemente dato la possibilità alle Regioni di chiedere una deroga e la Provincia autonoma di Trento coglierá certamente questa possibilità non appena la pubblicazione formale del decreto sarà effettuata”.

Per l’assessore “alcuni singoli medici o sindacalisti continuano a non riconoscere come competa allo Stato italiano, e non a loro, valutare e stabilire la sicurezza dei nostri punti nascita. L'appello è a non agitare lo spauracchio di una presunta mancanza di sicurezza. Il comportamento di pochi finisce con il ledere la serietà e professionalità di tutti coloro che, medici, infermieri e personale, operano ogni giorno nel sistema sanitario provinciale, a Trento e negli altri ospedali. A loro va il più sentito plauso e ringraziamento perché rappresentano, con il loro lavoro un'eccellenza riconosciuta in tutti i numeri a livello nazionale ed europeo. Al contrario – conclude Zeni - chi continua a usare il tema della sicurezza per alimentare polemica e ottenere facile visibilità non riconosce il ruolo delle leggi e delle istituzioni e contribuisce a una confusione che mina la fiducia nel sistema sanitario da parte dei cittadini. Le rivendicazioni sindacali fanno parte del gioco, ma non si strumentalizzi il tema della sicurezza per fini politici".

18 dicembre 2015
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