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Punti nascita. Zeni (Trento): “Sicurezza innanzitutto, ma lavoriamo con le altre regioni per modificare gli standard”

L’assessore ieri in visita a Cavalese. La criticità principale per il mantenimento del punto nascita locale, ha spiegato, è l’assenza del personale specializzato necessario. “Sul lungo periodo, anche a causa di una carenza oggettiva di alcune figure professionali, la strada non può che essere quella di ottenere dal Ministero una flessibilizzazione degli standard”.

20 MAR - “Continuiamo a dare mandato all'Azienda provinciale per i servizi sanitari affiniché moltiplichi i suoi sforzi al fine di reperire il personale specializzato necessario, in particolare sul versante pediatrico, per riaprire il punto nascite di Cavalese. Ma sul lungo periodo, anche a causa di una carenza oggettiva di alcune figure professionali, la strada non può che essere una: agire assieme alle altre regioni al fine di ottenere dal Ministero una flessibilizzazione degli standard. Questo senza rinunciare alla sicurezza di partorienti e di nascituri, che peraltro è sempre stata in cima alle nostre preoccupazioni visto che attorno alle partorienti esiste già oggi una rete dei servizi capillare e che da tempo i parti difficili vengono effettuati negli ospedali maggiori, a Trento e Rovereto. Attenzione, però: dobbiamo rimanere uniti. Non dobbiamo contrapporre valle a valle, o le valli alle città”.
 
Così l’assessore provinciale alla salute e politiche sociali della Pa di Trento, Luca Zeni, è intervenuto ieri pomeriggio, al palasport di Cavalese, nell'ambito di un incontro per chiarire come si sia arrivati, due settimane fa, alla chiusura del punto nascite di Cavalese.


All’incontro, riferisce una nota della provincia autonoma che fa il punto sull'incontro, hanno preso parte anche il direttore dell'Azienda provinciale servizi sanitari Paolo Bordon e il coordinatore del Comitato nazionale percorso nascita Gianfranco Jorizzo.

“Il mio compito - ha detto Jorizzo - è garantire la sicurezza del parto nei piccoli punti nascita. Il concetto di sicurezza è cambiato nel tempo ma un elemento chiave è il seguente: la sicureza va garantita dal lavoro in team”. L’analogia proposta è quella con le situazioni di rischio nell’aviazione: “Tutto il personale, dai piloti alle hostess, è coinvolto e responsabilizzato. Nelle sale operatorie e nelle sale parto, un approccio analogo ha ridotto gli eventi avversi dell83%. Quali sono gli eventi avversi più frequenti? La caduta del bambino, seguita dalla morte del bambino e poi della madre. Questi eventi sono rarissimi. Ma è importante che i medici e il personale ausiliario facciano esperienza anche delle situazioni di rischio. Con un numero di parti troppo basso ciò non è possibile”.

“Noi, rispetto alle indicazioni dell’Oms, con l’accordo siglato nel 2010 con le Regioni  abbiamo abbassato il volume minimo dei parti per un punto nascita da 1000 a 500 – ha detto ancora Jorizzi - . Ma al di sotto di una certa soglia non si può scendere. Perché sappiamo che gli eventi avversi sono tanto più gravi quanto meno il personale, per mancanza di esperienza, è capace di gestirli. Standard analoghi valgono anche per altri tipi di intervento”. Tuttavia il Ministero ha concesso deroghe per due punti nascita in Trentino, a Cles e a Cavalese, a causa delle condizioni orografiche particolarmente disagiate. Il problema è che in questi punti nascita più piccoli deve esserci sempre disponibil H24 tutto il personale sanitario necessario e una sala parto, assieme a tutte le altre strutture ausiliarie.

Quale allora la differenza fra Cles e Cavalese? “L’assenza di personale”, è stata la risposta. Sul reclutamento del personale ha riferito il direttore dell’Apss Bordon: “La carenza in particolare di pediatri è un problema che riguarda tutto il Paese – ha detto – Come azienda abbiamo messo in campo tutte le iniziative possibile, comprese attività di divulgazione straordinarie, al fine di favorire l’accesso ai concorsi da parte dei professionisti di cui avevamo bisogno. Abbiamo anche attivato il bando di mobilità interregionale. In base a quest’ultima formula, alcuni professionisti hanno risposto, dando la loro disponibilità a trasferisti a Cavalese. Ma non siamo riusciti ad ottenere le disponibilità necessarie attraverso i concorsi. Abbiamo ancora un concorso da espletare, con sette candidati, uno dei quali ha indicato come prima opzione la sede di Cavalese". L' impegno comunque non si esaurisce qui. E' l'intera gamma di servizi a servizio delle puerpere che si sta rafforzando, secondo un'idea di sicurezza che fa perno necessariamente sulla “rete”.

L’assessore Zeni ha ribadito che dietro la decisione di apertura o chiusura di un punto nascita non ci sono considerazioni di carattere economico ma legate alla sicurezza. “In questi mesi tutti si sono impegnati a trovare delle soluzioni, in particolare per il reperimento dei pediatri - ha spiegato -. Gli specialisti ovviamente preferiscono andare in ospedali dove vi è un’ampia casistica. Tuttavia noi abbiamo insistito afinché la comunità medica valutasse le condizioni di contesto. Già da anni noi concentriamo i parti difficili negli ospedali di Trento e Rovereto. Ma in contesti come quelli delle nostre valli bisogna riconoscere anche delle possibilità di deroga. Lo Stato lo ha fatto con un decreto del 2015. Cles e Cavalese sono stato riconosciuti come zone disagiate. Se nonostante questo non sono stati reperiti tutti i professionisti necessari, per noi è una sconfitta. Però attenzione: non possiamo contrapporci tra noi, non possiamo contrapporre le valli alla città, non possiamo mettere in dubbio quanto fatto dai diversi livelli istituzionali. L’unica strada sul lungo periodo è lavorare assieme alle altre regioni per chiedere allo Stato una revisioni degli standard, che per adesso sono troppo alti. Senza rinunciare alla sicurezza ma cercando soluzioni accettabili per tutti. Nel frattempo chiediamo all’Apss di continuare a a ricercare il personale necessario per riaprire il Punto nascita di Cavalese”.

20 marzo 2017
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