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Pnrr. Giordani (Upipa): “Le strutture per anziani non siano considerate residuali”

Il Direttore dell’Unione Provinciale Istituzioni Per l'Assistenza rivendica come le strutture per anziani siano “nodi organizzativi del territorio più vocati di altri a dare una risposta di raccordo fra assistenza ospedaliera e territoriale, ma non ci pare che il PNRR gli dedichi attenzioni particolari”. La comunità di pratica che fa parte di Upipa e si ispira ai valori di Qualità e Benessere, assieme al gruppo di lavoro “Rinata”, presenta un documento di proposte sul Pnrr.

09 NOV - Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, tra le strutture più colpite in termini di contagi e decessi ci sono state le residenze per gli anziani. Questo perché queste strutture sono luoghi concepiti come luoghi di cura e condivisione delle attività. Dopo quasi due anni di emergenza sanitaria, c’è chi comincia a pensare cosa si dovrebbe cambiare e come.

“Sono stati due anni che non dimenticheremo facilmente – dichiara Massimo Giordani direttore di UPIPA Trentino – considerato che le strutture per gli anziani sono state per molti mesi dei pagliai pronti a prendere fuoco sia per il tipo di vita comunitaria che avevano all’interno sia per il tessuto di relazioni con l’esterno. Addirittura, laddove il servizio per i propri residenti era più alto, perché più connesso con il territorio, più c’era il rischio che i focolai dei contagi si sviluppassero”.

Il primo grosso problema che queste strutture hanno dovuto combattere, è stato quello di limitare i contatti con il territorio, con i volontari e con i familiari. Altro grosso problema, che ricorda Giordani, “è stato quello di reperire DPI. Essendo questi luoghi circuiti esterni alla sanità, noi non riuscivamo a trovare nulla nel mercato che ci proteggesse, perché tutto veniva veicolato negli ospedali. Ci siamo arrangiati per il primo periodo comprando tutto ciò che potevamo nelle ferramenta della vallata e poi abbiamo fatto appello a tutte le attività economiche chiuse, come ad esempio i dentisti, di darci ciò che potevano in termini di mascherine e DPI”.


Altra decisione determinante nel salvare vite ma molto difficoltosa da attuare materialmente, è stata quella di prevedere l’isolamento dei residenti in strutture progettate per una vita comune. “Predisporre un isolamento in stanza singola – rievoca il direttore di UPIPA -  e ritagliare nella struttura compartimenti che non comunicassero l’uno con l’altro, è stato per noi difficile sia da un lato perché abbiamo dovuto rivoluzionare gli interni, ma poi, quello che ci mancava maggiormente è che con tutti i compartimenti stagni che avevamo creato il personale avrebbe dovuto essere maggiore, mentre era inferiore fra quarantene e personale contagiato”.

Oggi, che tutte queste situazioni sembrano essere quantomeno circoscritte, UPIPA, che conta in Trentino un consorzio di oltre quaranta case per anziani e che, circa 10 anni fa, ha costituito Qualità e Benessere, occupandosi di promuovere la qualità della vita degli anziani con un modello di autovalutazione e valutazione reciproca, pensa che per queste strutture sia arrivato il momento di una “rinascita”, cercando, anche di imparare dalle difficoltà appena passate.  

“Bisogna evitare – sostiene il direttore Giordani UPIPA, che è anche presidente di Qualità e Benessere – che le strutture per anziani vengano classificate soggetti residuali nella filiera delle cure territoriali. Noi rivendichiamo come questi servizi siano nodi organizzativi del territorio più vocati di altri a dare una risposta di raccordo fra assistenza ospedaliera e territoriale, cosa che il PNRR non ci pare dedichi attenzioni particolari. Poi, perché tutto questo funzioni, si dovrebbe favorire la messa in rete dei servizi territoriali con delle infrastrutture informatiche per la condivisione dei dati in grado di accompagnare nel suo percorso la storia individuale della persona non autosufficiente, che è fatta si da diagnosi, ma molto anche da valutazioni di soggetti distinti con scale e momenti distinti. Quello che manca oggi è un servizio omogeneo che raccolga tutti i dati di un soggetto in tutta la sua vita”.

“Per concludere, secondo noi – dice Massimo Giordani, - ciò che ancora manca a livello nazionale sono delle linee guida con degli standard minimi omogenei che definiscano cos’è il co-housing, la residenzialità assistita, una RSA, quali tipi di parametri devono avere e come devono essere organizzate. Ed in base a questi standard, erogare i finanziamenti per lo sviluppo di questi servizi”.

Sul tema delle residenze per anziani, la comunità di pratica che fa parte di Upipa e si ispira ai valori di Qualità e Benessere, assieme al gruppo di lavoro “Rinata”, ha elaborato un documento di proposte sul Pnrr che indica quanto queste residenze possano contribuire alla presa in carico degli anziani dal momento della loro non autosufficienza. Il documento è stato presentato ai ministri Speranza e Orlando e alla presidente del Gruppo di Lavoro Livia Turco, perché possano tenerne conto nel PNRR e nel nuovo Piano della non autosufficienza.

Endrius Salvalaggio

09 novembre 2021
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