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Medicina generale. Guardiamo la luna, non il dito

23 SET - Gentile Direttore,
attraverso la lettura dei giornali, a partire da quello che Lei dirige, crediamo si possa affermare con certezza che la lettera sottoscritta da 143 medici della provincia di Bari il 5 settembre scorso abbia fortemente animato il dibattito, all’interno della Medicina Generale e non solo. Ci pare già solo questo un ottimo risultato.

Mentre la nostra lettera continua ad essere sottoscritta da medici di tutta Italia, riteniamo possa essere utile approfondire o chiarire alcuni aspetti

1) “I giovani”
Il primo aspetto riguarda la levata di scudi di una parte di colleghi, a difesa delle loro idee o di ciò per cui lottano o hanno lottato, della loro professionalità o della capacità di insegnare molto alle nuove generazioni di camici bianchi. Innanzitutto, con molta umiltà, abbiamo riesaminato quanto scritto nella lettera e non abbiamo ritrovato alcuna traccia di attacchi a particolari fasce anagrafiche. Abbiamo certamente utilizzato più volte le parole “giovani” e “futuro”. E se la seconda può non interessare a qualcuno, la prima ha dato vita ad una sorta di partecipatissima fiera del luogo comune. Quello paternalistico è il tipo di risposta più frequente quando si parla di giovani.


2) I temi
Non vogliamo disperdere energie per controbattere all’improduttivo paternalismo. Puntiamo invece a fornire un contributo per un confronto. A proposito di serietà, è forse il caso di ricordare ed esplicitare che i temi non sono stati proposti per favorire una parte, ma perché è inevitabile affrontarli per chiunque debba gestire la Sanità e prendere decisioni.

- il ricambio generazionale: un fatto concreto e molto serio, che va affrontato per (ri)programmare la professione, così come si dovrebbe fare in ogni contesto in cui esso avviene. Ad essere precisi, gli studi più complessi in tutta Italia su fabbisogno di medici di famiglia nei prossimi anni sono stati condotti da gruppi di lavoro di medici giovani che hanno fornito il loro contributo alla categoria e alla politica, per fare scelte condivise e di sistema

- la necessità di portare una complessità organizzativa capillarmente sul territorio: richiede investimenti per i microteam e si traduce in un passo in avanti per l’equità nell’assistenza in ogni comune d'Italia. Dopo la nostra lettera, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed il Ministro Speranza hanno pubblicamente parlato di “prossimità” delle cure come parola chiave. Ne siamo felici, ma rispetto all’idea delle case di comunità a cui fa cenno il Ministro andrebbero evitati modelli rigidi e di ospedalizzazione delle cure primarie e garantita un'organizzazione di estrema flessibilità, che consenta di tarare l’assistenza sulle necessità del territorio, del tipo di utenza e finanche del singolo paziente. Lo sviluppo organizzativo è tappa imprescindibile, se si vuole lanciare la sfida di una attività finalizzata ad obiettivi clinici misurabili ed almeno in parte premiata sulla base del loro raggiungimento.

- digitalizzazione del lavoro ed utilizzo delle tecnologie: su questo tema rilanciamo con grande convinzione, perché siamo in grave ritardo. E lo diciamo come medici di un settore del SSN che per primo si è informatizzato in maniera omogenea in tutta Italia. Gli strumenti informatici e le nuove tecnologie sono elementi costitutivi della crescita e delle competenze dei giovani medici. Si tratta di conoscenze e capacità che si aggiungono a quelle cliniche. Da tempo non sono una novità imposta a cui doversi adattare e non bisogna,commettere l’errore di credere che il loro utilizzo sia in opposizione all’attività clinica.

- Il momento storico: perché una lettera proprio adesso? Perché – ci sembrava superfluo ribadirlo - sui fondi europei si gioca una partita che interessa il futuro dell’Italia intera. È questo il motivo per il quale ci appare intollerabile perdersi in polemiche o questioni di principio che possono forse parlare alla pancia di alcuni colleghi, ma che sono del tutto marginali rispetto ai veri obiettivi.

2) Convenzione vs dipendenza
E’una questione spesso utilizzata in maniera divisiva rispetto alla categoria. A nostro avviso non è un tema centrale rispetto a quello dell’utilizzo delle risorse per il territorio. Gli studi sul fabbisogno di medici di medicina generale ridimensionano lo storico problema della difficoltà ad acquisire i pazienti nei primi anni di professione. E’ poi paradossale proporre ai colleghi la dipendenza nel sistema pubblico come soluzione al sovraccarico di lavoro burocratico. Riteniamo l’utilizzo di informazioni non corrette è funzionale ad inquinare il dibattito.

Con grande entusiasmo esporremo le nostre ragioni al Ministro Speranza, al Presidente Fnomceo Anelli e a tutti i colleghi presenti, durante l’evento organizzato dall’Omceo di Bari. L’auspicio è che inizi una interlocuzione con la parte politica e con tutti i principali attori del SSN, finalizzata a valorizzare, a vantaggio della salute pubblica, le potenzialità di tutti i professionisti con formazione specifica in medicina generale.

Dott. Michele Abbinante
Dott.ssa
Irene Agostinacchio
Dott.ssa Giorgia Borrelli

Dott. Antonio Velluto
Primi firmatari della lettera dei 143 giovani medici di medicina generale  inviata il 5 settembre scorso al Ministro della Salute Roberto Speranza, al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, al Presidente Fnomceo Filippo Anelli ed a tutti i medici.


23 settembre 2020
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