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Il Fascicolo sanitario elettronico: dall'Europa un impegno pari a 7 mld di euro

15 OTT - Nella seconda parte della mattinata il dibattito si è concentrato sulla sanità elettronica, tema al quale l’Unione Europea ha deciso di dedicare oltre 7 miliardi di euro. A sottolineare il ruolo fondamentale che la sanità elettronica avrà nel miglioramento della qualità di vita dei cittadini è stata Amalia Sartori, presidente Commissione Industria Parlamento Europeo, che ha ricordato “Il mercato europeo dell’e-health rappresenta un terzo del mercato mondiale e gli altissimi tassi di crescita annuali indicano quanto il settore possa contribuire alla crescita e all'occupazione in Europa. Anche per questa ragione l'UE ha da poco definito una strategia per la sanità elettronica e negli anni a venire verrà predisposto il relativo quadro normativo. L'impegno è dunque massimo nell'affrontare i principali ostacoli che frenano il settore, e tale impegno è dimostrato dalle risorse che si è deciso di dedicare al tema sanitario da qui al 2020: combinate, supereranno i 7 miliardi di euro”.

Ma a che punto siamo in Italia? Alla tavola rotonda sono intervenuti i rappresentanti di alcune regioni italiane che si sono confrontati in particolare sul fascicolo sanitario elettronico, raccontando i passi finora compiuti, condividendo best practice e illustrando prospettive future. “Il nuovo Piano Socio Sanitario del Veneto, approvato l’anno scorso – ha dichiarato Lorenzo Gubian, responsabile Servizio Sistema Informativo SSR Veneto - ha introdotto per la prima volta nella storia della nostra Regione il Fascicolo Sanitario Elettronico a supporto dei processi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione. Successivamente, il Veneto ha dato inizio ai lavori di implementazione del Fascicolo, anticipando gli adempimenti fissati poi dalle leggi di conversione del decreto sull’Agenda Digitale Italiana e del decreto del "fare". Tutto ciò ha dato origine ad un accordo quadro tra Regione, Arsenal.it (il consorzio ICT delle Aziende Sanitarie) e le Aziende Sanitarie che prevede un percorso strutturato e condiviso per implementare in 3 anni il Fascicolo Sanitario Elettronico regionale, con un finanziamento specifico di 12 milioni di euro, per coprire i costi di analisi, redazione degli standard e dei documenti di progetto, labelling delle soluzioni software e monitoraggio degli stati di avanzamento. Ad oggi il progetto si sta occupando della dematerializzazione della ricetta rossa, rivoluzionando la gestione del processo in tutti i suoi passi, dalla prescrizione fino all'erogazione in farmacia o nella struttura specialistica ambulatoriale, con il ritorno del referto al medico”.


Simone Paolucci di Lombardia Informatica ha spiegato il percorso seguito in Lombardia. “La nostra regione, circa un decennio fa, ha lanciato un grande programma di e-health per realizzare un sistema informativo integrato socio-sanitario a livello regionale, il SISS, che ha creato una rete tra cittadini, medici, ASL, Aziende Sanitarie, farmacie, operatori della socio-sanità lombardi. Ad oggi sono 6 milioni i cittadini che hanno attivato il proprio fascicolo sanitario; il 100% delle strutture pubbliche e farmacie, il 98% dei medici di medicina generale (MMG) e pediatri di famiglia (PDF) e il 96% delle strutture private accreditate è collegato al SISS e ne utilizza i servizi. Il tutto per un totale di 52 milioni di prescrizioni digitali e 2,8 milioni di consultazioni referti on line da parte di cittadini e operatori. Dal 2005 ad oggi il finanziamento regionale per l’intero sistema FSE-SISS è stato di 132 milioni di euro, pari a 13,2 euro a persona, mentre uno studio effettuato da CEFRIEL e dall’Università Bocconi stima che i risparmi indotti dal FSE possono essere stimati in 385 milioni di euro annui, di cui 312 milioni per le Aziende Ospedaliere e 73 milioni sui MMG/PDF. Inoltre lo stesso studio stima che i risparmi annui indotti sull’intero Sistema Regionale dall’utilizzo del SISS ammontano a oltre 2 miliardi di euro". 

“La Regione Piemonte – ha illustrato Mario Fregonara Medici, responsabile Servizi Informativi Sanitari della Regione Piemonte – sta lavorando per l’attivazione del Fascicolo Sanitario Elettronico; così come previsto dalle linee guida emanate a livello nazionale. La Regione ha finanziato il CSI Piemonte, come ente strumentale ed attuatore, per la realizzazione dell’infrastruttura centrale e dei principali servizi a corollario, sviluppando una piattaforma open-source, modulare e flessibile, utilizzabile in molteplici contesti: ospedale, territorio e cittadinanza. Prossimamente saranno disponibili, anche sulla piattaforma FSE, i seguenti servizi on line: ritiro referti delle principali diagnostiche (laboratorio analisi e radiologia), tele-consulenza neurochirugica a distanza, prenotazione delle principali prestazioni (nella provincia di Torino), pagamento dei ticket. Il FSE in Piemonte sarà il punto di innesco di un percorso di innovazione della sanità regionale che conferma la tradizione di un territorio con una spiccata vocazione legata al progresso e alla tecnologia”.

Davide Zappalà, presidente del CSI Piemonte, la principale azienda italiana pubblica del settore ICT, ha evidenziato “Per gli oltre 100 nostri Consorziati che comprendono tutte le province piemontesi, Comuni e aziende sanitarie gestiamo più di 1300 banche dati, che negli anni abbiamo integrato e trasformato in un grande patrimonio di dati pubblici, sicuri e condivisi. Molti dei nostri servizi sono considerati best practice e serviti da modello per progetti di riuso in Italia e all’estero. Per la sanità, da sempre il CSI realizza soluzioni interoperabili per fornire agli operatori strumenti di lavoro interconnessi, perché la condivisione di dati e informazioni è il presupposto per creare servizi innovativi. Su questi presupposti si basa anche il nostro Fascicolo Sanitario Elettronico: realizzato con tecnologie open-source, è il motore di un sistema che favorisce la continuità di cura, anche mediante l’integrazione con le reti di patologia, e un miglior coordinamento tra livello ospedaliero e territoriale, riducendo il rischio clinico". 
 

15 ottobre 2013
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