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Nursind: “Accuse false e manipolate per screditare lavoratori e ospedale”


29 APR - “È un vile raggiro quello in cui sono incappati due dipendenti dell’Ulss 6 di Vicenza, che hanno l’unica colpa di aver condiviso con circa 60 colleghi discussioni di pura fantasia. Nessun riferimento a pazienti o fatti effettivamente accaduti”. È questa la posizione del sindacato degli infermieri Nursind sulla presunta sfida sulle cannule inserite sui pazienti alla quale avrebbero partecipato alcuni medici e infermieri del pronto soccorso dell’ospedale San Bortolo di Vicenza, secondo quanto riportato ieri dl Giornale di Vicenza. Ma per il Nursind si tratta di “false accuse, costruite ad arte per screditare i  lavoratori e l’ospedale”.

Per il segretario nazionale del sindacato, Andrea Bottega, ed il segretario provinciale, Andrea Gregori, nella vicenda "si riscontra ancora una volta che chi dovrebbe sovraintendere e facilitare i rapporti tra e con il personale ha manipolato e dichiarato falsità che hanno dato il via a procedimenti disciplinari fondati su prove inesistenti e non veritiere, artatamente predisposte per colpire qualche lavoratore”. "Il datore di lavoro - prosegue il Nursind nella nota - ha svolto una dettagliata indagine, a cui è seguita l’archiviazione ed il richiamo scritto non per i fatti contestati, bensì per il solo utilizzo del cellulare personale durante l’orario di lavoro (due dipendenti su otto). Val la pena ricordare che il rimprovero scritto è una sanzione disciplinare lievissima”.

Il Nursind di Vicenza annuncia quindi di essere “pronto a ribadire quanto già espresso, con ulteriori prove documentali, anche in sede giudiziaria, affinché si possa definitivamente dimostrare l’estraneità alle accuse e che le prove fornite erano false e manipolate. Tutto ciò al fine anche di rendere giustizia all’immagine violata dell’Ospedale di Vicenza ed a tutto il personale sanitario, che ogni giorno si prende cura dei malati con professionalità e rispetto”.

“Aspettiamo di essere convocati dagli organi ispettivi per fornire tutti i dettagli ed auspichiamo – concludono Bottega e Gregori - che per il fango mediatico rivolto alla categoria ed all’Ospedale, qualcuno sia chiamato a pagare ed a rispondere in proprio, in quanto il personale ed il nosocomio berico sono beni di tutti, da tutelare e difendere”.

29 aprile 2016
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