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Forum Risk Management. Aziende e professioni sanitarie protagoniste del cambiamento


La riforma del territorio è la sfida da vincere e il Dm71 la stella polare. Ma il cambiamento passa anche attraverso le Direzioni strategiche delle aziende protagoniste di una stagione di resilienza e le risorse umane con gli infermieri. Nella giornata di apertura del Forum Aziende sanitarie, infermieri e medici a confronto

30 NOV - Il Dm71 mette al centro il territorio, ma in questo scenario diventano centrali aziende sanitarie e professioni sanitarie, chiamate a disegnare in modo attivo il cambiamento.
Nella giornata di apertura della sedicesima edizione del Forum Risk Management, Tiziana Frittelli Presidente Federsanità, Giovanni Migliore Presidente Fiaso, Barbara Mangiacavalli Presidente Fnopi, Roberto Monaco Segretario Fnomceo hanno messo l’accento sul ruolo delle aziende sanitarie e delle professioni della sanità nella stagione della ripartenza e alla luce dei nuovo percorsi individuati dal Dm71 che verrà.
 

“Dobbiamo promuovere una grande stagione di riforme connesse agli obiettivi generali del Pnrr, per favorirne la concreta attuazione – ha sottolineato Tiziana Frittelli presidente nazionale di Federsanità – il punto di partenza è la grande resilienza dimostrata dalle Direzioni strategiche delle aziende sanitarie che, nel corso di questo ultimo anno e mezzo hanno dimostrato grande tenuta e capacità di ridisegnare percorsi e adeguare le prestazioni. Per questa ragione Federsanità sta accendendo i riflettori sui principali temi intorno a cui far costruire azioni, proposte, progetti: maggiore efficienza del sistema informativo nazionale e accesso alle banche dati, superamento degli steccati culturali non solo tra professionisti, ma anche tra territorio e enti locali per costruire una sola grande rete dei servizi che risponda ai bisogni di salute. Ma non basterà sostituire le vecchie tecnologie con le nuove se non saremo in grado di creare delle progettualità in grado di sfruttarle”.

 
E Federsanità negli ultimi mesi ha presentato una serie di proposte individuando alcune criticità. Tra le molte: l’attuazione dell’integrazione sociosanitaria con piena realizzazione della L.328/2000; la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in ambito socio-assistenziale trovando le necessarie complementarietà rispetto ai Lea, garantendo il finanziamento dei Lep attraverso il Fondo nazionale politiche sociali; una maggiore attenzione ai territori meno popolosi, con particolare attenzione alle “aree interne”, che già soffrono di carenze di Mmg e Pls. E per realizzarle una delle armi è ricorrere al volontariato e servizio civile per avvicinare i servizi – sanitari, sociali e di pubblica utilità – ai cittadini delle aree più deboli, sia attraverso la presenza di presidi fissi sia di strutture mobili (cfr. Botteghe della Salute sperimentate in Regione Toscana).

Sulla stessa lunghezza d’onda Giovanni Migliore, presidente Fiaso: “La declinazione territoriale del Pnrr è una grande sfida per le aziende sanitarie dei prossimi anni. L’impegno richiesto ai nostri professionisti è importante. Dimostreremo sul campo la capacità di fornire innovazione attraverso l’abbattimento dei silos professionali. Potendo contare su risorse certe svilupperemo un capacità di programmazione che coinvolgerà tutte le professioni dentro le nostre aziende”.
 
Sul lato delle professioni, Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi, ha sottolineato come sia necessario “uscire dalla retorica e rimettere il paziente al centro. Solo così avremo un punto di partenza per ridisegnare nuovi perimetri. Anche come enti sussidiari dello Stato dobbiamo contribuire al ridisegno del sistema socio-sanitario attorno al paziente”. “Una chiave di lettura della nuova sanità che ritengo di condividere è quella che passa da un sistema ospedalocentrico e medico centrico a porre al centro il territorio dove c’è il cittadino e i suoi bisogni – ha spiegato Mangiacavalli – e tutti, professioni e istituzioni, dobbiamo essere in grado di mettere al centro il nostro assistito, il nostro cittadino. Per farlo le criticità più importanti su cui lavorare sono la riforma delle cure primarie, la definizione dei ruoli professionali sul territorio e la corretta programmazione universitaria: tutto si gioca su questi fronti.
Credo che lo sforzo sia far andare avanti in sinergia questi tre aspetti che abbracciano temi che vanno dal fascicolo socio sanitario alla disabilità, dalla non autosufficienza al tema delle aree interne che stanno particolarmente a cuore a noi infermieri”.
 
Altrettanto importante, per la presidente Fnopi è il tema della formazione continua “proprio nel senso dell’apprendimento organizzativo, costante, fatto in modo trasversale e rispetto a quello che dobbiamo esercitare come ruolo e funzioni per realizzare e consolidare il nuovo modello.
In questo modo forse abbiamo qualche possibilità veramente di fare un buon lavoro per i nostri cittadini e anche per i colleghi che verranno dopo di noi”.

Per Roberto Monaco, segretario Fnomceo, occorre che “le varie professioni dialoghino tra loro perché non si può pensare a un cambiamento se non si riesce a costruire un sistema di condivisione con gli altri professionisti della sanità. Occorre poi investire sulla formazione del professionista, ma non dobbiamo nascondere le criticità: oggi mancano le figure necessarie. Ecco perché è importante che il Pnrr, oltre a finanziare le strutture, non dimentichi le risorse umane”.

30 novembre 2021
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