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Cosa succede in Sicilia? La versione di Russo

Le dimissioni respinte, la “riconferma” dei DG bocciati dall’Agenas, la spending review “alla siciliana” e il colloquio con il commissario Bondi. E per le prossime elezioni nell’isola l’assessore alla sanità pensa a una sua candidatura. Intervista a tutto campo a Massimo Russo a un mese e mezzo dalle elezioni siciliane.

10 SET - Alla fine di ottobre si voterà per il rinnovo del Consiglio regionale siciliano, quello che nell’isola chiamano significativamente “parlamento”. Un voto anticipato, dovuto alle dimissioni del presidente Raffaele Lombardo, rassegnate alla fine di luglio in seguito al suo coinvolgimento in un’inchiesta della magistratura, e che avrà fatalmente anche un’eco nazionale, come anticipazione delle imminenti elezioni politiche.
La definizione di liste e alleanze sta producendo molti colpi di scena, alcuni dei quali hanno coinvolto anche Massimo Russo, assessore alla sanità dimissionario ed ex magistrato, che in questa intervista a Quotidiano Sanità spiega le sue ragioni e i suoi progetti.

Assessore Russo, cosa sta succedendo? Lei si è dimesso o no?
Mi sono dimesso dal ruolo di vicepresidente e non parteciperò più alle riunioni della Giunta di Governo, anche se resterò fino all’ultimo alla guida dell’assessorato della Salute. Una decisione di rottura dopo che il presidente Lombardo ha deciso di appoggiare la candidatura al vertice della Regione di Gianfranco Miccichè, che rappresenta una storia personale e politica incompatibile con la mia.

Quindi per il momento resta?
Me lo ha chiesto con insistenza il presidente Lombardo quando gli ho comunicato la decisione di lasciare e me lo hanno chiesto anche tante persone del mondo della sanità che hanno condiviso la strada delle riforme che abbiamo percorso in questi quattro anni. Del resto, essendo Lombardo dimissionario, non sarebbe stato possibile nominare un nuovo assessore. Lavorerò fino all’ultimo momento utile per consolidare gli straordinari risultati ottenuti.

Dopo queste sue dimissioni, ha fatto molto rumore una vicenda legata alle nomine di alcuni direttori generali, bocciati dall’Agenas, non confermati ma nominati comunque commissari delle stesse aziende sanitarie. Ci aiuta a capire cosa è successo?
Per esigenza di trasparenza e correttezza, nella legge di riforma abbiamo previsto di assegnare a un ente terzo, l’Agenas appunto, il compito di giudicare i direttori delle aziende sanitarie sia in relazione agli obiettivi annuali sia in relazione alle loro capacita di leadership manageriale per l’intero mandato triennale. Una scelta rivoluzionaria, senza precedenti, per evitare inopportune intromissioni della politica, molto diffuse in passato quando si è parlato di nomine. E l’Agenas, proprio pochi giorni fa, in vista della scadenza del mandato triennale, ha consegnato le conclusioni del suo rigoroso lavoro, esprimendo un giudizio di insufficienza sulle capacità manageriali nei confronti di sei direttori generali che pure nel triennio avevano raggiunto i loro obiettivi annuali.

Però il giudizio di Agenas non ha impedito la riconferma di quei DG.
A scanso di equivoci, a volte creati in modo strumentale, va precisato che non si è trattato del rinnovo per un altro triennio del loro mandato ma della nomina nella qualità di commissari imposta da una recente legge regionale. Infatti i “bocciati”, come anche gli altri 11 promossi, non sono stati riconfermati nel ruolo di DG ma svolgeranno la funzione di commissari per i prossimi mesi in attesa della formazione del nuovo governo regionale che successivamente farà le sue scelte. Si è trattato di un atto dovuto perché la nuova legge impedisce di effettuare nomine nel periodo che precede le elezioni, prevedendo solo una proroga commissariale per gli attuali vertici. L’obiettivo è evidente: impedire che vengano fatte nomine, magari di sapore “elettoralistico”, per lasciare le mani libere alla nuova giunta. In ogni caso il prossimo governo dovrà tenere conto dei giudizi dell’Agenas.

Al di là di tutto, lei ritiene che il giudizio dell’Agenas fosse giusto o no?
L’Agenas ha sempre lavorato con serietà e rigore, non ho motivo di dubitare della bontà del lavoro svolto. Resta la soddisfazione di avere imposto un metodo serio e innovativo: il continuo aggiornamento dell’albo dei direttori generali, l’istituzione dell’albo dei direttori sanitari e amministrativi, la contrattazione degli obiettivi da raggiungere, il controllo sul lavoro svolto e l’affermazione del principio di responsabilità: chi non raggiunge gli obiettivi perde l’incarico. Credo di essere stato l’unico assessore alla sanità in Italia a far valere la norma secondo la quale i direttori generali che non raggiungono il pareggio di bilancio decadono automaticamente: cosa che è successa, proprio lo scorso anno, con i DG delle Asp di Messina, Catania e Agrigento che sono stati sostituiti.

Se non ci fosse stata la legge “blocca nomine”, avrebbe rinnovato il contratto a quei sei direttori generali?
No, è chiaro. Mi sarei attenuto al metodo delineato con la legge di riforma che sostanzialmente premia il principio della competenza e del merito e non certo dell’appartenenza. Però è anche corretto aggiungere che tutti i direttori generali che ho nominato nel settembre del 2009 vanno ringraziati, indistintamente, per l’impegno profuso nel far nascere il nuovo progetto della sanità siciliana.

Ora che siamo ad un passo dalla chiusura di questa fase, come riassumerebbe la sua “riforma” della sanità siciliana? Cosa è cambiato?
Tutto. Prima la sanità era un sistema feudale, in cui ciascuna azienda era un mondo a sé, senza controlli. Esistevano 29 aziende e cinque dipartimenti in assessorato che non garantivano una adeguata qualità. Adesso tutte le aziende fanno parte di un vero sistema, governato dall’assessorato regionale, e la Sicilia può anche dirsi parte integrante del sistema sanitario nazionale perché ha rispettato gli impegni e ha raggiunto in appena quattro anni risultati che molti ritenevano impossibili. Abbiamo cambiato guardando ai modelli più virtuosi, tagliando gli sprechi ma spendendo meno e meglio, in alcuni casi anticipando anche le scelte del Governo nazionale.

Dal punto di vista dei bilanci, che situazione lascia?
Abbiamo risanato un deficit strutturale che al momento del mio insediamento era di quasi 700 milioni di euro. Adesso abbiamo i bilanci in ordine, come certificato dai tavoli tecnici ministeriali. Anzi, con le entrate derivanti dalle maggiorazioni Irap e Irpef, abbiamo registrato nel 2011 un attivo di oltre 300 milioni. In pratica, avremmo potuto ridurre le tasse dei cittadini se non ci fossero stati problemi in altri rami del bilancio regionale. Rispettando puntualmente i nostri impegni, siamo riusciti a sbloccare ingenti somme, che erano state trattenute dal Governo in ragione delle precedenti inadempienze e abbiamo anche sanato circa quattro miliardi di deficit accumulati negli ultimi dieci anni dalle aziende, soprattutto con i fornitori. Di fatto, rimettendo in moto l’economia e dimostrando che la sanità è adesso una realtà virtuosa e volano di sviluppo. Tutto questo non ha intaccato la qualità. Anzi, i servizi per i cittadini sono stati implementati, razionalizzando l’offerta e potenziando la sanità territoriale e sono migliorati tutti gli indicatori di qualità delle prestazioni erogate.

Pensa che questo nuovo sistema reggerà, qualunque sia la nuova Giunta regionale?
Abbiamo fatto in modo che il cambiamento sia irreversibile. Chiunque pensa di riproporre il vecchio sistema della sanità non ha capito che la rete di norme che abbiamo creato “imbriglia” gli stessi vertici regionali, anche legando la Sicilia al sistema sanitario nazionale. L’allegra gestione del passato, che lasciava debiti pesantissimi sulle spalle dei siciliani, è finita per sempre.

Con risultati così, lei dovrebbe essere corteggiatissimo, anche a livello nazionale…
Come spesso accade, il lavoro viene apprezzato di più fuori dalla propria terra. Le svelo un piccolo segreto: ho incontrato il commissario Bondi, che era curioso di conoscermi per capire come avevamo fatto questo quasi miracolo, come lo ha definito il ministro Balduzzi. Non è un caso che la Regione siciliana si discosti di appena il 7% - contro una media italiana del 26% - dai parametri della spending review nazionale. Traguardi che sono valsi alla Sicilia attestati di stima e di credibilità che fino a qualche anno fa sarebbero stati impensabili.

Allora, assessore, perché lei arriva alle dimissioni?
Utilizzo le parole di Raffaele Lombardo, che ha avuto il merito di sostenere questa riforma e di dare a me l’opportunità di lavorare per la mia terra e per la mia gente, proseguendo il mio impegno civile dall’antimafia della repressione, che ho fatto in magistratura, all’antimafia della prevenzione, che ho svolto in questi quattro anni introducendo trasparenza, regole e controlli nella pubblica amministrazione. Lombardo ha detto di me che sono stato “uno dei migliori amministratori dei 60 anni di autonomia siciliana”, lasciando implicitamente intendere che sono stato un pessimo politico. Credo che il problema sia proprio questo: pensare che la politica sia qualcosa di diverso dall'amministrazione con la quale si danno concretamente le risposte ai bisogni della gente.

Oggi lei si pensa come un tecnico o come un politico?
Ho sempre detto che i tecnici non esistono, perché quando scelgono assumendosi le relative responsabilità innanzi la collettività compiono atti politici. In realtà , a mio avviso, la contrapposizione non è tra tecnici e politici quanto tra politici competenti e politici incompetenti.
D’altra parte, anche le sue dimissioni sono un atto politico, visto che vengono dopo la scelta di Lombardo di sostenere Gianfranco Miccichè.
Lombardo ha iniziato come un attaccante di razza, poi ha dovuto ripiegare a centrocampo e ora è costretto in difesa, dove è più facile fare autogol. Non ho niente di personale contro Miccichè, ma io mi sono nutrito di altri valori.

Se il prossimo presidente, quale che sia, le offrisse nuovamente l’assessorato alla sanità, lei lo accetterebbe?
Il problema, per ora, non è il mio ruolo futuro. Mi piacerebbe proseguire il mio impegno civile all’interno dell’amministrazione per contribuire alla rinascita della Sicilia ma questo deve avvenire all’interno di un progetto di ampio respiro che sappia proseguire nel cammino delle vere riforme.

Sta pensando ad una candidatura?
Sì, se ci saranno le condizioni che dicevo prima. Ci sono persone, persone perbene, che hanno lavorato, che hanno creduto nel cambiamento e che oggi mi chiedono di rinnovare l’impegno. Devo tener conto anche di questo.

10 settembre 2012
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