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Salute mentale. Emilia Romagna modello virtuoso: spesi 285 mln, più della media nazionale. Ma le criticità non mancano


“Mortalità per tumore e infarto 2 volte più alta tra i pazienti con disturbi psichici. Pesano stigma, stili di vita sbagliati e ritardo nell’accesso alle cure”  denunciano gli psichiatri della SIP. Il dato è emerso da uno studio pubblicato su Psychiatry Research, condotto dalla Clinica Universitaria di Bologna, in collaborazione con la Regione Emilia Romagna

05 OTT -

L’Emilia Romagna è tra le regioni che spende di più per la salute mentale, investendo il 3.6% del Fondo Sanitario Nazionale, pari a 285 milioni di euro, contro il 2.9% della spesa media nazionale. Ma le implicazioni dovute al persistere dello stigma, a stili di vita sbagliati e al ritardo nell’accesso alle cure, anche qui incidono sulla durata della vita dei pazienti con disturbi psichici, che hanno una mortalità per infarto e tumore 2,6 volte maggiore rispetto alla popolazione generale.

È questo il quadro di luci e ombre sull’offerta dei servizi per la salute mentale dell'Emilia Romagna, emerso in occasione del Congresso regionale della Società Italiana di Psichiatria (SIP). 

In base ai dati forniti dal Ministero della salute, nella relazione sulla salute mentale del 2021, il tasso degli assistiti dai Centri di Salute Mentale (Csm) in Emilia Romagna è di 206 persone ogni 10mila abitanti, contro il valore medio nazionale di 150. I posti letto dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura sono più di 12 ogni 100mila abitanti contro i 10.5 dell’Italia. Infine le prestazioni per utente sono circa 20, contro le 12 della media nazionale.

“Numeri che ci rendono orgogliosi ma che, tuttavia, da soli non bastano a compensare gli effetti dello stigma e dei ritardi nell’accesso alle cure e ai programmi di screening, sulla durata della vita dei pazienti con disturbi psichici – dichiara Michele Sanza, co-presidente Sip Emilia Romagna e direttore del Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche di Forlì-Cesena – depressione schizofrenia e disturbi bipolari rendono più duramente letali quando si sommano a patologie oncologiche e cardiologiche”.

Una drammatica verità che emerge molto chiaramente dai risultati di uno studio sulla mortalità dei pazienti psichiatrici, condotto dal prof. Berardi dell’Università di Bologna, in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, pubblicati sulla rivista Psychiatry Research e presentati dalla Sip.

Lo studio ha esaminato 137.351 pazienti presi in carico dai Servizi di Salute Mentale della regione tra il 2001 e il 2018. I dati sulla mortalità sono stati confrontati con quelli di un campione di popolazione generale con caratteristiche simili di età, sesso e condizione sociale. “Nel periodo osservato, sono stati registrati 11.236 decessi per comuni patologie cardiovascolari e oncologiche – commenta Sanza – e il numero di decessi dei pazienti psichiatrici è risultato due volte più alto rispetto a quello della popolazione generale, registrando ben 5.594 morti in eccesso. Questo significa che avere un disturbo psichiatrico comporta un rischio di morte superiore al doppio di quello atteso nella popolazione generale. Ma il dato più allarmante riguarda la depressione, in quanto quasi la metà delle morti in eccesso (46,2%) impatta questa patologia. I dati emersi – continua – indicano la necessità di fare di più per la salute fisica delle persone con disturbi psichici, incidendo sullo stile di vita (sedentarietà, obesità), sull’adesione ai programmi di screening e sull’accesso alle cure e alle prestazioni diagnostiche indispensabili per le diagnosi precoci”.

 Un altro nodo da sciogliere riguarda il disagio psichico degli adolescenti, esploso con forza durante gli ultimi 2 anni e mezzo. “Questo disagio non è figlio della pandemia, ma già prima dell'emergenza Covid era in costante aumento. Una bomba ad orologeria che la pandemia ha fatto esplodere portando a raddoppiare gli accessi nei pronto soccorso. Oggi si stima che un adolescente su 10 soffra di un disturbo psichico. In questo quadro le priorità sono numerose: prima di tutto si tratta di dare avvio in modo uniforme sul territorio alle equipe del dipartimento di salute mentale, specializzate nel trattamento dei disturbi psichici dell’adolescenza, previste dalle linee di indirizzo regionali del 2017. Per raggiungere questi obiettivi però, le buone idee non bastano Occorrono risorse aggiuntive perché il sistema di salute mentale, che può contare solo sul 3% del fondo sanitario nazionale, è palesemente sotto finanziato rispetto ai bisogni che deve soddisfare”.

 In questo contesto il modello virtuoso dell'Emilia Romagna rappresenta un buon punto di inizio. “La ripartenza della sezione emiliano romagnola della SIP, dopo anni di relativa inattività – affermano Massimo di Giannantonio ed Enrico Zanalda, co-presidenti nazionali SIP – rafforza la SIP anche a livello nazionale, raccogliendo il contributo di una regione che ha espresso un modello di organizzazione dei servizi di Salute Mentale originale ed innovativo. La SIP, conta proprio sulla ricerca e sull’innovazione per affrontare le nuove sfide epidemiologiche e le necessità che di conseguenza gli psichiatri incontrano nel loro lavoro quotidiano. La formazione dei giovani psichiatri sarà pertanto determinante per la qualità dei servizi di Salute Mentale del futuro”.

 



05 ottobre 2022
© Riproduzione riservata

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