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Fondo sanitario. Le Regioni non trovano la quadra sui nuovi criteri di riparto. Braccio di ferro Campania-Lombardia

di Luciano Fassari

Tra i presidenti oggi non si è raggiunto l’accordo sulla nuova proposta elaborata dalle Commissioni Salute e Affari finanziari su come spartirsi le risorse per far andare avanti la sanità. Per il 2022 ballano quasi 118 mld. Ma il vero nodo è sui criteri per i prossimi anni dove avrebbe un maggiore peso l’indice di deprivazione socio-economica. Nuovo tentativo forse venerdì.

29 NOV -

Fumata nera in Conferenza delle Regioni oggi sui nuovi criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale. Tra i presidenti oggi non si è raggiunto l’accordo sulla nuova proposta elaborata dalle Commissioni Salute e Affari finanziari su come spartirsi le risorse per far andare avanti la sanità.

Ricordiamo che per il 2022 non si è ancora arrivati all’intesa dopo che la Regione Campania aveva bloccato tutto già prima dell’estate diffidando il Governo che non aveva ancora varato i nuovi criteri e presentando un ricorso al Tar.

Nuovi criteri che poi furono presentati in extremis dall’ex Ministro della Salute Speranza ma su cui in ogni caso non c’era accordo. Ecco che quindi le stesse Regioni al loro interno hanno provato a trovare una quadra che al momento non c’è e tra poco spiegheremo il perché.

Intanto partiamo dal riparto del Fondo sanitario 2022, il più urgente. In totale stiamo parlando di 125,9 mld anche se la quota indistinta (quella al netto del finanziamento per la soppressione del c.d. superticket, della fibrosi cistica e del DL 34/2020 nonchè dei finanziamenti già ripartiti in sede di L. di bilancio 2022 (art. 1, cc.276-79 - recupero liste di attesa. c. 290 - proroga disposizioni di cui all’art. 33 del DL 73/21 e c.295 - proroga USCA)) ammonta a 117,9 mld.


Per il 2022 il Governo ha esteso anche il criterio utilizzato - in via eccezionale - per il riparto 2021, ossia l’85% delle risorse destinate alla copertura del fabbisogno standard nazionale per l’anno 2022 ripartito secondo i criteri usualmente utilizzati per la distribuzione della quota indistinta (che prevedono la pesatura per età della popolazione per i livelli “Assistenza specialistica ambulatoriale” e per il 50% del livello “Assistenza ospedaliera) , mentre il restante 15% delle medesime risorse è ripartito sulla base della popolazione residente riferita al 1° gennaio 2021 (cd. Popolazione secca). Quindi per il 2022 i margini della legge sono stretti.

Anche se nella proposta degli assessori si propone in maniera permanente, un incremento dal 2022, della quota di finanziamento destinata alla premialità dallo 0,25% allo 0,4%, a parità di fabbisogno finanziario complessivo annuale, attraverso una specifica modifica legislativa e di destinare la premialità 2022 in parte a favore delle Regioni che sono risultate penalizzate dal punto di vista economico-finanziario dai criteri di riparto previsti dai provvedimenti precedentemente richiamati e per la parte restante, tenuto conto ed in continuità con le assegnazioni dell’anno precedente.

Ma la proposta, e qui è il vero nodo, definisce anche i criteri per l’anno 2023 e seguenti inserendo nel riparto un maggiore peso (dall’1,5% fino ad arrivare a regime al 3,5%) in funzione dei tassi di mortalità della popolazione <75 anni, in funzione delle condizioni socioeconomiche dei territori (povertà relativa individuale, livello di bassa scolarizzazione, tasso di disoccupazione), in funzione della qualità dell’aria. Insomma, i famosi indici di deprivazione più volte richiesti dalle regioni del Sud.

Nella proposta poi anche la richiesta di considerare quali Regioni di riferimento (regioni benchmark) per il riparto delle risorse finanziarie destinate al Servizio Sanitario Nazionale, in via definiva anche per gli anni successivi al 2022, le prime cinque regioni tra quelle eleggibili indicate a libello ministeriale.

Ma come dicevamo l’accordo non è passato. Da un lato c’è, a quanto si apprende, la Regione Campania che preme per un’intesa più stringente per i prossimi anni ma la Regione Lombardia si sarebbe opposta in quanto tra pochi mesi si tornerà a votare e quindi la presidenza uscente non se la sentirebbe di avallare decisioni per i prossimi anni anche perché sotto sotto la proposta la vedrebbe uscire penalizzata.

Ma il tempo stringe, soprattutto per il riparto 2022 che rischia di chiudersi nel 2023 con buona pace della programmazione sanitaria. Ecco perché i presidenti si sono nuovamente dati appuntamento per venerdì nella speranza di trovare la quadra ed evitare una figuraccia a tutta la Conferenza delle Regioni.

Luciano Fassari



29 novembre 2022
© Riproduzione riservata

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