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Opg. La dismissione sarà prorogata, ma è incertezza sui tempi


I tecnici delle Regioni e dei ministeri di Salute e Giustizia stanno cercando una soluzione, ma il momento politico non aiuta. Gli psichiatri chiedono "una proroga almeno fino al 2014",  per il comitato stopOpg "non servono nuove strutture". Marino: "Gravissimo rinviare chiusura".

08 MAR - Il destino degli Opg rappresenta ancora un’incognita e a pochi giorni dalla scadenza prevista (31 marzo) per la loro dismissione sono numerose le variabili in campo. Le strutture alternative “non saranno pronte prima due d’anni – conferma Angelo Cospito, responsabile del coordinamento della sanità penitenziaria lombarda – e questo secondo le previsioni più ottimistiche”, quindi l’ipotesi più concreta, su cui si ragiona da qualche settimana, è quella di una proroga. Opzione che, però, non è stata formalizzata da alcun provvedimento. In questi giorni i tecnici delle Regioni, del ministero della Salute e del ministero della Giustizia hanno istituito la cosiddetta cabina di regia e si stanno confrontando per trovare una soluzione. La proroga sembra l’unica strada percorribile, ma bisogna stabilirne la durata. Inizialmente si era pensato di mantenere operativi gli Opg sino al 30 giugno, data poi ritenuta inadeguata perché garantirebbe un margine troppo stretto. Sono indispensabili tempi più lunghi.

Non tutti sono però orientati in questa direzione. “La proroga non risolverebbe in maniera strutturale il problema – denuncia Stefano Cecconi, responsabile del Comitato stopOpg – Le strutture alternative diventeranno degli Opg in miniatura e a rimetterci saranno i pazienti. I tecnici dei ministeri e delle Regioni stanno pensando a una fase transitoria da affiancare alla proroga e già si parla di ricorrere a convenzioni con cliniche private per accogliere gli internati. Sarebbe un rimedio peggiore del male”. La via d’uscita tracciata da Cecconi è invece costituita “dalla creazione di percorsi che rompano definitivamente il binomio cura-custodia per puntare su dimissioni e misure alternative. Non c’è alcun bisogno di nuove strutture, i fondi andrebbero investiti per potenziare i Dipartimenti di salute mentale”.


Una linea non condivisa da Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria (Sip), che sottolinea “la necessità di organizzare strutture dove accogliere i pazienti che non possono gravare interamente su i Dsm. E’ per questo che auspico una proroga degli Opg almeno sino al 2014 e una contemporanea valorizzazione dei servizi di salute mentale con nuove risorse per il capitale umano”. Una data che potrebbe rivelarsi decisiva è già stata fissata “ed è il 7 aprile, termine ultimo entro cui le Regioni dovranno presentare i loro progetti per le strutture alternative”. L’incertezza maggiore riguarda invece “l’attuale situazione politica che rischia di creare problemi alla formalizzazione di una proroga entro il 31 marzo”.

Anche il senatore del partito democratico, Ignazio Marino, che nella XVI legislatura ha ricoperto l’incarico di Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Ssn, Commissione che ha svolto un lavoro fondamentale per la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari, si esprime sull’ipotesi di una proroga “Si rincorrono le voci di un rinvio della chiusura degli Opg di almeno un anno" commenta Marino "sarebbe una decisione gravissima. Serve da subito l'istituzione di un Commissario che si occupi di gestire i fondi -che ci sono- per mettere la parola fine all'esistenza di strutture disumane che non curano ma recludono”.
 

08 marzo 2013
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