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Genova. Tumore al seno, con farmaci innovativi all'Ist-S.Martino migliora aspettativa vita

Grazie alle nuove terapie e alle sperimentazioni condotte presso il polo oncologico nato dalla recente fusione tra l’Aou San Martino e l’Ist, oggi anche la qualità della vita è diventata parte integrante di una terapia a lungo termine che non deve essere di ostacolo ad una 'normale' quotidianità.

15 MAR - Guarigione per il maggior numero di donne e miglior qualità di vita per tutte le pazienti, soprattutto quelle che oggi, grazie ai successi della ricerca, possono convivere molti anni con la malattia e hanno la prospettiva di dover assumere a lungo termine terapie che non devono essere di ostacolo a una vita normale. Sono queste le frontiere della lotta contro il tumore alla mammella che vede in prima linea Genova con il suo “polo” oncologico di eccellenza: la recente fusione tra l’Aou San Martino e l’Ist ha dato vita a un vero e proprio “cancer center” che assicura il miglior percorso diagnostico-terapeutico nel carcinoma mammario. L’impegno a 360° del Centro è stato illustrato ieri in un incontro pubblico, nel corso del quale è stato fatto il punto sui più recenti traguardi raggiunti dalla ricerca scientifica nazionale e internazionale contro il tumore alla mammella.

“Il San Martino-Ist, come Centro di ricerca e cura, è coinvolto nelle sperimentazioni cliniche e questo ci offre l’opportunità di mettere a disposizione delle pazienti farmaci innovativi in anticipo di almeno 2-3 anni rispetto all’arrivo sul mercato – ha afferma Manlio Ferrarini, direttore scientifico dell’Irccs Aou San Martino– Ist - sul fronte del tumore al seno terapie innovative significa soprattutto terapie personalizzate: oggi siamo in grado di predire se e come un tumore risponderà a un certo farmaco, quanto quel farmaco è capace di ridurre la massa tumorale, possiamo decidere la terapia più indicata per la paziente affetta da quel singolo tumore e somministrarla secondo modalità che ne riducano la tossicità con miglioramento della qualità di vita”.


In Liguria ogni anno si registrano circa 1.200 nuovi casi di tumore al seno: grazie alla diagnosi precoce e a terapie sempre più mirate e potenti, un numero crescente di pazienti arriva alla guarigione, mentre l’aspettativa di vita è in costante aumento.
“Il tasso di guarigione per questa malattia è alto, supera infatti il 70%. Negli ultimi 20-30 anni grazie agli screening mammografici ed ecografici, alle terapie chirurgiche conservative, alle chemioterapie meno tossiche, ai farmaci biologici, abbiamo assistito a un costante declino della curva di mortalità - ha osservato Paolo Pronzato, direttore dell’Uoc di Oncologia Medica - nel tumore al seno HER2 positivo, una forma più temibile di altre, l’avvento dell’anticorpo monoclonale trastuzumab ha ribaltato la situazione: oggi la prognosi in termini di ricadute e anni di vita per una donna con tumore al seno HER2 positivo è molto migliore rispetto ad altri tumori”.

Negli ultimi anni l’attenzione dei clinici si è concentrata sulla qualità di vita delle donne con tumore alla mammella, anche in considerazione dell’impatto che questo aspetto può avere sull’adesione delle pazienti alle terapie e quindi sulla loro stessa efficacia. L’Irccs Aou San Martino-Ist di Genova è attualmente coinvolto in uno studio clinico disegnato per valutare il gradimento delle pazienti riguardo a una nuova modalità di somministrazione sottocutanea della terapia biologica per il trattamento del tumore HER2 positivo.
“Le pazienti seguite nel nostro Centro fino ad ora sono entusiaste di questa nuova modalità di somministrazione che ha dimostrato un’efficacia sovrapponibile alla somministrazione per endovena, con il grande vantaggio però di migliorare la qualità di vita - ha sostenuto Alberto Ballestrero, Direttore dell’Uoc di Semeiotica e Metodologia Medica - il vantaggio più importante del sottocute è il tempo: la possibilità di entrare in day hospital e andare via dopo mezz’ora contro la mezza giornata necessaria adesso; la durata della terapia, 5 minuti contro le 2-3 ore necessarie alla somministrazione per infusione endovenosa. Oltre ai vantaggi per la struttura in termini di minor impegno per il personale infermieristico specializzato”.
 
Ma la ricerca sul tumore HER2 positivo non si ferma. L’aumento della sopravvivenza comporta che oggi le pazienti con tumore al seno in fase avanzata vengano trattate per lunghi periodi e questo rende necessario ridurre la tossicità dei farmaci, per permettere alla donna di condurre una vita normale nonostante il tumore. In questa prospettiva la buona notizia è che l’Ema, l’Agenzia Europea per la valutazione dei farmaci, ha appena autorizzato pertuzumab, un nuovo anticorpo monoclonale indicato per il tumore al seno HER2 positivo in fase avanzata. Terapia che per le pazienti di alcuni Paesi europei sará da subito disponibile mentre in Italia, se vengono mantenute le tempistiche medie di approvazione, potrebbe arrivare tra un anno.

“Il meccanismo d’azione di pertuzumab è simile a quello del suo predecessore: il farmaco si lega al recettore HER2 però su un sito diverso rispetto a quello al quale si lega trastuzumab – ha dichiarato Lucia Del Mastro, direttore dell’Uos di Terapie Innovative - l’impiego combinato di pertuzumab e trastuzumab associati alla chemioterapia determina un notevole miglioramento sia della qualità di vita che del prolungamento dell’intervallo di tempo libero da malattia rispetto al trattamento con trastuzumab e chemioterapia. Inoltre, entro il 2014 dovrebbe essere disponibile un farmaco molto innovativo, il T-DM1, primo di una nuova classe di potenti farmaci denominati anticorpi coniugati che, grazie alla loro natura di farmaci mirati, consentono la somministrazione di chemioterapia altamente potente, altrimenti intollerabile, migliorando sia la sopravvivenza che la qualità di vita”.

Da Genova, in definitiva, arrivano due buone notizie per le pazienti con tumore alla mammella HER2 positivo: i nuovi farmaci a bersaglio molecolare e le nuove forme di somministrazione sottocutanea stanno cambiando la storia naturale della malattia e la qualità di vita delle pazienti colpite da questa forma di tumore, che in passato era sinonimo di malattia molto aggressiva e spesso letale, rendendo le possibilità di cura una realtà di fatto e non più una mera speranza. E le sperimentazioni presso i centri di eccellenza permettono alle pazienti di accedere a trattamenti altamente innovativi che altrimenti ancora non sarebbero disponibili nel nostro Paese.

 

15 marzo 2013
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