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Patto per la Salute. Luna di miele col Governo finita? Per le Regioni il rischio c'è


Intervista al presidente dell'Abruzzo Chiodi che ribadisce che a tutt'oggi non sono ancora pervenute le attese e promesse certezze sul come saranno coperti i 2 miliardi dei mancati ticket. Ma non basta, ci vogliono cifre certe anche per il complesso del Fondo sanitario 2014. Errani: "Ne parleremo la prossima settimana".

19 SET - L’ottimismo maturato prima delle pausa estiva sulla possibilità che il Patto per la Salute avesse finalmente imboccato la rampa di lancio, in questa ultima settimana, si è visibilmente affievolito. Dalle Regioni sono arrivati segnali chiari di malessere. Senza la certezza di una copertura economica per i mancati introiti sui 2 miliardi dei ticket, non si va avanti.
Una posizione ribadita a Quotidiano Sanità anche questa mattina dal presidente Vasco Errani a margine della Conferenza delle Regioni: il tema del Patto sarà affrontato la prossima settimana, ma la “condicio sine qua non” è la garanzia delle risorse. Senza non si procede.
 
Ma allora, la Luna di miele di fine luglio col Governo è già finita? Abbiamo cercato di capirlo con il presidente della regione Abruzzo, Gianni Chiodi: “L’impegno che ci era stato rappresentato, ancora non si è tradotto in fatti concreti. La copertura dei 2 miliardi di ticket deve essere ufficializzata nella Legge di Stabilità. Non solo, dobbiamo avere la certezza che il Fsn non sarà toccato. Se così non sarà, il Patto dovrà essere affrontato in un’altra chiave: capire quali saranno i Lea che dovranno essere rivisti, perché non si possono fare le nozze con i fichi secchi”.

 
Presidente Chiodi, sul Patto per la Salute per il momento siamo in stand by?
Se ci assicurano che i 2 miliardi ci saranno, e che il Fsn rimarrà il medesimo, il Patto per la Salute si farà facilmente, perché le Regioni hanno tutto l’interesse a costruirlo e a collaborare, sotto tutti i punti di vista. Ma il Governo deve fare chiarezza. Ove questo non dovesse avvenire è chiaro che il Patto per la salute sarà comunque discusso, ma in modo diverso: bisognerà capire quali sono i Lea ai quali dovremo rinunciare. Il ministro Lorenzin ha più volte rappresentato la sua volontà di mantenere inalterati i fondi destinati alla sanità e di eliminare i ticket. Il problema è che su questo fronte dal ministro dell’Economia non le è stata ancora data agibilità certa.
 
Un ritardo preoccupante quindi.
Sicuramente sì, anche perché potrebbe essere il preludio all’introduzione dei ticket o addirittura a ulteriori tagli sul Fondo sanitario nazionale. Si profilerebbe quindi una situazione totalmente insostenibile. Il Governo non può pensare da un lato ad aumentare i Lea come negli anni passati, e dall’altro a ridurre il Fsn come ha fatto, per la prima volta nella storia, nel 2013. Non dobbiamo dimenticare che le Regioni stanno portando avanti con grande fatica un lavoro difficilissimo. Penso alla mia regione, l’Abruzzo: la situazione era drammatica, sia sotto il profilo dei Lea, sia dei disavanzi sanitari. Grazie al nostro impegno per il terzo anno consecutivo abbiamo raggiunto un equilibrio sanitario. Ma se continueremo a subire tagli difficilmente potremmo continuare a migliorare i servizi. Ecco perché il Governo ci deve dire cosa intendono fare.
 
Insomma è tutto nelle mani del ministro Saccomanni?
Del premier Letta e di Saccomanni, perché decisioni di questa rilevanza devono essere sì del ministero dell’Economia, ma sono soprattutto decisioni politiche. Far quadrare un bilancio dello Stato in un momento in cui la coperta è corta si traduce necessariamente nel dover scarificare qualcosa.
 
Pessimista?
Sono fortemente preoccupato, ma voglio essere ottimista. Perché la stipula del Patto per la salute è indispensabile. Credo che lo Stato non possa e non debba tagliare una spesa che possiamo definire strategica per una serie di questioni che riguardano direttamente la vita dei cittadini. Ci sono tante e tante aree che possono essere sacrificate con minor danno per la collettività.

19 settembre 2013
© Riproduzione riservata


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