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Health Technology Assessment  in ospedale: il modello senese

di Pietro Manzi

La mia esperienza di Coordinatore della Commissione di HTA presso l’A!O di Siena. Un modello caratterizzato dalla conduzione medica del gruppo di professionisti, perché si è ritenuto centrale il ruolo di coordinamento da parte dei sanitari. Ma la multiprofessionalità si è dimostrata essere il punto di forza di tutta l’attività

27 OTT - gn="\"left\""> Le metodologie di Health Technology Assessment si sono affermate negli ultimi anni quale strumento capace di affrontare il tema degli acquisti di attrezzature sanitarie, dispositivi medici e farmaci in modo integrato tra discipline e servizi diversi.
La gestione aziendale degli investimenti vede come elemento cardine il collegamento della fase autorizzativa e di quella attuativa.
La realtà toscana, accanto ai competenti uffici delle aziende impegnati nella programmazione degli investimenti,vede  la presenza di ESTAV come soggetto con il ruolo di centrale di committenza ed ente di servizi.
 
In questo contesto appare evidente la necessità di uno strumento di gestione con il ruolo duplice di “unità di valutazione” per la pianificazione e quello di “commissione HTA” per le valutazioni multiprofessionali più approfondite.
Il modello senese è caratterizzato dalla conduzione medica del gruppo di professionisti, perché si è ritenuto centrale il ruolo di coordinamento da parte dei sanitari.
 
La multiprofessionalità si è dimostrata essere il punto di forza di tutta l’attività, nonché  la centralizzazione del percorso, come elemento di controllo de fabbisogni e della pianificazione.

Si è evidenziato un aspetto critico: il processo aumenta la sua complessità (allungamento dei tempi di attuazione e indefinitezza delle risorse assegnate) e rimane difficile la sinergia con eventuali altri progetti aziendali (o multi aziendali) che esulano dalle normali attività della commissione ma che impattano pesantemente sugli investimenti (es. ristrutturazioni di reparti o altri progetti “chiavi in mano”).
 
Il rapporto delle commissioni con le direzioni aziendali dovrà essere definito in modo da costituire sempre più uno strumento strategico e non solo di “strumento di ordine”. Nello stesso tempo le commissioni stesse hanno la necessità di dotarsi di strumenti (professionalità, conoscenze, metodi) idonei all’attuazione del ruolo, che da esse è naturale aspettarsi in organizzazioni realmente orientate al cambiamento.
Palese è la prospettiva di sinergia tra università e azienda, con risparmio di risorse e muto vantaggio.
 
Una ulteriore riflessione merita la conduzione delle commissioni, in quanto dal dibattito interno e dalla analisi delle realtà toscane è emerso che al momento le competenze sono variamente distribuite nell’ambito delle professionalità.  Il suggerimento che si vuole fornire, è che non è rilevante da chi sia condotto il gruppo, purché il conduttore disponga di un curriculum professionale e degli strumenti caratteriali atti a favorire il complesso ruolo affidato. In definitiva non essendo oggi l’HTA ad appannaggio di una unica disciplina è auspicabile una prevalenza curriculare sulla appartenenza disciplinare. Si rileva comunque che una organizzazione stabile delle commissioni HTA è ancora lontana, nel panorama delle organizzazioni sanitarie italiane.
 
Dott. Pietro Manzi   
Direttore UOC Igiene e Organizzazione dei servizi ospedalieri - Azienda Ospedaliera Universitaria Senese
 
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27 ottobre 2014
© Riproduzione riservata


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