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Lazio. Malasanità. I sindacati scrivono ai cittadini: “Non dipende da noi e vi spieghiamo il perché”

In un avviso a pagamento su il quotidiano Il Messaggero, i segretari regionali delle organizzazioni sindacali del Lazio hanno spiegato punto per punto come stanno realmente le cose, quali sono le vere cause della malasanità e soprattutto a cosa andranno incontro i cittadini

16 NOV - “La malasanità non dipende dai medici, i cittadini devono sapere come stanno le cose e cosa li aspetta”.
 
È questa l’allerta che i segretari regionali delle organizzazioni sindacali del Lazio della Dirigenza medica, sanitari e amministrativa - Aaroi Emac, Anpo Ascoti Fials Medici, Cimo (Cosips), Cisl Medici, Fassid (Aipac, Aupi Simet) Fassid (Sinafo, Snr), Fedir Sanità e Ugl Medici – hanno lanciato ai cittadini in un avviso a pagamento pubblicato ieri su il  quotidiano Il Messaggero.
 
Sono le politiche nazionali e regionali che si son succedute in questi anni ad aver causato l’attuale situazione della sanità, scrivono i sindacati. Basti pensare ai ticket, prima li hanno tolti poi li hanno reinseriti e ora molte famiglie non riescono ad accedere alle cure. L’Italia è l’unico paese europeo dove oltre il 20% del costo della sanità le pagano i privati cittadini.
 
E quello che credete sia una scarsa attenzione nei vostri confronti, è solo il frutto di una progressiva riduzione di organici, dell’imposizione di turni massacrati, della precarizzazione della professione e dell’interferenza della politica nelle scelte manageriali delle Asl.

 
Noi operatori sanitari, scrivono i sindacati, siamo consapevoli del malcontento diffuso e vi comprendiamo è per questo che “vogliamo informarvi di quello che vi aspetta, ma non per colpa nostra”.
È lungo l’elenco dei moniti che i sindacati lanciano.
 
Dovete sapere, scrivono i medici che “quando sarete ricoverati nei reparti a gestione infermieristica, non ci sarà il medico che ogni giorno vi sottoporrà alla visita e controllerà il vostro stato di salute, questi reparti si propongono come un’alternativa alla degenza classica  ospedaliera per pazienti a carattere post e sub acuto, ma il medico non c’è”. E ancora, che “quando andate nelle case della Salute, non sapete chi vi prende in carico”.
 
Che quando andate in ponto soccorso e trovate lunghe file e passano giorni per avere un posto letto, la risposta è che “mancano i posti letto per accogliervi negli ospedali”.  Che la provetta che contiene il sangue per gli esami viaggia per chilometri prima di arrivare al Centro dove viene esaminata, questo a causa “della discutibile riorganizzazione regionale della rete dei laboratori, che vi costringerà a rivolgervi al privato”.
 
Dovete sapere, aggiungono le sigle, che “sarà ridimensionata l’assistenza farmaceutica” e anche l’assistenza psicologica sta progressivamente scomparendo. E che sarà ridimensionata anche la prevenzione.
 
I medici concludono quindi ricordando che nonostante questi scenari preoccupanti, “i cittadini  li troveranno sempre al loro posto”. Pur con tutte le inadeguatezze del sistema.

16 novembre 2014
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