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Napoli. Morta dopo Ivg. Task force del Ministero all'ospedale Cardarelli. Sette ore d’ispezione

L’Unità di crisi ha raccolto carte, documenti, cartella clinica e le testimonianze di operatori e familiari dopo i tragici fatti di martedì scorso. In attesa della relazioni il Ministro della Salute ha però ricordato che le ispezioni della task force non sostituiscono il ruolo della Magistratura. Ieri l’autopsia della giovane donna deceduta.

16 GEN - Sette ore d’ispezione per raccogliere carte, documenti, la cartella clinica e soprattutto le testimonianze dei quattro operatori indagati (il primario di Ginecologia Fabio Sirimarco subentrato al suo assistente Fulvio De Simone che operò Gabriela che, solo per un caso, è anche il ginecologo che l’aveva fatta nascere, poi l’altro aiuto anziano e l’anestesista). Si tratta dei medici che martedì scorso, al Cardarelli di Napoli, si sono alternati al tavolo operatorio di Gabriela Cipolletta, la ragazza 19enne di Mugnano di Napoli morta al termine di un intervento volontario di gravidanza. Per tutti l’ipotesi di reato contestato dal sostituto procuratore titolare del fascicolo Anna Frasca e dal procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio è di omicidio colposo. Un atto dovuto, a garanzia degli stessi medici, per metterli nelle condizioni di nominare i periti di parte che hanno partecipato all’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria e che si è svolta sempre ieri, nella sala settoria del policlinico Federico II.
 

I nove componenti della task-force del ministro della Salute Beatrice Lorenzin hanno terminato la visita al Cardarelli di Napoli nel tardo pomeriggio di ieri, con un colloquio riservato con i familiari della vittima. Una missione iniziata di buon mattino, alle 10,15, mezz’ora dopo l’arrivo del treno Roma-Napoli delle 9,45 con la visita al reparto di ginecologia al secondo piano del padiglione emergenze del Cardarelli, proseguita con l’ispezione della sala operatoria e della rianimazione che hanno ospitato Gabriela per le poche ore successive all’intervento. Qui la situazione è inspiegabilmente e repentinamente peggiorata fino a esitare nella morte della ragazza. Un’ispezione in cui c’è stato anche il colloquio con l’assistente sociale che ha curato la fase preliminare dell’aborto con la raccolta del consenso informato. Tutti i protocolli diagnostici e le procedure di sicurezza sono state rispettate ma bisognerà aspettare alcuni giorni per ottenere la relazione degli inviati di Lorenzin il cui lavoro si è soprapposto all’inchiesta interna avviata nelle ore successive alla tragedia dai vertici del Cardarelli. La missione degli ispettori ministeriali si è poi conclusa attorno alle 19 quando tutto il padiglione del Pronto soccorso era stato visitato prima del rientro a Roma.
 
Inchiesta che non si sostituisce a quella della Procura
“La task-force istituita dal ministero per le situazioni di crisi, ed  inviata negli ospedali dove si sono registrati i casi di decesso - ha spiegato Lorenzin - non si sostituisce alla procura e non può stabilire una correlazione con le morti», ma «analizza se durante la filiera organizzativa ci siano state criticità. Criticità che sono emerse in 3 casi su 4» in relazioni ai recenti decessi da parto. Al riguardo, ha aggiunto, “credo che sia molto importante l'applicazione delle prossime linee guida su gravidanza e parto, che rafforzano anche il monitoraggio delle infezioni». Lorenzin ha quindi sottolineato come sia necessario “essere cauti nelle affermazioni, perché parliamo di ospedali che trattano migliaia di casi complessi ogni anno. Noi abbiamo individuato delle  criticità da risolvere, poi la procura appurerà se ci sono state delle correlazioni con le morti”. Il punto, ha precisato, è che “dobbiamo abbassare il livello statistico: nel nostro Paese si verificano poche morti per il parto ma dobbiamo essere sicuri che non si sia sbagliato  nulla, anche nei processi, e dobbiamo ridurre al minimo l'incidenza che purtroppo c'è; per le infezioni, ad esempio, la letalità è alta». Quanto al caso della ragazza morta a Napoli durante un'interruzione  volontaria di gravidanza, ha concluso il Ministro, “non ho ancora alcun elemento e bisogna aspettare”.
 
L’autopsia
Sempre ieri pomeriggio è stata eseguita l’autopsia dopo il conferimento degli incarichi ai periti nominati dalla procura (un anatomopatologo, un anestesista e un ginecologo) e al periti di parte della famiglia della vittima e degli operatori del Cardarelli. Stando a quanto trapela l’esame approfondito della salma non avrebbe mostrato alcuna causa lampante a giustificare la morte della ragazza, per cui sarà necessario attendere il responso degli esami necroscopici nell’arco dei prossimi 60-90 giorni sui campioni di tessuto prelevati per fare luce su un decesso tragico quanto finora inspiegabile sul piano clinico. Nello ore successive alla tragedia polizia e carabinieri, allertati dalla famiglia, su disposizione dell’autorità giudiziaria hanno sequestrato la cartella clinica, i documenti operatori, i monitori della postazione rianimativa e anche i bidoni dei cestini in sala operatoria. Alla ricerca forse, di tracce dei farmaci particolari somministrati alla paziente. 
 
La ricostruzione del primario
Stando alla ricostruzione del primario Fabio Sirimarco l’intervento era stato iniziato dal suo collaboratore, un esperto del campo, Fulvio De Simone, con la somministrazione di una candeletta di prostaglandine per indurre la contrazione uterina e poi proseguita con la sedazione profonda e l’aspirazione del prodotto del concepimento. Una manovra eseguita con il metodo Karmann, alternativa al raschiamento oggi in disuso. “A conclusione dell’intervento – dice Sirimarco sono stato chiamato in sala operatoria per una complicanza. C’era una severa bradicardia e un persistente sanguinamento dell’utero. E’ stato eseguito un curettage della mucosa con la somministrazione di farmaci tonici dell’utero. Il persistere di una forte anemia agli esami ematochimici mi ha spinto a intervenire con un aiuto anziano con una laparotomia esplorativa per verificare la eventuale rottura della parete uterina e l’eventuale presenza di sangue occulto in peritoneo. Non ho trovato nulla di tutto questo, tutto era in ordine rendendo inspiegabile l’ipovolemia riscontrata dagli esame. Sono state somministrate quattro sacche di plasma ma la situazione cardiorespiratoria non migliorava. La ragazza è stata dunque trasferita in rianimazione ma era già molto grave. Alle 14,30 c’è stato l’esito letale. In 40 anni di carriera non ha mai visto nulla di simile. L’unica spiegazione può essere una Cid (Coagulazione intravasale disseminata) che però confligge con la repentinità dell’evoluzione negativa della situazione, o forse un’embolia massiva polmonare che purtroppo offre poche chance di ripresa. Meno probabile invece una vasculite emorragica. Alla fine il calo ponderale da perdita di sangue era di 800 cc, non abbastanza da giustificare uno choc ipovolemico emorragico. Sarà l’autopsia a stabilire le reali cause del decesso. Qui siano un centro altamente attrezzato, di riferimento regionale per le gravidanze a rischio. Effettuiamo migliaia di interventi all’anno ma mai era successa una cosa simile”.
 
L’intervento dunque, secondo lo staff operatorio e come successivamente confermato anche dai vertici del Cardarelli,  era tecnicamente riuscito. Solo alla fine la situazione era precipitata e malgrado le trasfusioni, l’intervento esplorativo e la rianimazione, i medici non sono riusciti a salvare la giovane ragazza.   
 
Il racconto dei familiari
Nel racconto dei familiari, in particolare delle zie e della mamma, straziati dal dolore, ci sono le fasi concitate dell’andirivieni dinanzi alla sala operatoria, quando a mattina inoltrata una ragazza entrata in sala operatoria dopo Gabriela è rientrata in corsia mentre Gabriela non usciva più. Poi la comunicazione scarna, forse inadeguata nei tempi e nei modi, della grave, anzi gravissima situazione della ragazza. Gabriela era rimasta incinta e senza saperlo aveva assunto farmaci contro un’infezione fungina della pelle. Su consiglio di ben tre medici (non del Cardarelli) era stata avvertita del pericolo di portare avanti la gravidanza dopo l’assunzione di quei farmaci con potenziale teratogeno e, pur riluttante, contro la volontà della sua famiglia ma su consiglio del suo fidanzato, si era convinta ad abortire. Nulla lasciava presagire una fine così tragica. La struttura scelta per l’intervento è tra le migliori in Campania. Qualcosa, non si sa ancora cosa, è invece andato storto. Oggi la salma di Gabriela è stata liberata per cui sarà possibile effettuare i funerali che si terranno alle 16 nella chiesa del beato Nunzio Supplizio di via Crispi a Mugnano. Dopo le esequie il corpo verrà tumulato nel cimitero di Secondigliano. 
 
Ettore Mautone

16 gennaio 2016
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